Un Poeta, di Simón Mesa Soto, è ora in sala. Un film colombiano che sa dove fanno male le cose belle
Recensione di "Un Poeta", film di Simón Mesa Soto. Un viaggio profondo tra sogni, fragilità umana e l'amara bellezza della vita.
Sono stata alla proiezione all’Azzurro Scipioni, e ne sono uscita attraversata.
[di Ilaria Congiu]
Quello che mi piace dell’andare al cinema, soprattutto in sale così compatte di storia, è che si può tornare fragili.
Le luci si spengono, e i sensi si dedicano. Si viene aspirati in un buco temporale che risucchia da dentro. Ciò che però non mi era mai successo, è di percepire tutto questo prima ancora dei titoli di testa.
In sala, era presente l’attore protagonista, Ubeimar Rìos, un professore di filosofia, amante della poesia, devoto alla cospirazione della casualità, e inconsapevole attore nato. Mentre raccontava come si sia ritrovato a fare questo film, alle mie spalle intravedo la moglie: è in piedi a riprendere il marito. Sorride. E’ fiera. E’ tenera. Ubeimar riceve un premio dal cinema, un piccolo Charlie Chaplin. Ringrazia calorosamente, e poi si ritira. Lo seguo con lo sguardo. L’uomo guarda il premio, quasi incredulo. Sorride appena. Mi perdo nella bellezza della vita, in quel suo curioso nascondersi nei gesti minuscoli.
Il film inizia. Il ritmo è scandito, alle volte arruffato. Penso: ruvido e caotico come la vita. Perché di questo si parla: dei piccoli sussulti che ci possono far sentire vivi, ma anche tremendamente mortali. La storia mi prende. Oscar Restrepo, il protagonista, è un adulto bambino, che tenta di sopravvivere al suo sogno: quello di fare il poeta. E’ un bastian contrario, anti-sistemico. Mi fa pensare a un fragile bambù che si spezza, ripetutamente, senza però mai piegarsi. E questo fino a quando Oscar si mette in testa un sogno ancora più grande: quello di assicurare a chi verrà ciò che lui non ha potuto avere. Allora, inizia a incrinarsi, ma alle sue condizioni. Il poeta professore si impegna, come può, ma soprattutto mettendo in gioco un ingrediente a doppio taglio: il proprio cuore. L’uomo bambino misura però tutto con il proprio metro, senza pensare che quello degli altri possa non corrispondere. Come solo la vita sa fare, la violenza dell’insegnamento finale è brutale. Oscar paga le conseguenze, pungenti e amare, facendo però anche un passo verso sé stesso. Un innesco di trasformazione che colpisce solo chi ha il coraggio di guardare, e che non si contenta più di urlare veleno su ciò che lo circonda. Perché forse il tema non è combattere il sistema, ma saperci stare alle proprie regole, riappropriandosi di un’arte antica : quella del gioco.
Un Poeta è un film che ti attraversa. Entra e scava dove danzano lacrime e sorrisi. Apre il cassetto dei sogni infranti, ricorda rapporti falliti, smussa gli angoli pungenti della personalità, e tutto questo facendo ridere. Nell’esaltazione del dolore che comporta l’insostenibile fragilità dell’essere, si insinua l’assurdo. E il regista Simón Mesa Soto ha saputo, con estrema intelligenza emotiva, cucire ricami narrativi con equilibrio e leggerezza.
LEGGI L'INTERVISTA A UBEIMAR RIOS: Un Poeta: incontro esclusivo con Ubeimar Rios, il volto del fallimento e della grazia
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UN POETA
Anno 2025
Durata 123 min
Genere drammatico, commedia
Regia Simón Mesa Soto
Sceneggiatura Simón Mesa Soto
Cast Ubeimar Rios, Rebeca Andrade, Guillermo Alberto De Cardona
Casa di produzione Ocúltimo, Arte, ZDF, Film i Väst
Distribuzione Italia Cineclub Internazionale
Fotografia Juan Sarmiento G.
Montaggio Ricardo Saraiva
Musiche Matti Bye, Trio Ramberget
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