David 2026: trionfo di Sossai, Sorrentino umiliato, La grazia a zero. L'analisi di una serata conciliante mentre Cannes apre senza film italiani.
Otto statuette a Le città di pianura, zero a Sorrentino, l'attrice meno scomoda premiata e Zalone assente: la 71esima edizione racconta un'Accademia che ha scelto di non scegliere. E spiega, suo malgrado, perché Cannes quest'anno ci ha lasciato fuori.
[di Massimo Righetti]
Una settimana fa, quando il delegato generale di Cannes ha spiegato perché quest'anno sulla Croisette non c'è un solo film italiano in concorso, in molti si sono offesi. Thierry Frémaux ha detto, sostanzialmente, che l'Italia è un grande paese di cinema ma che quest'anno semplicemente non hanno visto film che meritassero la competizione. Una frase elegante, di quelle che fanno più male di una bocciatura. Oggi, a cerimonia conclusa, dopo che le statuette dei David sono state assegnate e Cinecittà ha spento le luci, la domanda torna. E non è più rimuovibile. Frémaux aveva torto. Davvero?
Cominciamo dal dato più clamoroso. Le città di pianura (clicca qui per leggere la nostra recensione) ha conquistato otto statuette, La grazia di Paolo Sorrentino (clicca qui per leggere la nostra recensione) zero su quattordici candidature. Non una. Non per la sceneggiatura, non per la fotografia di Daria D'Antonio, non per Toni Servillo che a Venezia aveva preso la Coppa Volpi e che i bookmaker davano a 1,25. Niente. Lo stesso autore che un anno fa aveva visto Parthenope inanellare quindici nomination e zero vittorie. C'è una pulsione, dentro l'Accademia, che ormai sembra strutturale: il regista italiano più riconosciuto all'estero è anche quello che a casa propria viene sistematicamente accantonato. Sorrentino ha disertato il red carpet, e capirlo non è difficile.
Eppure La grazia in sala ha incassato sette milioni e mezzo. È stato il film d'autore più redditizio della stagione. È quel cinema italiano che a Cannes farebbe figura. Qui, invece, è materiale da scartare. C'è qualcosa che non torna.
Francesco Sossai vince meritatamente, il suo road movie veneto è un'opera bella, autentica, costruita con uno sguardo originale. Otto statuette, miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista a Sergio Romano e miglior sceneggiatura: una notte da protagonista assoluto. Ma se ti fermi a guardarla con un po' di freddezza, quella notte assomiglia molto a un'altra. L'anno scorso il David per il miglior film era andato a Vermiglio di Maura Delpero, contro Parthenope di Sorrentino. Stesso schema, stessa logica. Piccolo film d'autore, in periferia geografica e produttiva, contro l'autore di rango internazionale. E l'autore internazionale perde. Ogni volta. Sembra di vederlo, il pensiero collettivo dell'Accademia: ehi, guardate che cinema giovane e originale c'è in Italia. Solo che a forza di guardare ai margini, smettiamo di scegliere il centro. E un premio che non sceglie diventa un premio che protegge. Conciliante. Innocuo.
L'altra sorpresa, nelle interpretazioni, conferma il pattern. Aurora Quattrocchi, ottantatré anni, ha vinto come miglior attrice protagonista per Gioia mia di Margherita Spampinato. I bookmaker la davano a 25,00, partiva ultima. È una vittoria toccante, una carriera coronata tardi, ed è giusto così. Ma è anche, oggettivamente, l'attrice meno scomoda della cinquina. Valeria Bruni Tedeschi avrebbe portato Duse, un film internazionalmente in vista. Valeria Golino aveva Fuori di Mario Martone, Cannes 2025. Barbara Ronchi aveva Elisa di Di Costanzo. Quattrocchi è la scelta che non scontenta nessuno. Perché un premio alla carriera, mascherato da premio competitivo, mette d'accordo tutti.
E poi c'è Margherita Spampinato. Vince il David per il miglior esordio alla regia con Gioia mia, e dirige Quattrocchi alla statuetta da protagonista. Lei, a guardarla bene, è l'unica luce davvero meritevole della serata. Non perché gli altri non lo siano. Ma perché Spampinato porta uno sguardo nuovo, uno scatto vero, e arriva da fuori dai circuiti consueti. Il problema è che, proprio per questo, la sua presenza fa risaltare ancora di più il resto. Una luce sola, in una stanza grande, illumina anche gli angoli vuoti.
Veniamo a un altro buco. Checco Zalone, David dello Spettatore per Buen camino, non si è presentato. Una candidatura tecnica, una assenza eloquente. Il film più visto dell'anno, quasi dieci milioni di spettatori, viene rappresentato all'Accademia da una sola nomination: la canzone originale. Lo stesso vale per FolleMente di Paolo Genovese. Si può discutere all'infinito di Zalone come fenomeno o come autore, ma è quel film che sostiene il comparto cinematografico, specialmente l'esercizio. Snobbarlo non è una scelta artistica: è un riflesso di classe. E un'industria che disprezza il proprio pubblico è un'industria che non si esporta. Frémaux, da Parigi, l'ha notato.
Le cose vere, ieri sera, le hanno dette altri. Matilda De Angelis, vincendo come non protagonista per Fuori, ha parlato di un impoverimento culturale e ha denunciato l'umiliazione dei lavoratori del cinema. Lino Musella, miglior attore non protagonista, ha citato De Niro sull'arte come minaccia per gli autocrati e ha chiuso con un "Palestina libera". "Un regista non è niente senza il suo cast", ha ricordato Sossai ritirando la statuetta. E Paolo Carnera, miglior autore della fotografia per La città proibita, ha riportato tutto al lavoro vero, quello delle maestranze, senza le quali nessun film esisterebbe. Interventi che dicono, ognuno a modo suo, la stessa cosa: il cinema italiano è in difficoltà. Lo sa chi ci sta dentro. Lo sa chi paga le bollette di un set.
C'è un fronte, sotto i discorsi. Sbuca di continuo: nei finanziamenti citati dai premiati, nelle spille appuntate al petto, nelle parole di Angela Finocchiaro, perfino in quelle di Matthew Modine che chiude la sua apparizione con uno slogan rimasto sospeso nell'aria del Teatro 23: "Non c'è Italia senza cinema". E sotto a tutto, riecheggia la lettera del Comitato delle autrici e degli autori cinematografici indirizzata al Presidente Mattarella, citata, ripresa, evocata da chiunque salga sul palco. Nonostante il ritmo concitato di Flavio Insinna, le sue corse e le interruzioni che hanno irritato più di un premiato, il messaggio è arrivato a destinazione. Compatto. Quasi commovente, se non fosse anche un sintomo: un'industria che si stringe così, su un palco, è un'industria che ha paura.
E all'estero? Deadline ha riportato i vincitori. Il film di Sossai esce dall'Italia col titolo The Last One For The Road, e il pezzo cita Primavera, Le assaggiatrici e La città proibita tra i film più premiati. Variety, una settimana fa, aveva dato spazio al premio a Vittorio Storaro. Hollywood Reporter, sostanzialmente, niente. Un anno fa, alla stessa testata, aveva fatto notizia che Timothée Chalamet sarebbe stato premiato ai David. Quest'anno l'attenzione internazionale è stata, diciamo così, assorbita altrove. Il David viaggia poco. La sua eco fuori dai confini, oggi, è un'eco breve.
Ed eccoci alla domanda. Frémaux ha torto?
Forse no. Non perché in Italia non si faccia più cinema. La grazia esiste, Le città di pianura esiste, Fuori esiste, e sono tutti film che hanno qualcosa da dire. Frémaux ha torto sul merito, certo. Ma ha colto un sintomo. Un'industria che non sa più decidere chi premiare al proprio interno è un'industria che fatica a imporre uno sguardo all'esterno. Ieri sera, a Cinecittà, l'Accademia ha scelto la pace. Il film che non disturba, l'attrice che non scontenta, l'esordio che ringrazia. Ha scelto di non scegliere. E quando non scegli, gli altri smettono di guardarti.
Tra cinque giorni, sulla Croisette, il cinema italiano non ci sarà. È un'assenza che, a guardarla bene, comincia da molto più lontano della selezione di un festival. Comincia da una sala dove, per non litigare, si è preferito applaudire tutti.
---
Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello 71ª EDIZIONE DEI PREMI DAVID DI DONATELLO
MIGLIOR FILM Le città di pianura – Prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo Film, con Rai Cinema, in collaborazione con Philipp Kreuzer per Maze Pictures, Cecilia Trautvetter, per la regia di Francesco Sossai
MIGLIOR REGIA Francesco Sossai per Le città di pianura
MIGLIOR ESORDIO ALLA REGIA Margherita Spampinato per Gioia mia
MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE Francesco Sossai e Adriano Candiago per Le città di pianura
MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia per Le assaggiatrici
MIGLIOR PRODUTTORE Marta Donzelli e Gregorio Paonessa per Vivo Film, Con Rai Cinema, in Collaborazione con Philipp Kreuzer per Maze Pictures, Cecilia Trautvetter per Le città di pianura
MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA Aurora Quattrocchi per Gioia mia
MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA Sergio Romano per Le città di pianura
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA Matilda De Angelis per Fuori
MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA Lino Musella per Nonostante
MIGLIOR CASTING Adriano Candiago per Le città di pianura
MIGLIORE AUTORE DELLA FOTOGRAFIA Paolo Carnera per La città proibita
MIGLIORE COMPOSITORE Fabio Massimo Capogrosso per Primavera
MIGLIORE CANZONE ORIGINALE “Ti” - Musica e testi di Marco Spigariol (in arte Krano) interpretata da Krano dal film Le città di pianura
MIGLIORE SCENOGRAFIA Andrea Castorina, Marco Martucci per La città proibita
MIGLIORI COSTUMI Maria Rita Barbera, Gaia Calderone per Primavera
MIGLIOR TRUCCO Esmé Sciaroni per Le assaggiatrici
MIGLIOR ACCONCIATURA Marta Iacoponi per Primavera
MIGLIORE MONTAGGIO Paolo Cottignola per Le città di pianura
MIGLIOR SUONO Presa diretta Gianluca Scarlata, Montaggio del suono Davide Favargiotti, Creazione suoni Daniele Quadroli, Mix Nadia Paone per Primavera
MIGLIORI EFFETTI VISIVI - VFX Stefano Leoni, Andrea Lo Priore per La città proibita
MIGLIOR DOCUMENTARIO - PREMIO DAVID CECILIA MANGINI Roberto Rossellini - Più di una vita di Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO Everyday in Gaza di Omar Rammal
DAVID GIOVANI Le assaggiatrici di Silvio Soldini
MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE One Battle After Another (Una battaglia dopo l'altra) di Paul Thomas Anderson
DAVID DELLO SPETTATORE Buen camino di Gennaro Nunziante
DAVID ALLA CARRIERA Gianni Amelio
DAVID SPECIALE Bruno Bozzetto
PREMIO SPECIALE CINECITTÀ DAVID 71 Vittorio Storaro
***
I NUMERI
Le città di pianura – 8
Primavera – 4
Le assaggiatrici – 3
La città proibita – 3
Gioia mia – 2
Buen camino – 1
Everyday in Gaza – 1
Fuori – 1
Nonostante – 1
Roberto Rossellini - Più di una vita – 1
One Battle After Another (Una battaglia dopo l'altra) – 1
LuciSullaScenaMagazine è anche su Whatsapp.
È sufficiente cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornati.
%20(1).jpg)

%20(1).jpg)
COMMENTS