Hayden Panettiere è morta a 36 anni a Greenville. Il memoir uscito a maggio nominava un meccanismo che Hollywood conosce da un secolo intero.
L'indagine è aperta a Greenville. Il memoir di maggio nominava già tutto
[di Redazione]
Greenville, South Carolina, domenica 16 agosto 2026. Alle 13.50 la polizia e i sanitari raggiungono un appartamento su segnalazione. Dentro trovano Hayden Panettiere, trentasei anni. L'attrice è dichiarata deceduta sul posto. Il padre, Skip, diffonde una nota nella serata: "profonda tristezza", "luce incredibile", una richiesta di riservatezza per la famiglia. L'indagine è aperta, le cause non note. Venerdì prossimo Hayden avrebbe compiuto trentasette anni.
La sua carriera, letta a ritroso, ha la forma di una sequenza precisa. Quattro anni sui set delle soap opere americane. Undici per Remember the Titans, accanto a Denzel Washington. Quindici quando qualcuno del suo entourage le mette in mano le prime "happy pills", il nome con cui gli studios chiamano gli oppioidi da prescrizione, prima delle apparizioni pubbliche. Lo ha raccontato lei stessa, prima in un'intervista di quattro anni fa, poi nel memoir uscito a maggio, This Is Me: A Reckoning. Non un aneddoto. Un metodo.
Quello che l'industria sa da un secolo
Gli studios che oggi pubblicano cordogli conoscono da un secolo le statistiche di chi mette bambini davanti alle telecamere. Le conoscono dai tempi di Judy Garland con le anfetamine somministrate per reggere i turni. Le conoscono dal marciapiede del Viper Room dove era caduto River Phoenix, ventitré anni. Ogni decennio aggiunge un capitolo. Ogni decennio Hollywood continua a scritturare bambini agli stessi patti. Panettiere si iscrive in questo elenco senza inventare niente di nuovo.
Il memoir era il tentativo di scrivere il capitolo dal vivo, mentre stava ancora succedendo. Nominava l'alcol e gli oppioidi, un percorso di riabilitazione, la depressione post-partum, la rinuncia alla custodia della figlia Kaya nel 2018, le relazioni violente, un tentativo di sfruttamento sessuale quando era ancora minorenne. Nominava anche Jansen, il fratello morto a ventotto anni nel febbraio 2023 per una complicazione cardiaca. Di Jansen aveva detto, in un'intervista: non riuscirò mai a superarlo. Il libro di Panettiere si iscriveva in una biblioteca ormai fitta. Il memoir di Jennette McCurdy sulla madre. Il ritorno negli studios di Drew Barrymore, quegli stessi studios che l'avevano espulsa da bambina. Un'attrice che scriveva il proprio danno mentre il danno era in corso. Ha nominato il meccanismo prima di morirne.
Il cordoglio arriverà da tutte le parti giuste. Studios, colleghi, agenzie, festival. Sarà spesso sincero. Poi, martedì mattina, un'agenzia di Los Angeles firmerà un nuovo contratto con un bambino di sette anni per una serie di intrattenimento familiare. Domani un'altra, in un'altra città. L'industria che compiange e l'industria che scrittura sono la stessa industria. Il meccanismo funziona esattamente come è stato progettato.
Il libro sta ancora sui banconi delle librerie americane, in vetrina. La copertina è un primo piano frontale, gli occhi blu della cheerleader di Heroes, lo sguardo fermo in camera. This Is Me: A Reckoning. Il titolo, adesso, suona diverso da come suonava a maggio. Hayden lo aveva promosso in tour, aveva firmato copie in libreria. Aveva provato a dire le cose in tempo. Le ha dette. Il resto è arrivato tre mesi dopo. Venerdì avrebbe compiuto trentasette anni.
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