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Il filo del ricatto: Gus Van Sant processa il capitalismo americano (e ci parla di Luigi Mangione)

Recensione di Il filo del ricatto di Gus Van Sant. Bill Skarsgård è un antieroe tragico in un thriller anni '70 che parla al nostro presente.

Valutazione: ★★★½☆ (3,5 su 5)

Il ritorno del regista di Elephant è un thriller serrato e grottesco sugli anni '70 che sembra scritto questa mattina. Da oggi in sala.

[di Alex M. Salgado]

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire

Da oggi, 19 febbraio, grazie a BIM Distribuzione, le sale italiane accolgono il ritorno di un maestro del cinema indipendente americano che mancava all'appello da troppo tempo. Gus Van Sant torna dietro la macchina da presa con Il filo del ricatto (titolo originale Dead Man's Wire), un’opera che scuote la polvere dagli archivi della cronaca nera statunitense per restituirci un film di urgente attualità. Non siamo di fronte a un semplice biopic criminale, bensì a una dissezione chirurgica della disperazione economica, un tema che il regista di Louisville maneggia con la stessa maestria dimostrata nei suoi capolavori precedenti.

La pellicola ci trasporta nell'inverno gelido di Indianapolis del 1977. La trama ricostruisce le 63 ore di follia mediatica scatenate da Anthony "Tony" Kiritsis, un piccolo immobiliarista schiacciato dai debiti e dalle manovre opache della banca che minaccia di pignorargli ogni avere. La risposta di Kiritsis è un atto di terrorismo performativo: irrompe negli uffici della Meridian Mortgage e prende in ostaggio Richard Hall, il figlio del proprietario, legandolo a sé con un "dead man's wire". Si tratta di un fucile a canne mozze collegato con un filo di ferro direttamente al collo della vittima; se il rapitore viene ucciso o l'ostaggio tenta la fuga, il filo si tende e l'arma spara. Una premessa terrificante che Van Sant trasforma in un teatro dell'assurdo.

Il cast artistico è guidato da un Bill Skarsgård in stato di grazia, capace di infondere a Kiritsis una fisicità nervosa, patetica e minacciosa, richiamando l'energia instabile dei personaggi della New Hollywood. Accanto a lui, Dacre Montgomery lavora di sottrazione nel ruolo della vittima immobilizzata, mentre il premio Oscar Al Pacino, nei panni del banchiere M.L. Hall, offre un ritratto cinico e sgradevole del potere finanziario. Fondamentale l'apporto di Colman Domingo nel ruolo del DJ Fred Temple, la voce della ragione che media tra la follia del sequestratore e il pubblico vorace. Sul piano tecnico, la fotografia di Arnaud Potier compie un miracolo filologico mescolando la pulizia del digitale contemporaneo con la grana sporca e i colori saturi delle vere telecamere Ikegami degli anni '70, immergendo lo spettatore in un flusso visivo che odora di storia e di breaking news d'epoca, il tutto sostenuto dalla colonna sonora sincopata e dissonante di Danny Elfman.

Colman Domingo nel ruolo del DJ Fred Temple
La forza di Il filo del ricatto risiede nella capacità di Gus Van Sant di guardare l'abisso senza giudicarlo, una dote che avevamo già ammirato nella gelida cronaca scolastica di Elephant o nella parabola politica di Milk. Il regista osserva i suoi mostri con un misto di orrore e comprensione. Il film funziona magnificamente perché abbraccia il grottesco: la situazione è talmente estrema da scatenare un umorismo nero che gela il sangue. Van Sant costruisce una tensione palpabile non solo attraverso la minaccia dell'arma, ma evidenziando la solitudine di un uomo che credeva nel Sogno Americano e si è risvegliato nell'incubo del debito. La regia è invisibile eppure onnipresente, alternando piani sequenza fluidi a zoomate improvvise tipiche del reportage televisivo, costringendo il pubblico a diventare complice dello spettacolo.

È impossibile guardare l'odissea di Tony Kiritsis senza sentire un brivido di riconoscimento che attraversa i decenni fino al 2026. Il film diventa involontariamente, ma potentemente, uno specchio della vicenda recente di Luigi Mangione e della percezione pubblica che ne è derivata. Come Kiritsis nel 1977, che divenne un eroe popolare per molti cittadini di Indianapolis stanchi dello strapotere delle banche, anche oggi assistiamo a fenomeni di empatia collettiva verso chi decide di farsi giustizia da sé contro le corporazioni, siano esse finanziarie o sanitarie. Van Sant intercetta questo sentimento di rivalsa sociale, mostrando come il cittadino comune, schiacciato da un sistema percepito come iniquo e predatorio, possa trasformare il criminale in un simbolo di resistenza. Il filo del ricatto ci costringe a interrogarci su quanto sia sottile la linea che separa la vittima dal carnefice quando le regole del gioco sociale sembrano truccate. Un film necessario, che usa il passato per spiegarci perché siamo così arrabbiati oggi.

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Il filo del ricatto - Dead Man's Wire

Data di uscita 19 febbraio 2026

Durata 105 min

Genere poliziesco

Regia Gus Van Sant

Sceneggiatura Austin Kolodney

Cast     Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Al Pacino, Myha'la Herrold

Produzione Elevated Films, Pressman Film, Balcony 9 Productions, Sobini Films, RNA Pictures, Pinstropes Production

Fotografia Arnaud Potier

Montaggio Saar Klein

Musiche Danny Elfman

Scenografia Stefan Dechant

Distribuzione BIM Distribuzione

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