Crisula Stafida: carriera, metodo e vita a 360 gradi

Crisula Stafida: dal noir al dramma, fino all'anteprima di Election Day. Intervista sul metodo, i personaggi e la leggerezza come scelta.

Dal noir al dramma, passando per vent'anni di scelte senza rimpianti. Ritratto senza maschere di un'attrice che non si è mai diluita, mentre Election Day si prepara a debuttare in anteprima il 29 giugno a Piazza Vittorio.

[di Massimo Righetti]

Crisula Stafida

C'è una trasformazione che assomiglia più a una scelta che a una perdita: quella di un acino d'uva che rinuncia all'acqua per guadagnare tutto il resto, il sapore, il tempo, la concentrazione, e talvolta un colore più dorato. È un'immagine che Crisula Stafida porta scritta nel nome, da prima ancora di sceglierselo davvero: dorata, dice il nome che le hanno dato alla nascita; uva passa, dice il cognome che ha scelto a diciotto anni, quello della madre, al posto di un cognome italiano che significava solo "secco". Come se il nome fosse arrivato per primo, e il destino si fosse poi preso la briga di assomigliargli: non una fuga dalla secchezza, ma la sua trasformazione in qualcosa di più dolce, più denso, più dorato, appunto. Ed è difficile, ripercorrendo vent'anni di carriera passati tra il noir più estremo, la commedia pomeridiana Mediaset e un recente ritorno al dramma sociale, non leggerci la stessa logica: non diluirsi mai. Concentrarsi sempre.

Election Day, l'anteprima del 29 giugno a Piazza Vittorio

Crisula Stafida e Angela Finocchiaro

Il 29 giugno, alle Notti di Cinema a Piazza Vittorio, debutta in anteprima nazionale Election Day, il nuovo film di Giorgio Amato, sociologo di formazione, da sempre interessato a dissezionare con il bisturi le ipocrisie del potere italiano. La pellicola, scritta e diretta da Amato, prodotta da Sunshine Production e distribuita da Medusa Film in collaborazione con Prime Video, in sala dal 9 luglio, racconta una notte elettorale che precipita nel caos quando il compagno della deputata Renata Innocenti (Angela Finocchiaro) viene travolto da uno scandalo mediatico. Accanto a Finocchiaro, Giorgio Tirabassi e Antonio Gerardi, Crisula Stafida interpreta Sara, consulente d'immagine di Renata; non chi viene chiamata a rimettere ordine nel disastro, ma chi vi resta travolta insieme a tutti gli altri. Non anticipiamo altro: il film merita di essere visto prima che raccontato. Ma è proprio nel personaggio di Sara che la traiettoria artistica di Stafida sembra trovare un punto di sintesi, ed è da lì che vale la pena partire.

📲 Luci Sulla Scena Magazine è anche su WhatsApp. Vuoi leggere i nostri approfondimenti più comodamente? → Iscriviti al canale!

Dal noir al piccolo schermo: le svolte di una carriera ventennale

Nel 2012 Tulpa ti consacra come icona del noir italiano, un anno dopo Courmayeur ti incorona "Regina del Noir". Pochi anni più tardi sei la protagonista di una sitcom pomeridiana su La5 e poi del franchise Din Don su Italia 1: due mondi, due pubblici, due modi di intendere la recitazione che raramente convivono nella stessa carriera. Quel passaggio tu come l'hai vissuto: una scelta naturale, o una scommessa di cui non eri del tutto sicura?

Crisula: Quando sono arrivata a Roma e ho iniziato a fare i primi provini, mi hanno presa per l'horror e per il noir. Non è stata proprio una scelta voluta, più che altro ho pensato: da qualche parte bisogna pur iniziare, e sono partita da lì. Quello che invece ho voluto davvero è stato evolvermi, passare alla sitcom, alla commedia. Penso che ogni attore abbia bisogno di sperimentare, di avventurarsi in un mondo che resta sempre un po' ignoto: quello del cinema, della televisione, della recitazione. E ho vissuto questo passaggio come un piccolo miracolo.

Il mestiere dell'attrice: istinto, empatia e il rifiuto della psicanalisi sul set

Nel 2024 torni al dramma con Fragili, lasciando la stilizzazione da "cartone animato" che tu stessa attribuisci al lavoro su Din Don per un registro interiorizzato e sottrattivo. Lo fai inoltre rifiutando l'idea, quasi un dogma in certi ambienti, secondo cui per recitare il dolore bisogna averlo vissuto: costruisci la gravitas di una madre pur avendo scelto, nella tua vita, di non avere figli. Cosa ti ha riportato a quel registro, e come si restituisce con verità un'esperienza che non si è attraversata in prima persona, senza che diventi un esercizio di mestiere un po' freddo?

Crisula Stafida

Crisula: è vero che non ho figli. Ma ho, come tutti, o come le persone fortunate, qualcuno che amo moltissimo nella vita e per cui sono estremamente protettiva. Non sono andata ad attingere da un amore materno che non conosco, ma dall'amore che provo per queste persone, perfino per il mio cagnolino: l'idea che qualcuno possa fargli del male mi manda fuori di testa. Tutta quella tenerezza, tutto quell'amore, ho cercato di portarli nel personaggio, per essere credibile come madre pur non essendolo mai stata.

Nella recitazione conosco i metodi e li uso, ma mi lascio trasportare molto anche dall'istinto: cerco di immedesimarmi completamente nella situazione, di farmi guidare dal collega di scena, di essere vera attraverso l'ascolto attivo. Questo funziona quando con i colleghi c'è un grande feeling. Quando non è possibile, i metodi vanno personalizzati: il metodo Meisner per me è meraviglioso, ma non è sempre applicabile, e in certi casi preferisco il metodo Stanislavskij. Concentrarmi su cose che mi sono accadute davvero, e attingere da quell'emozione per portarla nel personaggio.

Lavori anche come acting coach per attori più giovani. Qual è il tuo approccio all'insegnamento? Provi a trasmettere ai ragazzi questo stesso rifiuto dello scavo psicologico, o con loro funziona diversamente, magari perché manca ancora l'esperienza per affidarsi solo all'istinto?

Crisula: No, come ti dicevo, non rifiuto lo scavo psicologico. Deve esserci, ma a volte non basta. Il bello della scena dal vivo è che può succedere di tutto, quindi servono le orecchie aperte sulle energie dei colleghi, su dove ti stanno portando: non reciti da solo, e per te stesso. È questo che cerco di insegnare ai miei allievi: a non pensare solo a se stessi quando sono in scena, perché se una scena funziona è perché funzioniamo tutti insieme. Se resti lì a scavare nel tuo bagaglio personale, concentrato solo su di te, rischi di perderti quello che invece può dare verità alla scena in quel momento. Quindi sì, il metodo e lo scavo dentro di sé sono importanti, ma lo è altrettanto l'ascolto attivo. È quello che dico sempre ai ragazzi che studiano con me.

Chi è Crisula Stafida fuori dal set

C'è poi la donna dietro il metodo: quella che ha costruito intorno alla recitazione una rete di "piani B", l'insegnamento, la voce per Focus, una attività commerciale: non per ripiego, ma per scelta dichiarata.

Crisula Stafida ph MasRigImage
Crisula - ph. MasRigImage

Hai già raccontato i tuoi piani B come lo strumento che ti permette di dire no senza l'angoscia della sopravvivenza. Ma ti hanno mai fatto perdere anche qualcosa che invece avresti voluto: un ruolo, un'occasione, magari semplicemente per energie e tempo divisi su troppi fronti?

Crisula: Non li chiamerei piani B, li chiamerei piani A alternativi: non sono in secondo piano rispetto al fare film. Non potrei mai pensare di fare una cosa sola nella mia vita, probabilmente mi annoierei. Mi piace fare la speaker per Focus, e ancora di più insegnare, investire in cose che non siano solo la recitazione; un po' perché altrimenti mi annoierei, un po' perché capisco bene gli attori per cui restare lì ad aspettare il prossimo film, uno all'anno se va bene, genera ansia, depressione. Io ho sempre voluto preservare la mia salute mentale: da quando ho iniziato a lavorare mi sono detta, "Ok, questo mestiere mi piace, ma cos'altro mi piace? Cosa posso fare, partendo da questo lavoro, per strutturarmi un po' di più come essere umano?" E oggi sono piuttosto serena. Quindi no, per rispondere alla tua domanda: i miei piani A alternativi non mi hanno tolto niente. Anzi, mi hanno dato più serenità e più libertà di scegliere cosa voglio fare e cosa no.

Il personaggio di Sara e la posta in gioco di Election Day

Hai già raccontato, altrove, di riconoscere in Sara la stessa forza che ti ha permesso di cavartela senza una rete familiare solida. Quello che mi interessa di più, però, è la parte che forse non condividete: nonostante tutto, Sara non si è indurita: ha mantenuto un cuore aperto, capace ancora di purezza, e lo dimostra nel rapporto con Anita, la sua compagna nel film. Sul set, come hai lavorato per restituire quell'apertura, quella tenerezza che resiste nonostante un passato difficile?

Crisula: Attingendo al mio bagaglio personale, come sempre. Quando sono tornata a Roma dopo anni in Trentino, a Piacenza, a Milano, non avevo più una rete sociale né familiare in città; i miei parenti romani non c'erano più, e la mia famiglia era rimasta in Trentino. Mi sono dovuta ricostruire da capo, ricreare un tessuto di relazioni che col tempo è diventato famiglia vera — forse ancora più delle famiglie di sangue, perché sono persone scelte, volute. Nessuno vince da solo nella vita: avere accanto qualcuno che ti supporta è vitale. Ho attinto da lì, dal senso di doversi ricostruire una rete affettiva da zero, di scegliersi le persone e lasciarsi portare anche in mondi che non conosci. Per Sara, quel mondo è la politica, in cui è completamente a digiuno. Ed è un dono avere qualcuno che ti ci introduce ma, nel film, emerge anche quanto affidarsi totalmente possa diventare pericoloso.

Crisula Stafida sul set di election day

Hai inventato Manola: trash, grottesca, dichiaratamente sopra le righe, ispirata a un pezzo di Roma che conosci bene. Sara sembra il suo contrario: cinematografica, in sottrazione, con un cuore aperto che Manola forse non si potrebbe permettere. Eppure vengono dalla stessa mano. Ci hai mai visto, tra le due, qualcosa che le accomuna? una radice comune, magari proprio quella romana, anche se espressa in modi così diversi?

Crisula: Qualche similitudine potrebbe esserci, in effetti. Manola era un personaggio dichiaratamente trash e grottesco, ispirato al periodo in cui ho vissuto a Ostia e ad alcune donne che vedevo per strada e che mi facevano molto sorridere per i modi. Sara e Manola hanno in comune che sono entrambe veraci, entrambe romane. Ma Sara ha una dimensione cinematografica: recitativamente è in sottrazione assoluta rispetto a Manola. Però sì, potrebbero essere lontane parenti. 

Il film racconta la "gogna mediatica" come una forza capace di annientare una persona prima ancora che la sua carriera politica. Tu hai parlato altrove di un certo disincanto verso l'era digitale e la sua bulimia di immagini. Girare Election Day ha cambiato, confermato, complicato, questo tuo sguardo sul presente?

Crisula: I social sono, come sappiamo, un'arma a doppio taglio: possono essere divertenti, ti supportano nel lavoro e nella carriera, ti permettono di condividere qualcosa con chi ti segue. Ma sono molto restia a condividere la mia vita privata, perché quando sei troppo esposta può ritorcersi tutto contro — un po' come è successo a Renata Innocenti in Election Day. Penso che meno si sappia e meglio sia. Così si lascia anche un po' di mistero: le persone possono ricamare, immaginare. Girare il film non ha cambiato niente nella mia visione, ha solo confermato quello che pensavo già. Le idee le avevo molto chiare. 

Quello che resta da proteggere

Hai detto più volte che la tua vera ambizione, oggi, non è accumulare ruoli o riconoscimenti, ma riuscire a proteggere la capacità di stupirti con poco, una passeggiata, una notte di sonno vero. Dopo vent'anni passati a costruire e disfare etichette, immagino che restare leggera non sia affatto scontato. Cosa ti aiuta, oggi, a proteggerla davvero?

Crisula: La leggerezza è, in parte, una predisposizione caratteriale ma ci vuole anche forza di volontà, perché la vita, come sappiamo, non è semplice per nessuno, chi più chi meno. Quanto all'idea di costruire e disfare etichette, la vivo in maniera molto serena: se le ho, me le avranno attaccate gli altri. Io non le sento. Vivo il lavoro, soprattutto in questa fase della mia vita, in maniera tranquilla, e sono felice di aver interpretato tanti personaggi diversi tra loro. Se avessi un'etichetta, forse la sentirei addosso. Non la sento. E penso che il futuro possa essere tutto da scrivere. La leggerezza, insomma, è sì una predisposizione, ma è anche una scelta: scelgo di essere leggera, di essere giocosa, perché mi piace vivere così. Non sopporto le persone costantemente polemiche, sempre a spaccare il capello in dieci. I momenti in cui fare i conti con se stessi arrivano inevitabilmente — nel resto del tempo, cerchiamo di farci una risata. Via!

Vent'anni di carriera. Nessuna etichetta che le sia rimasta davvero addosso. E un futuro dichiarato tutto da scrivere. Detto da chiunque altro suonerebbe come un cliché; detto da lei, che ha attraversato il noir più cupo e la sitcom più pop, che si è ricostruita una famiglia di scelta in una città che sembrava non appartenerle, che porta nel nome una metamorfosi quasi premeditata, suona come quello che è: una dichiarazione di libertà. Election Day debutta in anteprima nazionale il 29 giugno alle Notti di Cinema a Piazza Vittorio. Cercate Sara. E poi, il 9 luglio, in sala, cercatela ancora.

---

LuciSullaScenaMagazine è anche su Whatsapp

È sufficiente cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornati.

COMMENTS

Loaded All Posts Not found any posts VIEW ALL Readmore Reply Cancel reply Delete By Home PAGES POSTS View All RECOMMENDED FOR YOU LABEL ARCHIVE SEARCH ALL POSTS Not found any post match with your request Back Home Sunday Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday Saturday Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat January February March April May June July August September October November December Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec just now 1 minute ago $$1$$ minutes ago 1 hour ago $$1$$ hours ago Yesterday $$1$$ days ago $$1$$ weeks ago more than 5 weeks ago Followers Follow THIS PREMIUM CONTENT IS LOCKED STEP 1: Share to a social network STEP 2: Click the link on your social network Copy All Code Select All Code All codes were copied to your clipboard Can not copy the codes / texts, please press [CTRL]+[C] (or CMD+C with Mac) to copy Table of Content