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Arrestato Mehdi Mahmoudian, co-autore del film Un Semplice Incidente di Jafar Panahi

Arrestato in Iran Mehdi Mahmoudian, co-sceneggiatore del film di Jafar Panahi. La denuncia del regista e i retroscena sul film "Un semplice incidente"

Mentre Hollywood celebra la candidatura di "It Was Just an Accident", il regime iraniano arresta il co-sceneggiatore del film. Jafar Panahi rompe il silenzio: "Era la mia guida morale nell'inferno carcerario".

[di Redazione]

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C’è un’amara ironia, o forse una tragica coerenza, nel destino che il cinema iraniano continua a subire. Mentre i riflettori dell'Academy illuminano la candidatura all'Oscar di Un Semplice Incidente - It Was Just an Accident, l'ombra della repressione cala nuovamente sui suoi artefici. Mehdi Mahmoudian, co-sceneggiatore dell'opera e attivista instancabile, è stato arrestato a Teheran. La sua colpa? Aver firmato, insieme ad altre 16 figure di spicco, una dichiarazione di condanna contro l'operato della Guida Suprema Ali Khamenei.

La notizia dell'arresto, avvenuto insieme a quello di Vida Rabbani e Abdullah Momeni, scuote profondamente la comunità cinematografica internazionale, trasformando la corsa alla statuetta in un atto di resistenza politica. Non siamo di fronte a un semplice fatto di cronaca, ma all'ennesimo capitolo di una guerra silenziosa tra l'arte che svela e il potere che occulta.

Un sodalizio nato nell'oscurità

Il legame tra il regista Jafar Panahi e Mahmoudian non è nato nei salotti dei festival, ma nell'intimità forzata della prigionia. È lo stesso Panahi, in un comunicato carico di preoccupazione e stima, a raccontare la genesi della loro collaborazione. «Ho incontrato Mehdi Mahmoudian in prigione. Fin dai primi giorni si è distinto, non solo per il suo atteggiamento calmo e la sua condotta gentile, ma anche per un raro senso di responsabilità verso gli altri», ricorda il regista.

Mahmoudian non era un detenuto qualunque. In quel microcosmo di sofferenza, egli rappresentava un punto fermo. «Ogni volta che arrivava un nuovo prigioniero, Mehdi cercava di fornirgli i beni di prima necessità e, cosa più importante, di rassicurarlo. Divenne un pilastro silenzioso all'interno della prigione, qualcuno in cui i detenuti di ogni credo e provenienza confidavano».

La realtà che scrive la finzione

L'apporto di Mahmoudian a It Was Just an Accident va ben oltre la semplice stesura di dialoghi. La sua esperienza diretta di nove anni di reclusione ha fornito al film quella patina di verità dolorosa che ha conquistato l'Academy. Panahi rivela come la consulenza dell'attivista sia stata fondamentale per la verosimiglianza delle scene più crude.

Il regista cita un episodio emblematico avvenuto durante le riprese, riguardante una sequenza cruciale: un piano sequenza di tredici minuti in cui un interrogatore viene legato a un albero. «Abbiamo girato dal tramonto all'alba, ma non è venuta bene», racconta Panahi. «La notte seguente ho portato Mehdi sul set per aiutarci, attingendo alla sua comprensione degli interrogatori e ai piccoli dettagli che dovevamo azzeccare. Quella notte, con l'aiuto di Mehdi, siamo finalmente riusciti a catturare l'inquadratura».

Il silenzio prima della tempesta

La cronaca dell'arresto assume i contorni di un thriller nella ricostruzione di Panahi. C'è stato un ultimo contatto, una conversazione telefonica e qualche messaggio scambiato quarantotto ore prima che le manette scattassero. «Gli ho inviato il mio ultimo messaggio alle quattro del mattino. A mezzogiorno del giorno dopo non c'era risposta», confessa il regista. Il silenzio digitale di Mahmoudian è stato il preludio alla conferma ufficiale arrivata poco dopo da BBC Persian: il co-autore di un film da Oscar era sparito nuovamente nelle maglie del sistema giudiziario che aveva così potentemente descritto.

Oggi, mentre il mondo del cinema attende verdetti artistici, Jafar Panahi ci ricorda che la posta in gioco è molto più alta. «Mehdi Mahmoudian non è solo un attivista per i diritti umani e un prigioniero di coscienza; è un testimone, un ascoltatore e una rara presenza morale», conclude il regista. Una presenza la cui assenza pesa ora come un macigno sulla coscienza di chi guarda, ricordandoci che dietro ogni grande film di denuncia c'è spesso un prezzo umano incalcolabile.

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