Il 77° Premio Michetti a Eva & Franco Mattes per Are You Still There?, video IA sull'estrazione algoritmica del dolore umano.
Vittoria unanime per Are You Still There?: la giuria presieduta da Cristiana Perrella premia un video sull'estrazione algoritmica del dolore umano.
[di Alessandro Massimo]
Il 77° Premio Nazionale di Pittura Francesco Paolo Michetti è stato assegnato all'unanimità al duo Eva & Franco Mattes per Are You Still There? (2025), un video generato con intelligenza artificiale. La notizia, comunicata il 27 luglio 2026 dopo la cerimonia del giorno precedente, segna un passaggio storico per il più longevo riconoscimento italiano dell'arte contemporanea dopo la Biennale di Venezia: per la prima volta dal 1947 il premio principale va a un'opera realizzata interamente con IA generativa. Menzione speciale a Danilo Correale per Equivalent Units (2017). La cerimonia ha inaugurato COSMOVISIONS, mostra della 77ª edizione al Museo Michetti di Francavilla al Mare, curata da Nicolas Bourriaud e Massimiliano Scuderi.
L'opera che disturba
Per capire Are You Still There? bisogna partire dal fenomeno che l'ha resa possibile: l'Italian Brainrot, esploso su TikTok tra il 2024 e il 2025 e diventato la lingua franca dei feed di Gen Z e Gen Alpha. È un genere di meme popolato da creature generate con l'intelligenza artificiale, a cui vengono affibbiati nomi in un italiano storpiato, ipnotico, quasi filastrocca. Tralalero Tralalà è uno squalo con tre gambe e le scarpe da ginnastica Nike. Bombardiro Crocodilo è un cacciabombardiere con la testa di coccodrillo. Ballerina Cappuccina, come da nome, è una ballerina con una tazza di cappuccino al posto della testa. Tung Tung Tung Sahur è un pezzo di legno antropomorfo che impugna una mazza da baseball; il nome viene dall'onomatopea di un tamburo indonesiano usato per svegliare i fedeli musulmani prima del digiuno del Ramadan. La logica è la marcescenza cerebrale come intrattenimento: contenuto assurdo, ripetitivo, ipersaturato, pensato per bucare l'attenzione senza chiederle nulla in cambio.
Nel video dei Mattes, questi stessi personaggi non recitano nonsense. Recitano conversazioni vere. Le voci originali provengono da trascrizioni di telefonate a linee di prevenzione al suicidio, finite in un dataset di pubblico dominio disponibile in rete. Quel dataset era stato utilizzato per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni e chatbot conversazionali oggi in commercio, i cosiddetti "compagni artificiali" a cui milioni di persone si rivolgono per un ascolto immediato quando non hanno accesso, o coraggio, per rivolgersi a un terapeuta vero. Il duo prende quelle stesse parole e le rimette in bocca alle chimere del Brainrot.
Il cortocircuito è violento. La superficie invita a un consumo distratto, quasi ilare, come uno scroll fra i tanti. Le parole pronunciate sono di persone in crisi. Il grottesco della forma e la tragedia del contenuto restano attaccati senza fondersi mai. L'opera non giudica il fenomeno, lo espone: il dolore reale trasformato in materia prima per fabbricare simulacri di empatia da rivendere sul mercato dei servizi conversazionali. Fotografia di un modello economico, senza compiacimenti.
L'Effetto ELIZA come infrastruttura del capitalismo digitale
La chiave critica è l'"Effetto ELIZA", identificato dall'informatico Joseph Weizenbaum nel 1966. Osservando gli utenti del suo chatbot ELIZA, che si limitava a specchiare sintatticamente le frasi ricevute, Weizenbaum registrò una sorprendente tendenza umana ad attribuire comprensione, empatia e intenzionalità terapeutica al programma. Era un allarme antropologico.
Sessant'anni dopo, i Mattes mostrano come quell'effetto sia diventato l'infrastruttura economica del capitalismo digitale. Il dolore reale, raccolto in contesti di soccorso e cura, viene riciclato come dato di addestramento perché sistemi artificiali producano una simulazione plausibile di empatia. Quella simulazione ha un prezzo di mercato, che gli utenti pagano in abbonamento o in dati. La critica si sposta dal problema tecnico al modello di estrazione del valore, chiedendo chi possieda le parole più fragili affidate ai canali dell'aiuto.
Chi sono Eva & Franco Mattes
Nati entrambi a Brescia nel 1976, vivono e lavorano a New York. Sono considerati fra i pionieri della net art: nella seconda metà degli anni Novanta agivano sotto lo pseudonimo 0100101110101101.org, manipolando codici della rete e clonando siti istituzionali. Nel 2001 portarono al Padiglione Sloveno della Biennale il virus informatico Biennale.py, trasformato in scultura dentro una macchina infetta che si disinfetta all'infinito.
Il loro percorso attraversa i grandi snodi della cultura digitale. Life Sharing (2000-2003) rese pubblico ogni file del loro computer, anticipando la trasparenza radicale dei social. No Fun (2010) mise in scena una morte simulata su Chatroulette. Dark Content (2015) diede voce ai moderatori invisibili dei contenuti online. La ricerca sui personaggi generati algoritmicamente è appena tornata a Venezia con la mostra RAGE BAIT, chiusa a fine giugno 2026 a Palazzo Franchetti e Le Cabanon a Giudecca. La rassegna, presentata da Autotelic Foundation e curata da Nadim Samman e Luisa Haustein, si è svolta in concomitanza con la Biennale Arte 2026. Le opere del duo sono nelle collezioni di SFMOMA, Whitney Museum of American Art, Walker Art Center, Fotomuseum Winterthur e X Museum.
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La giuria e la motivazione ufficiale
La giuria della 77ª edizione, presieduta da Cristiana Perrella, direttrice del MACRO di Roma, ha deliberato all'unanimità. Ne facevano parte Andrea Viliani, coordinatore della Digital Heritage Gateway Platform del Ministero della Cultura, Carla Subrizi, docente della Sapienza Università di Roma e presidente della Fondazione Baruchello, Franco Pomilio, presidente di Pomilio Blumm, e Pier Luigi Sacco, presidente della Fondazione Michetti.
La motivazione ufficiale riconosce agli artisti "la ricerca anticipatrice che intreccia media art, performance, installazione e pratiche di rete; il rigore critico con cui indagano le trasformazioni dell'identità, dell'immagine, della sorveglianza e delle dinamiche del potere nella cosmovisione digitale; la capacità di coniugare ironia, profondità concettuale, innovazione formale e dimensione emozionale nell'affrontare alcune delle questioni centrali della contemporaneità, ampliando i confini delle pratiche artistiche".
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COSMOVISIONS al MuMi
La mostra è visitabile dal 26 luglio al 13 settembre 2026 negli spazi del Museo Michetti (MuMi) di Francavilla al Mare, in provincia di Chieti. La doppia curatela di Nicolas Bourriaud, teorico dell'Estetica Relazionale, e Massimiliano Scuderi accosta venti artisti italiani e internazionali con quarantotto opere fra installazioni, video e lavori multimediali che interrogano le trasformazioni portate da intelligenza artificiale, robotica e tecnologie digitali sul rapporto fra corpo, comunità e ambiente.
Un cambio di canone per l'arte italiana
Un premio storicamente legato alla pittura riconosce oggi un'opera generata con IA come vertice della ricerca artistica italiana del 2026. Le istituzioni culturali del Paese non stanno più discutendo se l'intelligenza artificiale possa produrre arte, ma quale arte prodotta con l'IA meriti di entrare nel canone. La distinzione è decisiva. Il lavoro dei Mattes viene premiato perché usa l'IA generativa come strumento critico contro l'infrastruttura che la produce. La pittura di Francesco Paolo Michetti raccontava un mondo contadino che stava scomparendo. Il video dei Mattes racconta la sparizione dell'interiorità nell'era degli algoritmi. Fra i due estremi resta un filo continuo: l'arte come testimonianza di ciò che si perde.
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