Jane Fonda e Robert De Niro guidano la protesta di Hollywood contro la fusione Paramount-Warner Bros. Discovery per difendere CNN e libertà di parola.
Al grido di "libertà d'espressione", le star si mobilitano contro la fusione appena approvata dal DOJ. Mentre Trump festeggia con la UFC, la California prepara la battaglia legale.
[di Alex M. Salgado]
Mentre sul prato della Casa Bianca i lottatori della UFC si scambiavano pugni sudati per celebrare l'ottantesimo compleanno di Donald Trump, a New York andava in scena una resistenza dal sapore antico e dall'eco potente. Al The Town Hall, storico rifugio per l'educazione politica, il gotha di Hollywood si è riunito per il Rise Up, Sing Out: A Concert For The First Amendment. Il bersaglio principale della serata? L'ingombrante e ormai imminente fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery, un colosso appena benedetto dal Dipartimento di Giustizia che rischia di riscrivere le regole dell'informazione e dell'intrattenimento globale (leggi qui i dettagli della notizia).
A guidare la carica c'era Jane Fonda. L'attrice, un tempo sposata con il fondatore della CNN Ted Turner, ha lanciato un appello viscerale alla folla, invitando tutti a firmare una petizione affinché i procuratori generali dei singoli Stati intervengano per intralciare le nozze corporative. "Questo è un attacco diretto alla libertà di parola e alla libertà di espressione", ha tuonato la Fonda dal palco. La sua preoccupazione è palpabile, un timore profondo per il futuro del giornalismo indipendente sotto il peso del nuovo monopolio. "Otterrete una cultura molto assottigliata. Sarà appiattita. Libertà di espressione, indipendenza e notizie diverse. Ho un interesse personale nella CNN. Non voglio vederla finire in quel modo. Capite cosa intendo".
Il rischio di un appiattimento culturale è esattamente ciò che spaventa i detrattori dell'operazione. Paramount possiede già la CBS, la cui divisione news è in costante tumulto da quando la famiglia Ellison ha preso le redini, e ora si appresta a inghiottire l'intero impero Warner. Se i federali hanno dato il via libera all'acquisizione, la partita si gioca ancora oltreoceano, con le necessarie approvazioni di Unione Europea e Regno Unito, e nelle aule di tribunale americane. I procuratori generali non possono fermare direttamente una fusione, ma possono fare causa, e lo Stato della California, guidato da Rob Bonta, sta già affilando le armi per un'offensiva legale.
La serata newyorkese ha raggiunto il suo apice febbrile con l'arrivo di Robert De Niro. "Buonasera a tutti, e benvenuti a tutti voi che non siete riusciti a trovare i biglietti per i combattimenti in gabbia alla Casa Bianca", ha esordito, tracciando una linea netta tra l'estetica di Washington e quella del The Town Hall. L'attore ha rivendicato il suo essere un assolutista della libertà di parola, utilizzandola per un attacco frontale senza mezzi termini. Ricordando il recente disinteresse di Trump per le difficoltà finanziarie degli americani, De Niro ha incitato la folla con una rabbia catartica, invitando ripetutamente il presidente a "chiudere quella fottuta bocca". In un momento di cruda amarezza, ha paragonato l'amore per un Paese guidato da un "tiranno razzista, misogino e xenofobo" all'illusione di un coniuge maltrattato che continua ad amare il proprio aggressore. Accanto a lui, icone come Julia Roberts, Patti Smith e Rufus Wainwright hanno trasformato il palco in un rito collettivo di difesa democratica. La gigantesca macchina corporativa Paramount-WBD avanza inesorabile, ma i creativi hanno deciso di non lasciarsi seppellire in silenzio.
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