Kristin Scott Thomas a Deadline: Diana Taverner, il Golden Nymph al Monte-Carlo TV Festival e i piani da regista per il secondo film.
Al Monte-Carlo TV Festival l'attrice ritira il Golden Nymph, parla di Slow Horses 7 e racconta il suo futuro dietro la macchina da presa.
[di Redazione]
C'è uno sguardo, in Slow Horses, capace di far calare un silenzio innaturale in una stanza piena di gente che, fino a un secondo prima, stava parlando tutta insieme. Appartiene a Diana Taverner, capo dell'MI5 interpretata da Kristin Scott Thomas. Ne avevamo scritto qui, parlando di come la sesta stagione la trasformi nel motore di una partita di ritorsioni e vendette dalla posta in gioco fatalmente alta (clicca qui per leggere l'articolo). Questa settimana, al Monte-Carlo TV Festival, quello sguardo ha ricevuto un riconoscimento ufficiale: il Golden Nymph Award, ritirato venerdì durante la cerimonia di apertura.
Il Golden Nymph al Monte-Carlo TV Festival e il futuro di Slow Horses
Il giorno dopo la premiazione, tra inglese e francese, Scott Thomas ha incontrato la stampa e si è poi seduta con Deadline per fare il punto sulla carriera. Con la sesta stagione di Slow Horses in arrivo e la settima già confermata da Apple, Diana Taverner è ormai parte della mitologia della serie, anche se l'attrice, abituata più al cinema che alla lunga serialità, ha ammesso che il ritmo del lungo formato televisivo ha richiesto un certo adattamento.
Lo sguardo che fa paura anche fuori da Slough House
C'è un momento dell'intervista che merita di essere isolato dal resto, perché racconta qualcosa che va oltre la promozione di una serie. Scott Thomas ha rivelato che, nel corso della sua vita, le è capitato più volte di sentirsi dire che risultava intimidatoria, un'accusa che ha sempre accolto con genuino stupore. Poi ha visto Slow Horses. Ha visto il modo in cui Diana Taverner guarda le persone, e qualcosa si è chiarito. Da allora, ha detto, si è imposta di sorridere di più. È cambiato il suo modo di essere.
C'è qualcosa di vertiginoso in questo racconto. Un'attrice che, interpretando un personaggio scritto per essere temuto, scopre di possedere già lo strumento e che lo strumento, fuori dal set, va gestito con cura. La finzione, in questo caso, non ha insegnato a fingere qualcosa: ha mostrato qualcosa che c'era già, e che nessuno aveva mai nominato così chiaramente. Diana Taverner non è un ruolo che Scott Thomas ha costruito da zero. È, in parte, un ritratto.
Il secondo film da regista, tra adattamento e nuova distanza
Tornando al cinema, Scott Thomas ha confermato che il suo secondo progetto come sceneggiatrice e regista è in lavorazione: l'adattamento di un romanzo contemporaneo. Il debutto dietro la macchina da presa, My Mother's Wedding, con Scarlett Johansson e Sienna Miller, nasceva da una storia profondamente personale, quella di una madre rimasta vedova due volte, ispirata alla perdita del padre e del patrigno dell'attrice. Il secondo film segna invece una distanza: questa volta non recita, e il materiale di partenza non è suo. È, ha detto, una sfida diversa. La sceneggiatura è pronta, e la speranza è di entrare in produzione nel 2027.
Restare in Europa, tra piccoli film francesi e teatro
C'è stato un momento, nella carriera di Scott Thomas, in cui Hollywood era a portata di mano. Non l'ha presa. È rimasta tra Francia e Regno Unito, e a Deadline ha spiegato perché senza un filo di rimpianto: l'amore per il cinema europeo, per quei piccoli film francesi fatti con pochissimi mezzi e un pugno di persone, e per il teatro. Una scelta che, vista da qui, suona quasi come una versione meno trasandata della stessa filosofia di Jackson Lamb, fare le cose a modo proprio, e lasciare che il resto si arrangi. Con la differenza, suppongo, che lei i calzini se li cambia.
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