…che Dio perdona a tutti: Pif torna al cinema con una commedia sulla fede che non fa sconti

Pif torna al cinema con "…che Dio perdona a tutti": una commedia sulla fede cattolica con Buscemi e Scianna. In sala dal 2 aprile.

Valutazione: ★★★★☆ (4,0 su 5)

Dal romanzo di Pierfrancesco Diliberto, il film con Giusy Buscemi e Francesco Scianna arriva nelle sale il 2 aprile: una riflessione laica e ironica sul cattolicesimo italiano.

[di Emanuele Di Girolamo]

C.Hipólito, Pif . foto di Valentina Glorioso

Il nuovo film di Pif lo conferma pienamente come quella voce autonoma e coraggiosa nel panorama cinematografico italiano. Un innovatore radicato nelle radici profonde di Palermo, città in cui è ambientata questa storia che fa della cultura gastronomica dolciaria una vera e propria architrave "di ricotta". …che Dio perdona a tutti, scritto dallo stesso Pif insieme a Michele Astori e tratto dall'omonimo romanzo di Pierfrancesco Diliberto edito da Feltrinelli, arriva nelle sale il 2 aprile distribuito da PiperFilm: l'occasione è ben più grande di una semplice commedia. Approdare in oltre 500 sale italiane proprio nella settimana di Pasqua con un film che pone questioni morali e di fede cattolica, restando sempre in quel registro auto-ironico tipico dell'autore che guarda il mondo da agnostico.

Il protagonista è Arturo, Pif stesso, un agente immobiliare di successo, portiere al calcetto dell'agenzia, ma soprattutto un grandissimo appassionato di dolci. Arturo è un miscredente convinto: per quarant'anni non ha messo piede in una chiesa, persuaso che la storia di Dio sia "una gran minchiata" e avendo eletto il cannolo come unica presenza terrena del divino. La sua vita però subisce un cortocircuito quando incontra Flora, interpretata da una convincente Giusy Buscemi. Flora è la bellissima erede della più grande pasticceria di Palermo che ha deciso di mettersi in proprio; praticamente la sua anima gemella, se non fosse che è una fervente cattolica, di quelle che partecipano alla processione pasquale nei panni della Madonna.

Il loro incontro è la scintilla che ci mette di fronte alle domande che tutti prima o poi ci facciamo sulla fede nel Dio cattolico: un sentimento che appartiene a quasi tutti gli italiani per educazione, ma che spesso rimane un pallido velo di apparenza. Arturo, pur di stare con Flora, ci prova a diventare un vero cristiano, trasformandosi in un vero e proprio estremista che vuole seguire alla lettera la parola del suo spirito guida: il Papa. Il tutto viene raccontato a giochi fatti davanti alla grata di un confessionale, al di là della quale si trova niente popò di meno che Papa Francesco, incarnato dall'attore spagnolo Carlos Hipólito, presenza internazionale che arricchisce un cast tutto italiano completato da Maurizio Marchetti e dalla partecipazione di Domenico Centamore. Un personaggio delizioso, nato da un incontro reale tra Pif e Bergoglio, che parla attraverso citazioni colte "a casaccio" ma profonde, costruite attingendo a voci come quella del frate Ermes Ronchi e al pensiero di Tommaso d'Aquino.

In questo scenario spicca la figura di Tommaso, ovvero Francesco Scianna, il capo dell'agenzia immobiliare. Scianna è il migliore in scena, nei panni "gassmaniani" di un Jordan Belfort che però è un lupo di Palermo anziché di Wall Street. Gestisce un'agenzia che di professione vende sogni ma realtà pericolanti, piene di muffa e umidità, dove la perdita di motivazione viene curata omettendo sistematicamente le criticità: "i problemi... dopo!". Tommaso è il simbolo di chi tradisce la moglie ma basa la propria autostima e mascolinità sulle partite del torneo di calcetto. Qui il film prende per la pancia (e per la gola) lo spettatore, mostrandogli in modo diretto la differenza tra predicare bene e razzolare male.

G.Buscemi. foto di Valentina Glorioso
Gli ingredienti ci sono tutti: i dolci, la chiesa, il calcio, il sesso. È un film che scherza con il fuoco ma che teologicamente non scherza affatto. Se la prima mezz'ora è molto divertente e carica di brio, la parte centrale appare meno a fuoco e quella finale vira verso una riflessione più intima. Pif è "morettiano" nei suoi dialoghi con il Papa e nel suo mettersi al centro della scena, usando lo straniamento come cifra comica per scardinare le ipocrisie della buona borghesia che vive di "cristianità a intermittenza". Una visione resa ancora più nitida dalla fotografia di Guido Michelotti, che restituisce una Palermo luminosa e carnale, e dal ritmo del montaggio affidato a Giogiò Franchini.

Il risultato è uno sforzo riuscito di porre domande cruciali al pubblico, interrogativi che non svaniscono ai titoli di coda ma che rimarranno dentro le persone che lo guarderanno. Verso la conclusione, la narrazione sceglie di riportare tutto al foro interno, alla propria bussola morale e al modo in cui esercitiamo il giudizio verso gli altri, glissando sulle forme di pentimento pubblico per concentrarsi sulla coerenza del singolo. Pur mantenendo una leggerezza mai superficiale, Pif firma, per Our Films, PiperFilm e Netflix, un'opera che spinge a riflettere su cosa significhi realmente, al di là delle apparenze, confrontarsi con la propria coscienza.

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...che Dio perdona a tutti

Anno 2026

Durata 113 min

Genere commedia

Regia Pif

 tratto dall'omonimo romanzo di Pif, edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore

Sceneggiatura Michele Astori e Pierfrancesco Diliberto

Cast     Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti e con l'amichevole partecipazione di Domenico Centamore

Casa di produzione Our Films, società del gruppo Mediawan e PiperFilm in associazione con Kavac Film in collaborazione con Netflix

Distribuzione Italia PiperFilm

Fotografia Guido Michelotti

Montaggio Giogiò Franchini

Musiche Santi Pulvirenti 

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