Al MAXXI di Roma "Non sempre si muore" ripercorre l'opera di Pazienza tra fumetto, politica e utopia. La recensione di Ludovico Cantisani.
La mostra curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti attraversa tavole, documenti inediti e personaggi iconici per restituire il ritratto di un artista che si sottrae ancora a ogni classificazione.
[di Ludovico Cantisani]
In occasione del settantesimo anniversario dalla nascita di uno dei più influenti e iconici fumettisti italiani del Secondo Novecento, il MAXXI di Roma, dopo un primo passaggio a L'Aquila, dedica ad Andrea Pazienza la mostra Non sempre si muore. L'allestimento riesce a mettere insieme le tavole e i personaggi più noti, fittizi o presi dalla cronaca politica e sociale dei suoi anni, assieme a documenti inediti provenienti da approfondite ricerche e da dal ricchissimo archivio del disegnatore, morto prematuramente nel 1988; la mostra peraltro include anche la prima esibizione pubblica del murale eseguito dal vivo durante la Fiera del Fumetto a Napoli nel 1987. Sin dall'ingresso la mostra, curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, mette l'evidenza su "una delle linee più fertili della poetica pazienziana, il piacere di reinventare la tradizione piegandola alle esigenze di un linguaggio politico e personale in continua trasformazione". A quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, Andrea Pazienza continua a sottrarsi a ogni tentativo di classificazione: fumettista, illustratore, pittore, autore politico, diarista visionario. La sua ricerca attraversa e dissolve i confini tra arte alta e cultura popolare, tra autobiografia e finzione, tra impegno civile e vertigine esistenziale, restituendo un ritratto impietoso dell’Italia che dal riflusso post-sessantottino approda al disincanto degli anni Ottanta. Nel mettere in scena, con radicale lucidità, il conflitto irrisolto tra individuo e storia, Pazienza fa convivere la satira con la tragedia, la leggerezza con la disperazione, la citazione colta con l’urgenza del gesto, il che rende la sua opera irriducibile a qualsiasi definizione.
Da Penthotal a Pertini: il fumetto come coscienza politica
Un'intera sala della mostra è dedicata a Gli anni di Penthotal, quindi all'universo narrativo della sua fortunata serie Le straordinarie avventure di Penthotal, pubblicata a partire dal 1977 ma concepita già durante l'inizio della sua frequentazione del DAMS negli anni precedenti, con espliciti riferimenti alla cronaca degli anni di piombo ancora in corso. Un'altra sala approfondisce il complesso rapporto di Pazienza con la figura di Sandro Pertini, ripetutamente al centro di vignette satiriche ossimoricamente rispettose da parte del fumettista ("O Stato, non ti lascio in questo stato") fino alla raccolta di tutti questi sketch in un numero monografico di Frigidaire del 1983. "Pazienza vede in Pertini l'ultimo protagonista di una stagione irripetibile. Non a caso, due anni dopo la pubblicazione del libro, al presidente socialista succede Francesco Cossiga, che era stato Ministro dell'Interno durante gli anni caldi della contestazione e che aveva autorizzato la presenza dei carri armati nella Bologna di Pentothal dopo l'omicidio di Francesco Lorusso. Il nemico per antonomasia, bersaglio della satira di Pazienza fin dalle sue prime vignette. L'ultimo ponte con gli anni Settanta viene abbattuto e il neoliberismo si afferma, anche in Italia, come unico paradigma politico", commentano le didascalie della mostra.
Zanardi: l'abiezione come specchio del disincanto
Si torna ai personaggi immaginari inventati da Pazienza con la sala dedicata a Zanardi, studente ripetente del liceo Fermi di Bologna raccontato in un crescendo di cinismo ed abiezione gratuita, fino a incarnare "l'irriducibile furore della giovinezza contro i demoni dell'ipocrisia e del conformismo"; al centro della sala il Zanardi equestre, dipinta nel 1984 a Cesena su uno dei pannelli che avvolgevano la Fontana Masini durante il restauro.
Prima del mito: quaderni, acrilici e l'epifania politica di un ragazzo
Oltre a questi passaggi obbligati di un percorso monografico sul fumettista, la mostra, procedendo secondo un criterio cronologico, porta all'attenzione del pubblico anche delle pagine di quaderni di Infanzia e di adolescenza, in cui il giovanissimo Andrea Pazienza dimostrava già un grande talento tanto grafico quanto autoriale. Non tutti gli elementi della mostra si situano peraltro nella dimensione del fumetto: c'è l'acquarello su carta Raffaello del 1968 Lottatori, il disegno in pennarello su carta Raffaello Peschici del 1971, sorprendenti acrilici come La Repubblica italiana del 1974, e un Autoritratto dello stesso '74 fatto con pennarello su cartoncino; suggestivo anche il trittico Susanna e I vecchioni- Figaro aveva gli occhi celesti, del 1974-1975, realizzato in pennarello frammisto ad altre tecniche. Uno dei documenti più interessante della mostra è però un appunto manoscritto di Pazienza, "alle ore 24 del giorno mercoledì 20 novembre 1974, durante un soggiorno di studio nella città di Bologna sento di avere le idee chiare riguardo il mio essere comunista" a partire dal suo "odio per il fasciato" e soprattutto per la constatazione che "non esiste arte a destra, ed io sono un'artista". Sempre nello stesso appunti si legge "non tollero la maggioranza poiché l'intelligenza è dei pochi", e subito accanto tra parentesi, in stampatello e con un'altra grafia, "tu non sei tra i pochi". Questo momento di epifania politica include anche una nota di teoria storiografica dell'arte, che non sarebbe dispiaciuta a un Aby Warburg: "il mio odio per il fascismo deriva anche da una quesitone molto personale e da ricercati nella psicoanalisi: l'Italia era ai vertici dell'arte contemporanea fino al 1921. Venti anni di fascismo hanno distrutto un paziente lavoro di secoli, da Giotto a Morandi, costringendoci ora ad elemosinare arte da paesi stranieri". Sempre in tema di appunti c'è anche la celebre e sconsolata summa autografa: "ho provato a fare del futurismo, dadaismo, cubismo, astrattismo, metafisico, surrealismo, informale, della pop art, dell’arte concettuale, iperrealismo e non ci sono riuscito. Ho provato a fare il Pazienzandrea e non ci sono riuscito. Se da domani decidessi di non disegnare più, sarebbe probabilmente l’unica cosa che mi riuscirebbe bene".
Il grande archivio: documenti, fotografie e il murale di Napoli
Dopo la sala dedicata a Zanardi proseguono il percorso la sala Moltitudine, che raccoglie le riproduzioni di una serie di disegni ed ideazioni di Schifano di cui gli originali sono perduti, irreperibili o troppo rovinati per essere esposti, un percorso attorno ai personaggi secondari dei suoi fumetti, una raccolta di foto di Pazienza in vari contesti, momenti e formati, alcune delle quali con interventi dello stesso Pazienza di disegni e/o scritte, la falsa edizione de la Repubblica datata 27 febbraio 1979 che annunciava la Terza Guerra Mondiale, incluso nel settimo numero de Il male, con tanto di finto editoriale di Scalfari intitolato Mantenere la calma, il già citato murale realizzato a Napoli nel 1987 in appena tre ore, senza titolo, noto come Battaglia tra uomini e animali, manoscritti autografi e dattiloscritti di vario genere.
Pompeo e la morte: il punto di non ritorno
L'ultima sala è dedicata a “Pompeo e la morte”: Pompeo era stata la sua ultima fatica da fumettista la cui pubblicazione era stata avviata da Alter Alter nel 1985 ma interrotta e poi completata con un'uscita in volume per le edizioni del Grifo, un fumetto in cui la narrazione si spoglia progressivamente dell’ironia per confrontarsi con la vulnerabilità assoluta del corpo e della mente; un vero e proprio punto di non ritorno poetico ed esistenziale, anche se le didascalie della mostra rimarcano che "la morte di Pompeo non è la morte di Andrea Pazienza. La morte di Pompeo è la morte di qualcuno che Pazienza cercava con tutte le forze di allontanare da sé".
La mostra di Andrea Pazienza al MAXXI dimostra bene le modalità in cui il fumettista ha raccontato la fine delle grandi narrazioni collettive senza rinunciare alla possibilità di un immaginario ancora capace di opporsi al presente. Attraverso i suoi personaggi, Pazienza ha dato forma alle inquietudini di un Paese sospeso tra l’esaurimento delle utopie e l’affermazione di un nuovo individualismo: se vogliamo, ogni tavola di Pazienza nasce nel punto di attrito tra memoria privata e trauma storico, tra desiderio di libertà e consapevolezza del disincanto, in un eccesso quasi barocco di inventiva grafica accompagnato da uno stile di narrazione ora sardonico, ora lapidario. Come dice una didascalia fumettistica dell'episodio Giallo scolastico della serie Zanardi, "la pazienza ha un limite, Pazienza no" - in Pazienza, però, anche l’eccesso ha una forma di precisione: quella di chi disegna il mondo sapendo che il mondo, alla fine, non saprà mai disegnare e circoscrivere il suo sé.
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