Box office 9-12 luglio 2026: Minions & Monsters primo in Italia, Oceania affonda negli USA con soli 43 milioni al debutto.
Weekend italiano fiacco a 3,28 milioni in attesa dell'Odissea di Nolan. Negli Stati Uniti il live action Disney con Dwayne Johnson debutta a soli 43 milioni di dollari e rischia di diventare il peggior remake della major.
[di Redazione]
Il weekend Cinetel del 9-12 luglio si chiude con 3,28 milioni di euro e 423mila presenze, in calo del 27% sul weekend precedente e del 33,68% sul corrispondente 2025. Un dato che conferma la fase di attesa in cui si trovano le sale italiane, con l'estate cinematografica che sconta la concorrenza delle arene e la mancanza di un titolo trainante di prima grandezza. L'uscita di L'Odissea di Christopher Nolan, prevista per il prossimo fine settimana, è l'orizzonte verso cui tutta l'esercizio sta guardando.
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Box office Italia: Minions & Monsters in vetta, cinque titoli oltre i 100mila euro
In cima alla classifica resta Minions & Monsters (Universal), che incassa 1,25 milioni di euro con 156mila presenze e una media per copia di 2.183 euro, portando il totale a 4,82 milioni e 621mila spettatori. Alle sue spalle Toy Story 5 (Disney) raccoglie 458mila euro e 57mila presenze, superando quota 8 milioni complessivi con 1,16 milioni di ingressi. Terza posizione al debutto per La casa: Il rogo del male (Eagle Pictures), che apre con 445mila euro e 53mila presenze in 321 sale, per una media di 1.389 euro e un totale di 547mila euro dopo cinque giorni di programmazione.
La seconda parte della Top Ten conferma la tenuta dei titoli in circolazione. Disclosure Day (Universal) è quarto con 171mila euro e ha raggiunto 4,79 milioni complessivi e 681mila presenze; Obsession (Universal) quinto con 124mila euro e un cumulato di 5,15 milioni; Supergirl (Warner Bros.) sesto a 92mila euro per 1,23 milioni totali. Debutta in settima posizione Election Day (Medusa) con 76mila euro in 270 sale, ma con una media per copia di soli 282 euro che ne fotografa la partenza in salita. Chiudono Backrooms (I Wonder, 74mila euro), il debutto de L'hangar rosso (I Wonder, 44mila euro in 103 cinema) e Michael (Universal, 36mila euro), quest'ultimo ormai stabilmente sopra i 25,5 milioni complessivi con oltre 3,18 milioni di spettatori dall'uscita.
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Box office USA: il tonfo del live action Oceania con Dwayne Johnson
Il fatto della settimana arriva però da oltreoceano. Il remake in live action di Oceania (in originale Moana), diretto da Thomas Kail e interpretato da Catherine Laga'aia e Dwayne Johnson, debutta al primo posto negli Stati Uniti con 43 milioni di dollari in 3.875 sale, per una media di 11.096 dollari. Un risultato che sarebbe onorevole per qualsiasi film medio, ma che si rivela un piccolo disastro per un titolo con un budget di produzione dichiarato di 250 milioni di dollari e una spesa marketing globale stimata intorno ai 145. Le proiezioni interne della Disney parlavano di un debutto domestico tra i 60 e i 65 milioni e di un lancio globale attorno ai 140; il film si è fermato a 95 milioni worldwide, dei quali appena 52 raccolti nei 50 mercati internazionali attivati finora.
Il quadro estero non offre consolazioni. I risultati migliori arrivano dall'Australia (5,3 milioni di dollari), dalla Francia (5,2), dalla Corea del Sud (3,8), da Regno Unito e Irlanda (3,7), da Germania e Messico (3,4) e dalla Spagna (3,1). In Giappone il film uscirà il 31 luglio, in Italia solo il 19 agosto. Nei mercati chiave per il pubblico famiglia come Messico e Brasile Oceania è stato persino battuto da Toy Story 5, un'anomalia che racconta meglio di qualsiasi analisi lo stato di saturazione del pubblico.
Perché Oceania rischia di perdere oltre 125 milioni di dollari
Le stime convergono sulla stessa cifra: una perdita compresa tra i 100 e i 125 milioni di dollari nel primo ciclo di sfruttamento, considerando incassi cinema e ricavi ancillari. Alcuni osservatori indipendenti considerano il dato ottimistico e ipotizzano un rosso reale più vicino ai 200 milioni. Il paragone che circola nei corridoi degli studios è quello con Biancaneve del 2025, che aveva aperto a 87 milioni worldwide e 42,2 in Nord America chiudendo la corsa a 205 milioni globali su budget analogo. Ma Biancaneve pagava mesi di polemiche sulla scelta della protagonista Rachel Zegler e sulla riscrittura dei sette nani; Oceania arriva invece senza controversie, con il secondo trailer live action Disney più visto di sempre nelle prime 24 ore (182 milioni di visualizzazioni, esclusi i titoli Marvel e Lucasfilm).
Le cause del tonfo vanno cercate altrove. La prima è la prossimità temporale con Oceania 2, sequel animato uscito nel novembre 2024 e capace di superare il miliardo di dollari: appena venti mesi separano i due titoli, un intervallo troppo breve perché scatti la nostalgia che ha reso miliardarie le operazioni su La Bella e la Bestia, Il Re Leone, Aladdin e il recente Lilo & Stitch. La seconda è il costo: 250 milioni di produzione, con Dwayne Johnson pagato almeno 20 milioni di dollari, sessanta settimane di post-produzione e duemila effetti visivi per un mix live action-VFX particolarmente esoso. La terza è una campagna marketing giudicata poco riconoscibile rispetto ai capitoli precedenti, con il pubblico in rete a discutere della parrucca di Maui piuttosto che del film. La quarta, forse la più decisiva, è la scelta stessa della finestra di uscita: rilasciare un tentpole familiare nello stesso mese in cui sono in sala Minions & Monsters e Toy Story 5 (entrambi Disney, quest'ultimo lanciato verso il miliardo) significava competere anche contro se stessi. I 35% su Rotten Tomatoes hanno fatto il resto, pur con un CinemaScore A- che segnala una buona ricezione da parte del pubblico effettivamente andato in sala.
Previsioni worldwide: Oceania verso i 250 milioni globali, forse meno
Con un moltiplicatore stimato di 2,5x sull'opening domestico, in linea con Biancaneve e ben sotto il 3,3x medio delle hit Disney dell'ultimo decennio, il conto finale del box office non basterà a coprire il budget di produzione. A contenere la perdita interverranno le entrate ancillari, terreno su cui il brand Oceania si è dimostrato solido: la coppia di titoli animati ha già generato 22 milioni di dollari di vendite di giocattoli, 26 milioni dallo streaming musicale e 1,5 miliardi di ore di visione su Disney+. Il live action porterà nuovo catalogo alla piattaforma e alimenterà consumer products, ma senza cancellare un rosso che le stime interne collocano tra i cento e i duecento milioni.
Le implicazioni strategiche pesano più dei numeri. Disney ha in cantiere un remake di Rapunzel con Kathryn Hahn nel ruolo di Madre Gothel e ha appena chiuso il ciclo di Star Wars: Mandalorian and Grogu con incassi sotto le attese: il secondo mandato di Bob Iger, costruito sul principio del quality over quantity, si trova a dover ridefinire il concetto stesso di sicurezza commerciale. Il modello del live action remake, redditizio quando applicato a classici degli anni '90, mostra una linea di frattura netta quando l'originale è troppo recente. La domanda vera che Burbank dovrà porsi non è quanto perderà Oceania, ma se abbia ancora senso industrializzare una formula che ha smesso di essere garantita.
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