Dirty Dancing, il sequel che nessuno ha chiesto: Jennifer Grey torna in pista. Ma senza Swayze è un ballo solitario
Dirty Dancing 2 con Jennifer Grey è ufficiale. Lionsgate avvia le riprese senza Patrick Swayze e senza regista. Un sequel ad alto rischio flop.
Lionsgate scommette sulla nostalgia tossica e riporta "Baby" sullo schermo a 65 anni. Senza regista e con lo spettro di Patrick Swayze, Hollywood tenta l'ennesimo azzardo.
[di Alex M. Salgado]
C’è una forma di accanimento terapeutico che a Los Angeles viene scambiata per strategia commerciale. Non è più solo mancanza di idee, è una sfida aperta alle leggi della natura: prendere un classico intoccabile, scuoterlo finché non cade qualche moneta e sperare che il pubblico non noti che l'anima del progetto è svanita decenni fa. L'ultima vittima sacrificale sull'altare del profitto è Dirty Dancing. Lionsgate ha ufficializzato quello che molti temevano: il sequel con Jennifer Grey, ormai sessantacinquenne, si farà, le riprese partiranno quest'anno e Frances "Baby" Houseman tornerà a ballare.
La notizia è arrivata come un colpo di tosse in una biblioteca silenziosa, lasciando tutti con un senso di sbigottimento. La produzione dovrebbe iniziare entro la fine dell'anno, ma c'è un elefante nella stanza grande quanto una sala da ballo: Patrick Swayze non ci sarà, per motivi tragicamente ovvi. L'idea di riportare in scena Dirty Dancing senza la sua anima pulsante, senza quel Johnny Castle che ha insegnato a una generazione che "nessuno può mettere Baby in un angolo", suona come un azzardo calcolato male, un tentativo di spremere sangue da una rapa secca.
La situazione dietro le quinte non è meno caotica. Al momento non c'è nemmeno un regista al timone. Jonathan Levine, che inizialmente doveva dirigere l'operazione, ha saggiamente fatto un passo indietro limitandosi al ruolo di produttore, lasciando la patata bollente e la sceneggiatura nelle mani di Kim Rosenstock. Sembra quasi che nessuno voglia prendersi la responsabilità di quello che potrebbe rivelarsi un disastro annunciato o, nel migliore dei casi, un'operazione di archeologia cinematografica.
Bisogna ricordare che l'originale del 1987 non fu solo un film, fu un'allucinazione collettiva di massa. Incassò 214 milioni di dollari, che oggi varrebbero circa 540 milioni, diventando un mostro sacro grazie al mercato dell'home video, con milioni di VHS consumate fino all'usura. Ma la memoria di Hollywood è selettiva. Si tende a dimenticare Dirty Dancing: Havana Nights del 2004, quel sequel spurio ambientato a Cuba che si schiantò al botteghino incassando spiccioli a fronte di un budget milionario.
Ora ci chiedono di credere che Jennifer Grey possa, da sola, trascinare le folle in sala. È un pensiero ingenuo, quasi commovente nella sua assurdità. La Grey ha bisogno di carne fresca, di giovani attori che possano attirare la generazione TikTok, altrimenti questo film rischia di essere solo un triste valzer con i fantasmi del passato. Speriamo solo che qualcuno, là fuori, abbia un piano per evitare che questo ballo proibito diventi l'ultima danza macabra di un franchise che avrebbe meritato di riposare in pace.
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