Alfonso Cuarón scrive Ascension per Apple TV+, non dirige

Apple TV+ ordina Ascension, thriller psicologico dai Cuarón. Alfonso scrive ma non dirige: dal 2018 nessun lungometraggio. La firma senza film.

Il regista di Roma firma con Natalie Erika James e Caitríona Balfe. Otto anni senza un lungometraggio.

[di Alex M. Salgado]

Last Days, romanzo del 2012 di Adam Nevill

Alfonso Cuarón è diventato una firma senza film. Otto anni dal suo ultimo lungometraggio. Cinque Oscar, quattro titoli nella classifica dei cento film migliori del ventunesimo secolo pubblicata dal New York Times, e una filmografia che dal 2018 si è fermata. Dentro questa cornice arriva la notizia del 10 agosto. Apple TV+ ha ordinato Ascension, thriller psicologico che Cuarón scrive con il fratello Carlos insieme a Natalie Erika James e Christian White. Non lo dirige. Solo lo firma.

La serie racconta di Rose, documentarista appena divorziata interpretata da Caitríona Balfe, che si avvicina a un culto novecentesco chiamato Chiesa dell'Ascensione. È tratta da Last Days, romanzo del 2012 di Adam Nevill. Dirige Natalie Erika James, che arriva da Relic e Appartamento 7A. Il progetto era in gestazione dal 2017, quando il protagonista designato era Casey Affleck, prima che il genere del personaggio venisse riscritto al femminile e la ricerca dell'interprete si allungasse per stagioni intere.

roma alfonso cuaron

Il resto è la parabola di un autore che continua a esistere sui titoli di testa senza più esistere sul set. Dopo Roma, del 2018, Cuarón ha diretto una sola cosa: la miniserie Disclaimer per Apple, uscita nel 2024. Il lungometraggio Jane, adattamento della vicenda di Philip K. Dick e della sua sorella gemella con Charlize Theron per Amazon e MGM, è annunciato dal 2017. Il regista era stato dato in corsa per il prossimo James Bond, poi si è ritirato. Ora Ascension aggiunge un altro tassello al mosaico. Sviluppa, scrive, produce. Non dirige.

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Il caso è emblematico. Nel decennio in cui gli streamer hanno promesso libertà creativa agli autori, molti autori hanno finito per fare meno cinema. Fincher lavora dentro un accordo esclusivo Netflix che ha modificato il ritmo della sua produzione. Iñárritu, dopo Bardo, si è dissolto per anni fino a tornare solo alla fine di quest'anno con Digger (clicca qui per leggere la notizia) . Anche Cuarón, che pure con Apple ha rinnovato un first-look pact, sembra intrappolato in un'orbita di sviluppo perenne. Il lungometraggio, che dovrebbe essere il centro della sua identità, si è trasformato nella promessa che si sposta sempre in avanti.

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La setta dentro la setta

Poi arriva il secondo piano, quello che rende Ascension particolarmente istruttiva. La protagonista è una documentarista che entra dentro una setta. La stessa premessa da cui negli ultimi dieci anni è nato il filone delle docuserie true crime sulle sette: Wild Wild Country, The Vow, Holy Hell, Stolen Youth. Quel filone ha fissato l'iconografia, il ritmo, la promessa di rivelazione lenta che oggi la fiction prestige riprende e trasforma in dramma. Ascension ribalta il rapporto: mette in scena, come protagonista, la figura del documentarista da cui quel filone è nato. Il sottogenere delle sette, nato dalla nonfiction, è diventato l'ossessione più stabile degli streamer.

E non è un caso isolato. Pochi giorni prima, Paramount+ aveva annunciato Ascent, thriller con Viola Davis. La coincidenza dei titoli va oltre la gaffe di marketing: segnala una parola, un'immagine, un immaginario che stanno saturando la piattaforma. Elevazione, salvezza, rivelazione. Il vocabolario religioso è diventato il lessico ordinario del prestige drama.

Dentro questo panorama saturo, chi tiene davvero in piedi Ascension non è CuarónNatalie Erika James, la regista scelta ha una firma coerente, horror atmosferico, femminile, lento, e quel femminile spiega anche perché il protagonista di Nevill sia stato riscritto al femminile. Christian White è il partner di scrittura del suo universo. Insieme costituiscono la vera autorialità della serie. Cuarón, invece, aggiunge il logo. Anche co-scrivendo, il suo nome funziona qui più come garanzia editoriale che come autorialità piena. Quello che rimane di un autore quando l'autore ha smesso di dirigere..

Fin qui la notizia. Poi arriva il resto.

Un autore senza set

Resta la domanda che la notizia lascia sospesa. Cosa significa oggi essere Alfonso Cuarón. Se il ruolo di autore si può esercitare anche solo firmando script per piattaforme, allora il concetto stesso di regia si sta ridisegnando. Se invece il cinema di Cuarón continua a mancare, Ascension è un altro pezzo di un lutto che dura da otto anni. La differenza tra le due letture non è tecnica. È di sguardo. Riguarda il modo in cui, nel 2026, si decide chi è ancora un regista.

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