Netflix porta La Bola Negra di Los Javis in sala per 28 giorni dal 6 novembre. Il film ha vinto (ex aequo) la miglior regia a Cannes 2026.
I Los Javis conquistano Cannes con un'epopea gay sulla Spagna del Novecento. Netflix risponde con 4 settimane di cinema. Già più di zero. Ancora meno di abbastanza.
[di Alex M. Salgado]
Nell'industria che si azzuffa da un decennio sul numero esatto di giorni che separano l'uscita in sala dallo streaming, ventotto è adesso il numero del giorno. Non novanta, che è il benchmark storico e il sogno degli esercenti. Non il nulla assoluto che Netflix ha praticato per anni con atletica coerenza. Ventotto giorni esatti: il tempo che La Bola Negra, la bomba queer acquisita alla Croisette, passerà nei cinema americani prima di atterrare sulla piattaforma il 4 dicembre. Aprite le sale dal 6 novembre, spegnete il giorno prima di Natale. È un compromesso, chiaramente. È anche, nel gergo della vecchia Hollywood, una mossa da campagna Oscar.
La Bola Negra: cosa ha fatto succedere a Cannes 2026
La storia la conoscono già a Hollywood ma vale la pena raccontarla per bene, perché ha il profilo di quelle vicende che si solidificano in leggenda nel giro di dieci anni. Javier Calvo e Javier Ambrossi, in arte Los Javis, coppia artistica e romanticamente ex, spagnoli entrambi, noti al grande pubblico iberico per la serie tv La Mesías, presentano La Bola Negra in concorso alla 79ª edizione del Festival di Cannes. Il film arriva tardi nel calendario della manifestazione, quando molti critici hanno già fatto le valigie. Chi rimane, però, non dimentica facilmente quello che vede.
L'opera è un'epopea queer che abbraccia 85 anni di storia spagnola, dagli anni Trenta ai giorni nostri, ispirata a un frammento incompiuto del poeta e drammaturgo Federico García Lorca. Il film racconta le vite di tre uomini gay in tre epoche diverse, intorno alla Guerra Civile spagnola e nel 2017, le cui esistenze si intersecano attraverso il desiderio, il dolore e ciò che una generazione lascia alla successiva. Il cast è uno di quelli che fa girare la testa: la star musicale spagnola Guitarricadelafuente al suo debutto cinematografico, Miguel Bernardeau di Elite, Lola Dueñas, Julio Torres, Penélope Cruz nel ruolo di una cantante da cabaret e Glenn Close come accademica che connette i destini dei protagonisti attraverso i decenni. Il film è stato accolto da un'ovazione di circa 20 minuti alla premiere di Cannes.
I Los Javis si sono aggiudicati il premio per la Migliore Regia, condiviso ex aequo con il regista polacco Paweł Pawlikowski per Fatherland. Dopodiché è iniziata l'asta. La competizione per i diritti americani ha visto tra i contendenti A24 e Neon. Ha vinto Netflix, che si è assicurata i diritti per il mercato USA per una cifra tra i 4 e i 5 milioni.
Netflix, le finestre di sfruttamento e la logica degli Oscar
Qui è dove la notizia smette di essere solo culturale e diventa industriale. La piattaforma non ha fornito dettagli sulla larghezza della distribuzione teatrale, il che significa che per ora parliamo di un rilascio limitato, quasi certamente il Paris Theatre e l'Egyptian di New York e Los Angeles, i cinema di proprietà Netflix che servono esattamente a questo scopo: creare l'eleggibilità per i premi senza disturbare il modello distributivo di fondo. Ventotto giorni. Poi streaming. È una formula che abbiamo già visto, ed è utile mettere in prospettiva dove si colloca in questo momento particolare.
Ne abbiamo scritto in maggio, quando Greta Gerwig ha strappato a Netflix 49 giorni di esclusività teatrale per Narnia: il nipote del Mago: quella era stata descritta come una rivoluzione, un cedimento storico della piattaforma di fronte alle rivendicazioni della sala (clicca qui per leggere l'approfondimento). Il presidente dei film di Netflix, Dan Lin, si era affrettato a chiarire che quella era un'anomalia, un favore a un titolo specifico, e non un cambio di linea editoriale: "c'è un gruppo di cineasti che vuole ancora il cinema, sono cineasti con cui abbiamo scelto di non lavorare più" aveva dichiarato al New York Times con la chirurgica brutalità di chi sa che gli articoli vengono letti. Ne avevamo discusso anche con la vicenda Spielberg e la sua crociata per i 70mm: Netflix dice una cosa, fa un'altra, e la realtà distributiva è sempre più sfumata di qualunque dichiarazione di principio (clicca qui per leggere le dichiarazione di Steven Spielberg).
Il quadro adesso è questo: Narnia ottiene 49 giorni perché è un tentpole da centinaia di milioni di dollari e Greta Gerwig ha il peso contrattuale per imporlo. The Adventures of Cliff Booth di David Fincher, il sequel informale di C'era una volta a Hollywood di Tarantino, otterrà solo due settimane di esclusiva IMAX prima di passare alla piattaforma. La Bola Negra di Los Javis ottiene 28 giorni perché è il film di Cannes che fa più rumore di questa stagione e Netflix ha bisogno che rimanga in sala abbastanza a lungo da costruire una campagna credibile per gli Oscar internazionali. Non è una conversione ideologica: è la logica della stagione dei premi applicata con la precisione di un chirurgo.
Los Javis, García Lorca e il peso del cinema che viene dalla Spagna
Un elemento che rischia di perdersi nella discussione sulle finestre distributive è la portata artistica del film in sé. La Bola Negra è una produzione Movistar Plus+ in collaborazione con Suma Content Films e El Deseo, la casa di produzione di Pedro Almodóvar, il che già dice qualcosa sul tono e le ambizioni del progetto. Non un Netflix Original, quindi, ma un'opera europea acquisita sul mercato internazionale dopo il suo trionfo festivaliero. Los Javis ci arrivano dopo La Mesías (2023), la serie Movistar Plus+ debuttata a San Sebastián e presentata al Sundance, e il loro unico lungometraggio precedente, La llamada del 2017, noto fuori dalla Spagna col titolo Holy Camp!. Con La Bola Negra tornano al cinema dopo quasi un decennio, e lo fanno con un'opera ispirata a García Lorca, il poeta assassinato durante la Guerra Civile spagnola, la cui omosessualità rimase a lungo taciuta dalla storiografia ufficiale, che mescola melodramma storico, barocco visivo e visibilità LGBTQ+ su una durata di quasi tre ore.
In Italia il film arriverà grazie a Movies Inspired, presumibilmente nella prima metà del 2027. La Spagna lo vedrà in sala in ottobre 2026. La Francia a dicembre. Gli Stati Uniti dal 6 novembre, con Penélope Cruz già in odore di nomination agli Oscar come non protagonista per un ruolo di una ventina di minuti, folgoranti, nei panni di una cantante da cabaret.
Ventotto giorni per capire dove sta andando Netflix
La morale è semplice: Netflix concede alla sala esattamente il tempo che le serve per costruire un'eleggibilità agli Oscar. Non un giorno di più. Non per altruismo, non per nostalgia del grande schermo. Per calcolo. Che sia un calcolo che funziona anche per il film, è l'unica domanda che conta.
García Lorca scrisse quattro pagine di questo romanzo prima di essere assassinato. Netflix ne ha pagato cinque milioni di dollari l'adattamento. La storia ha i suoi modi per chiudere i conti.
LuciSullaScenaMagazine è anche su Whatsapp.
È sufficiente cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornati.

COMMENTS