Il Dipartimento di Giustizia USA approva l'acquisizione da 111 miliardi di WB da parte di Paramount. I retroscena e lo scontro finale con Netlix.
Il Dipartimento di Giustizia USA approva l'acquisizione senza condizioni. Tra le ombre della California e le accuse di "terra bruciata" a Netflix, Hollywood si prepara alla rivoluzione.
[di Alex M. Salgado]
Il Dipartimento di Giustizia americano ha appena benedetto il matrimonio del secolo, e il profumo dei 111 miliardi di dollari messi sul piatto da Paramount Skydance per Warner Bros. Discovery copre ogni altro rumore a Washington e Hollywood. La divisione Antitrust federale ha firmato l'approvazione, spazzando via il più grande ostacolo normativo in una delle revisioni aziendali più osservate dell'era Trump.
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Dopo otto mesi di indagini febbrili, la lettura di oltre due milioni di documenti e infinite ore di deposizioni, i federali hanno deciso di ritirare gli artigli. Il dipartimento ha dato luce verde senza esigere alcuna cessione o concessione. In una dichiarazione formale, l'Antitrust ha stabilito, prove alla mano, che la transazione "non rischia di tradursi in un danno per la concorrenza o per i consumatori americani", suggerendo al contrario che potrebbe aumentare la competitività globale creando un rivale corazzato nello streaming, nella televisione e nel cinema. Un portavoce di Paramount ha incassato la vittoria elogiando la nascita di "un'azienda più forte, in una posizione migliore per competere contro le piattaforme tecnologiche dominanti in un'industria sempre più definita da un'intensa concorrenza per il pubblico, il talento, la tecnologia e gli investimenti".
La decisione spiana la strada all'unione di due storici studi rivali, fondendo la CNN, un'immensa libreria cinematografica e un servizio streaming combinato tra HBO Max e Paramount+ capace di sfoggiare circa 200 milioni di abbonati. Il via libera giunge tre settimane dopo un incontro cruciale di due ore tra il CEO di Paramount, David Ellison, e gli avvocati dell'Antitrust. Ellison ha risposto colpo su colpo agli interrogativi, fugando definitivamente i timori dei funzionari. Resta il fatto innegabile che suo padre, il co-fondatore di Oracle Larry Ellison, sia un alleato storico del Presidente Donald Trump, un dettaglio che continua a far discutere i critici.
Mentre i dirigenti festeggiano, l'ecosistema dell'intrattenimento trema. I lavoratori di Hollywood temono che la fusione inneschi un'ondata di licenziamenti in un settore già provato. Il COO di Paramount, Andy Gordon, ha provato a rassicurare gli analisti dichiarando che l'azienda prevede oltre 6 miliardi di dollari di sinergie entro tre anni dalla chiusura dell'accordo, garantendo che la maggior parte dei risparmi deriverà da fonti slegate dalla forza lavoro.
La guerra legale ha però ancora un fronte aperto sulla costa occidentale. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, sta esaminando i documenti e detiene il potere di fare causa per bloccare l'operazione. Un portavoce del suo ufficio ha confermato in modo glaciale che la fusione "rimane sotto inchiesta". Paramount ha schierato il suo Chief Legal Officer, Makan Delrahim, che ha scritto a Bonta esortandolo a ritirare le ostilità, difendendo l'acquisizione come una mossa necessaria per espandere le uscite nelle sale e gli investimenti cinematografici.
A margine dei tribunali volano stracci con gli ex pretendenti. Paramount ha accusato la rivale Netflix di aver orchestrato una vera e propria campagna di terra bruciata contro l'accordo, istigando l'opposizione dei sindacati come i Teamsters per far affondare la transazione. Il colosso dello streaming ha liquidato l'accusa con una sola parola, definendola "assurda". Una chiusura al vetriolo per una faida che ha tenuto l'industria con il fiato sospeso.
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