Recensione Il futuro era adesso di Chris Nashawaty: l’estate irripetibile della fantascienza americana

Recensione de Il futuro era adesso di Chris Nashawaty. L'estate 1982 della fantascienza americana: da E.T. a Blade Runner, la nascita del blockbuster.

Valutazione: ★★★★☆ (3.0 su 5)

Il libro edito da Nottetempo racconta come otto film usciti in otto settimane ridefinirono per sempre il rapporto tra immaginario fantastico e industria hollywoodiana

[di Ludovico Cantisani]

Il futuro era adesso di Chris Nashawaty

Otto settimane che ridefinirono Hollywood

Tra i più apprezzati libri di critica cinematografica pubblicati negli Stati Uniti negli ultimi anni, arriva adesso anche in Italia, tradotto da Stefano Piri ed edito da Nottetempo, Il futuro era adesso. Genio e follia nell’estate che cambiò il cinema, scritto da Chris Nashawaty, editor, critico e scrittore che collabora regolarmente con Esquire, Vanity Fair ed Entertainment Weekly, e che proprio da suoi articoli scritti per queste testate negli ultimi venticinque anni ha preso editorialmente le mosse. Il futuro era adesso di Nashawaty parte da un'intuizione tanto semplice quanto efficace: esistono momenti in cui la storia del cinema accelera improvvisamente, concentrando nel giro di poche settimane mutazioni estetiche, industriali e culturali destinate a ridefinire i decenni successivi. L'estate del 1982 è uno di questi snodi. In appena otto settimane arrivano nelle sale E.T. l'extra-terrestre, Blade Runner, La cosa, Tron, Poltergeist, Conan il barbaro, Star Trek II - L'ira di Khan e Interceptor - Il guerriero della strada: opere diversissime, accomunate dall'aver trasformato definitivamente il rapporto tra immaginario fantastico e industria hollywoodiana. Nashawaty individua in quella coincidenza temporale il punto di origine del blockbuster contemporaneo, raccontandolo con rigore storico e ritmo narrativo – e individuando chiaramente nell’uscita del primo Star Wars a maggio 1977 l’antecedente diretto per il boom fantascientifico del 1982 e la nascita della fan culture.

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Un organismo in continua ridefinizione

Ciò che rende Il futuro era adesso qualcosa di più di una semplice raccolta di aneddoti cinefili è la capacità dell'autore di intrecciare il dietro le quinte con l'evoluzione dell'industria. Le personalità di Steven Spielberg, Ridley Scott, John Carpenter e degli altri protagonisti emergono senza indulgere nel mito dell'autore geniale: il successo o il fallimento dei singoli film nascono piuttosto dall'incontro spesso caotico tra intuizioni creative, compromessi produttivi, rivalità, incidenti di percorso e scelte commerciali. È proprio questa prospettiva a dare al libro una dimensione quasi corale, nella quale Hollywood appare come un organismo in continua ridefinizione, e che avvicina la prosa di Nashawaty a quella di David Thomson, tra i massimi critici cinematografici viventi, capace di ristrutturare la forma stessa del genere “libro sul cinema” con La formula perfetta, edito in Italia da Adelphi, cronistoria della realizzazione di Chinatown di Roman Polański che presto si trasforma in una riflessione sul cinema americano tout court. Ma ancor più di uno dei capolavori della New Hollywood degli anni settanta, diretto peraltro da un regista europeo alla sua ultima esperienza americana prima del controverso trasferimento in Francia, a ben vedere è la fantascienza il genere più rappresentativo dell’America dell’ultimo quarto di millennio: Il futuro era adesso diventa implicitamente anche il racconto di un determinato Zeitgeist, e l’analisi dell’immaginario collettivo durante l’ultimo scampolo della guerra fredda. 

Divulgazione brillante senza chiacchiericcio da fan

Dal lungo braccio di ferro tra regia e produzione sulla morte di Spock in Star Trek II alla leggendaria preparazione atletica e ancor più autoriale di Arnold Schwarzenegger per vestire i panni del title character di Conan il Barbaro nonostante le perplessità di molti, passando per l’incredibile storia produttiva del primo Mad Max di George Miller ai più organizzati set di Steven Spielberg, lo stile di Nashawaty privilegia una divulgazione brillante, capace di alternare informazioni documentate a un tono coinvolgente che restituisce l'entusiasmo di chi conosce profondamente la materia senza rinunciare al piacere del racconto. Le interviste che negli anni ha condotto ad alcuni dei protagonisti di quell’irripetibile estate, e in particolare a Ridley Scott, sicuramente lo hanno aiutato nell’arricchire Il futuro era adesso di quella piacevole aneddotica da set – e da ufficio di produzione e di marketing – che pure non scade mai nel chiacchiericcio da fan puro e duro. Se talvolta la nostalgia rischia di colorare eccessivamente il giudizio storico, l'autore evita quasi sempre la trappola dell'agiografia, ricordando come diversi di quei film – oggi unanimemente celebrati – furono accolti inizialmente con freddezza commerciale o critica. Ma complessivamente, come si legge nelle ultime pagine del libro, “nell’estate 1982, il cinema di fantascienza non soltanto stava riuscendo a raggiungere le masse settimana dopo settimana, ma anche a materializzare qualunque cosa i suoi creatori avessero il coraggio di immaginare. Fu una breve stagione in cui si osava davvero e la creatività poteva fiorire liberamente. Un momento che oggi appare incredibilmente naïf, dal punto di vista di un’epoca di proprietà intellettuali preesistenti e infiniti spin-off rifilati al pubblico con una ricerca di originalità o inesistente”. Non per nulla l’epilogo del libro ripercorre i successivi sviluppi sia delle carriere dei registi, degli attori e dei produttori al centro dell’exploit fantascientifico del 1982, sia dei franchise fantascientifici avviati – o, nel caso de L’ira di Khan, rivitalizzati – dai film rivitalizzati in quelle poche manciate di settimane: a ben vedere, degli otto titoli analizzati da Nashawaty nel volume, l’unico che non abbia avuto nessun sequel, prequel, remake o spin-off fu E.T. – L’extraterrestre, per espresso divieto di Steven Spielberg, tra i pochissimi registi di fantascienza che abbia potuto vedere i suoi caveat rispettati a Hollywood.

Il futuro come sintomo del presente

Più che raccontare una semplice contingenza distributiva, Il futuro era adesso descrive la nascita di un nuovo paradigma cinematografico. Dopo il rinnovamento della New Hollywood degli anni Settanta, il fantastico diventa il linguaggio dominante dell'intrattenimento globale, aprendo la strada alla centralità del franchise, del merchandising e delle grandi proprietà intellettuali. Nashawaty non liquida questa trasformazione come una semplice vittoria del mercato, ma ne mostra le contraddizioni: accanto alla spettacolarizzazione crescente sopravvive infatti una stagione di irripetibile libertà creativa, in cui film oggi considerati classici riuscivano ancora a essere opere profondamente personali. Questa reiterata attenzione alla compenetrazione fra arte e industria, più ancora della brillante ricostruzione storica, rende il libro una lettura preziosa e rivelatoria per comprendere le modalità con cui il cinema contemporaneo abbia assunto la forma che conosciamo oggi. Come conclude Nashawaty, “nel bene e nel male, viviamo nell’era cinematografica che l’estate del 1982 ha creato. Si potrebbe sostenere che Hollywood abbia tratto da quelle otto settimane tutte le lezioni sbagliate, portandole all’estremo. Ma almeno per quell’estate gloriosa, futuro e presente si incontrarono. Andavamo al cinema e sembrava davvero che il futuro fosse adesso”.

Questa conclusione racchiude un fisiologico pizzico di nostalgia: non per nulla, Nashawaty nei ringraziamenti scrive che “in un certo senso, si potrebbe dire che sto scrivendo il libro che ora avete tra le mani fin dall’estate in cui compii tredici anni”. Forse è vero che, per parafrasare Ray Bradbury, la fantascienza incarna i ricordi di un futuro passato: Mauro Covacich nel suo controverso articolo per La Lettura indica come limite della fantascienza la sua abitudine a formulare previsioni irrimediabilmente fallaci sul futuro, ma il vero senso della science-fiction, che in questo 2026 compie esattamente cent’anni, sta nel suo essere sintomo del presente. L’atemporale fiabesco dell’America rurale di E.T. l'extra-terrestre, il 2019 fumogeno della multietnica Los Angeles di Blade Runner, l’atemporale isolamento antartico de La cosa, la metafisica videoludica di Tron, l’universo semi-orrorifico di Poltergeist, il passato leggendario di Conan il barbaro, il futuro speranzoso e interstellare Star Trek II - L'ira di Khan e il domani post-atomico di Interceptor - Il guerriero della strada rappresentano formule molto diverse di proiezione del presente su scenari fantascientifici e fantastici, ma continuo era il sense of wonder che le loro storie e le loro immagini ispiravano. Forse è questo ciò che il cinema contemporaneo ha perso, e che l’ultimo Spielberg in alcuni momenti di Disclosure Day ha saputo grandiosamente resuscitare.

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