Etichette AI nella musica: introdotto il bollino per i brani generati dall'intelligenza artificiale

RIAA, IFPI, Grammy e SAG-AFTRA presentano le etichette AI per i brani in streaming. Adozione volontaria, distinzione tra generato e assistito.

Una coalizione globale dell'industria discografica introduce due icone volontarie per distinguere i brani "AI-generated" da quelli "AI-assisted". Deezer e Apple Music già travolti.

[di Alessandro Massimo]

Etichette AI nella musica: introdotto il bollino per i brani generati dall'intelligenza artificiale

Alla fine il bollino è arrivato. Non quello vecchio, il "Parental Advisory" con la scritta bianca su fondo nero che negli anni Ottanta doveva salvare i teenager americani dalle parolacce di Frank Zappa e finì per venderne il doppio dei dischi. Questa volta è un bollino nuovo, più pallido, più burocratico, più necessario: un quadratino con scritto "AI", pensato per dirci se il pezzo che stiamo ascoltando lo ha scritto un essere umano, una macchina o quel meraviglioso ibrido che ormai popola metà delle playlist di mezzo mondo.

L'annuncio, arrivato in questi giorni, è tutt'altro che minore. A metterci la firma c'è praticamente l'intera industria discografica planetaria: la RIAA americana, la IFPI internazionale, i Grammy, il sindacato degli artisti SAG-AFTRA, la Human Artistry Campaign, la A2IM degli indipendenti americani, la Worldwide Independent Network e la nostra IMPALA europea.

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Come funzionano le nuove etichette AI per la musica in streaming

Le etichette sono due, e sono state disegnate, va detto, con un minimo di gusto. La prima, "AI-Generated", è un bollino nero con le lettere "AI" bianche maiuscole: sta a indicare i brani in cui l'intelligenza artificiale ha fatto il grosso del lavoro, cioè la voce principale, gli strumenti chiave o direttamente l'intera generazione da prompt. La seconda, "AI-assisted", ribalta il contrasto, "ai" minuscolo nero su fondo bianco, e segnala quelle canzoni in cui il pezzo resta sostanzialmente umano, con voce e strumenti principali suonati da esseri con il battito cardiaco, ma con qualche assist algoritmico su elementi espressivi minori.

L'adozione, tengono a precisare i firmatari, sarà volontaria. Il che, significa che chi vorrà applicarlo lo farà, gli altri no, e ci vorranno almeno due anni di guerre di posizione prima che qualcuno pensi a renderlo obbligatorio per legge. Il modello, del resto, è dichiarato: è quello del Parental Advisory, che nessuno ha mai imposto e che tuttavia è diventato di fatto uno standard, perché senza quel bollino Walmart negli anni Novanta non ti metteva sugli scaffali.

Il buco nero dei numeri: Deezer al 44%, Apple Music oltre un terzo

Che ci fosse un problema di trasparenza, del resto, lo dicono i dati. E i dati sono di quelli che fanno rizzare i capelli anche al più tiepido degli scettici. Deezer, la piattaforma francese che per prima ha iniziato a marcare e filtrare i brani generati dalle macchine, ha dichiarato che il 44% di tutta la musica nuova caricata quotidianamente sul suo servizio è oggi prodotta da intelligenza artificiale: circa 75mila brani al giorno, un torrente che a gennaio 2025 era di appena 10mila tracce. In diciotto mesi il flusso si è moltiplicato per sette. Apple Music, dal canto suo, ammette candidamente che oltre un terzo dei suoi upload è "100% AI". Un terzo. Guardatevi le vostre playlist e provate a indovinare quali brani sono usciti da un modello e quali no: buona fortuna.

Il paradosso, che pochi hanno il coraggio di dire ad alta voce, è che tutta questa musica sintetica viene ascoltata pochissimo. Deezer stima l'1-3% dello streaming totale, e l'85% di quello è per giunta traffico fraudolento che loro stessi demonetizzano. Ma esiste. Occupa scaffali. Confonde. E soprattutto, entra nei sistemi di raccomandazione algoritmica come cavallo di Troia, contendendo royalty a chi la musica la scrive nel modo antico, con la chitarra in mano e le bollette da pagare.

Cosa dicono RIAA e IFPI: fiducia, trasparenza e un pizzico di ottimismo strategico

Vikki Oakley, amministratrice delegata di IFPI, e Mitch Glazier, presidente e CEO della RIAA, hanno diffuso una dichiarazione congiunta che è un piccolo capolavoro di retorica di categoria. "I fan vogliono sapere se e come l'intelligenza artificiale generativa sia stata usata nella musica che ascoltano", si legge. "Vista l'importanza che l'arte umana e l'autenticità hanno per gli appassionati di musica di tutto il mondo, queste etichette forniranno un approccio alla trasparenza immediatamente comprensibile e facilmente scalabile."

Deezer, non a caso la prima piattaforma ad aver alzato barricate contro le tracce sintetiche, ha immediatamente applaudito. "È incoraggiante vedere passi verso un approccio unificato all'AI generativa nella musica", ha fatto sapere l'azienda francese, che si dichiara pronta a supportare lo sviluppo di un framework di settore. Ma nel loro comunicato i francesi hanno aggiunto una postilla importante: "le etichette vanno benissimo, però il vero nodo è più a monte. Riguarda i dati con cui i modelli generativi vengono addestrati e la giusta remunerazione dei titolari dei diritti le cui opere finiscono, spesso senza permesso, dentro quei modelli". Tradotto: mettere un bollino sul prodotto finito è il minimo sindacale; se non si mette ordine sull'ingrediente di partenza, cioè sulle canzoni scippate per allenare le AI, abbiamo risolto ben poco.

I limiti del sistema: cosa resta fuori dalle etichette AI

Perché il sistema, va detto senza troppi giri, ha buchi grossi come camion. Le etichette per ora riguardano soltanto la registrazione sonora. Restano fuori i testi delle canzoni, le composizioni, i video musicali e le copertine. Ovvero: un pezzo scritto interamente da ChatGPT, con copertina generata da Midjourney e videoclip prodotto da Sora, potrà tranquillamente uscire senza alcun bollino se ci sono un umano che canta e una band che suona. La definizione di "AI-assisted", inoltre, si presta a interpretazioni molto elastiche: dove finisce l'assist e dove comincia la generazione? Basta un ritocco di Auto-Tune spinto per far scattare l'etichetta o serve qualcosa di più? I firmatari promettono che le regole si evolveranno con la tecnologia, il che è saggio quanto vago.

Restano anche irrisolti i due elefanti nella stanza. Il primo è la volontarietà: se Suno, Udio e le altre fabbriche di canzoni sintetiche non hanno alcun interesse a etichettare la propria produzione, chi si prenderà la briga di taggarla? Nessuno, presumibilmente. Il secondo è il rilevamento: senza strumenti affidabili di detection, che al momento hanno margini d'errore ancora significativi, l'onere della verità ricade sull'onestà degli artisti e dei distributori. Una specie di autocertificazione morale, in un settore che di certificazioni morali ne ha viste crollare parecchie negli ultimi decenni.

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Perché è comunque un passo che vale la pena celebrare

Detto tutto questo, sarebbe cinico non riconoscere che è la prima volta che l'industria discografica si muove in modo coordinato su un tema che le sta esplodendo in mano da almeno tre anni. Le major hanno fatto causa a Suno e Udio (clicca qui per leggere la notizia), gli indipendenti hanno gridato al saccheggio dei cataloghi, i sindacati degli artisti hanno tremato per il doppiaggio sintetico delle voci, ma sul come rendere leggibile al pubblico questa marea, nessuno aveva prodotto uno strumento operativo. Adesso c'è. Non è perfetto. Non risolve il problema. Non fermerà nemmeno il flusso. Ma introduce nel vocabolario dell'ascoltatore comune una distinzione che fino a ieri era riservata agli addetti ai lavori: quella tra musica fatta da persone e musica fatta da modelli. Ed è, dopo tanti anni di confusione voluta, una piccola vittoria della lingua sul marketing.

Nel frattempo, guardate bene le vostre playlist. E se una hit vi arriva addosso senza autore riconoscibile, senza tour annunciati, senza intervista né faccia, con quel timbro leggermente troppo pulito, con quel testo leggermente troppo generico, beh, adesso saprete cosa cercare. Un piccolo bollino nero o un piccolo bollino bianco. Il futuro della musica passa anche da lì.

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