David Zaslav vende 59,5 milioni in azioni WBD nelle stesse ore in cui 12 stati depositano l'antitrust contro la fusione Paramount.
Il CEO di Warner Bros. Discovery incassa altri 173 milioni in quattro mesi mentre California e altri 11 stati depositano una causa antitrust contro il deal da 110 miliardi.
[di Alex M. Salgado]
Lunedì 13 luglio, tarda giornata. A San Francisco Rob Bonta e altri undici procuratori generali depositano la causa antitrust contro la fusione da 110 miliardi tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery. Poche ore dopo, sul portale della SEC compare il Form 4 di David Zaslav, Presidente di WBD: quasi 2,2 milioni di azioni WBD vendute per circa 59,5 milioni. Coincidenza? Piano Rule 10b5-1 scattato al raggiungimento di un trigger di prezzo, proprio nel giorno in cui la California affila i coltelli. Una di quelle poesie casuali che il mercato regala ai cronisti.
La cassa continua a suonare per Zaslav
WBD ha chiuso a 27,09 dollari, in calo del 6% da inizio anno ma più che raddoppiato rispetto ai livelli precedenti all'asta scatenatasi lo scorso autunno tra Netflix, Comcast e Paramount per aggiudicarsi la società, vinta poi da Paramount dopo settimane di rilanci. Il rally del titolo ha aperto al management una finestra per monetizzare: questa è la seconda tranche del 2026 per Zaslav, che a marzo aveva già liquidato quattro milioni di azioni per oltre 114 milioni. Totale in quattro mesi: oltre 173 milioni. Nella stessa scia hanno venduto anche il CFO Gunnar Wiedenfels, il Chief Revenue Officer Bruce Campbell, il presidente International Gerhard Zeiler e il CEO dello streaming JB Perrette. Contorno. Il piatto forte arriva al closing con il cosiddetto paracadute d'oro: oltre 800 milioni tra buonuscita in contanti, azioni della società combinata Paramount-WBD e un gross-up fiscale, cioè un rimborso extra che copre le tasse aggiuntive che il fisco americano applica proprio a questi mega-bonus. Nel pacchetto c'è persino una voce da 44.195 dollari di rimborso sanitario: dettaglio da romanzo dentro un compenso da ottocento milioni. Ad aprile gli azionisti avevano bocciato tutto con l'82% dei consensi in una consultazione chiamata Say-on-Pay, che negli USA serve a esprimere gradimento sui compensi dei vertici ma non è vincolante: si prende atto, si mette agli atti, si paga lo stesso.
I dodici stati che vogliono fermare la fusione Paramount-WBD
La causa depositata al Northern District della California invoca la Section 7 del Clayton Act: post-fusione tre distributori controllerebbero il 75% dei film wide-release, quattro l'86%. Un terzo del theatrical americano e un terzo del basic cable in mano allo stesso soggetto. Bonta parla di prezzi più alti e meno film di qualità. Paramount ribatte che bloccare l'operazione danneggerà i lavoratori dell'intrattenimento — tesi suggestiva, visto che le sinergie promesse agli azionisti si traducono storicamente in tagli. Il Dipartimento di Giustizia USA aveva approvato il 12 giugno (clicca qui per leggere la notizia), Paramount puntava a chiudere entro il 22 luglio, ora ogni giorno costa: oltre il 30 settembre scatta un ticking fee da 0,25 dollari per azione a trimestre. Qualche advisor sta persino suggerendo a David Ellison di spostare la sede Paramount fuori dalla California per ritorsione.
Cosa dice davvero questa storia
Zaslav, 66 anni, chiude in gloria il ciclo iniziato nel 2007 a Discovery. Debiti ereditati, costi tagliati con ferocia, film cancellati per ragioni fiscali (Batgirl e Coyote vs. Acme), mezza industria alienata, tutto venduto al miglior offerente. Che incassi la parcella era nell'ordine delle cose. Le cause statali contro fusioni benedette dal Dipartimento di Giustizia hanno vita breve, ma che la California scenda in campo contro un'operazione approvata da Trump apre una faglia politica da tenere d'occhio. Gli 800 milioni del closing dipenderanno da quanto durerà la battaglia di Bonta.
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