Weapons emerge come inaspettato contendente per il Miglior Film agli Oscar 2025. Riuscirà a superare i favoriti e la strategia della Warner Bros.?
In un'annata sinora avara di certezze, il trionfo di critica e pubblico del thriller di Zach Cregger potrebbe ridisegnare gli equilibri della corsa dorata, creando un dilemma persino per la sua casa di produzione, la Warner Bros.
[di Redazione]
Oltre metà anno dalla prima chiamata stagionale, la corsa agli Oscar 2025 languisce in un'inaspettata bonaccia. Al momento, solo Sinners pare essersi assicurato uno status credibile nella categoria regina del Miglior Film. Il Festival di Cannes ha certamente offerto alcune opere di rilievo – Sentimental Value su tutti – mentre alcuni osservatori, assetati di pretendenti, hanno sussurrato nomi come F1 e 28 Years Later. Eppure, in questa quiete apparente, un nuovo protagonista si sta ritagliando uno spazio con vigore inatteso: Weapons.
Quello che inizialmente sembrava destinato a rimanere un semplice fenomeno di genere, sta ora ridefinendo le conversazioni che contano. Gregory Elwood di The Playlist figura tra i cronisti che, pur mantenendo le dovute cautele, hanno inserito l'opera di Cregger nel novero degli outsider credibili – soprattutto qualora la penuria di contendenti dovesse perdurare fino all'autunno. Del resto, l'appartenenza al genere non costituisce più una barriera invalicabile. L'Academy ha dimostrato di saper allargare i propri confini: Get Out ne rappresenta l'esempio paradigmatico – un successo popolare e di critica che conquistò il cuore degli accademici – mentre lo scorso anno The Substance è riuscito a inserirsi nel ballo delle nomination più prestigiose.
Parasite - Poster ITA
Il vero catalizzatore di questa evoluzione risiede nella metamorfosi interna dell'Academy. Un decennio di spinta verso l'inclusività e di sostanziale ricambio generazionale ha rimodellato il DNA del corpo votante. I nuovi membri – spesso più giovani e spregiudicati – hanno spalancato le porte a vittorie che fino a ieri sarebbero parse fantasiose: da Parasite a Everything Everywhere All at Once, fino al recente caso Anora. In questo scenario rinnovato, una candidatura per Weapons non solo appare plausibile, ma quasi inevitabile.
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I numeri, d'altronde, delineano un quadro inequivocabile e trasformano il film in un pretendente de facto, al di là delle strategie Warner Bros. Weapons sta per varcare la soglia dei 100 milioni di dollari domestici e punta deciso verso i 200 milioni globali, forte di un consenso critico schiacciante: 94% su Rotten Tomatoes e 81 su Metacritic. Questi risultati stanno verosimilmente provocando qualche mal di testa ai vertici strategici della major. Lo studio, infatti, si trova già nel pieno della stagione dei premi con due purosangue: il già menzionato Sinners, legittimo aspirante al Miglior Film, e One Battle After Another di Paul Thomas Anderson. L'interrogativo cruciale è se la Warner voglia davvero investire energie su un terzo cavallo, col rischio di frammentare le proprie forze.
Tuttavia, quando un titolo inizia a proliferare nelle liste di fine anno dei critici più autorevoli, lo studio potrebbe trovarsi con le spalle al muro. Weapons possiede tutte le caratteristiche di quel successo originale e dirompente che gli elettori Oscar prediligono sostenere – che lo studio lo desideri o meno. Inoltre, una performance magnetica può fungere da grimaldello: la trasformazione di Amy Madigan nel ruolo di attrice non protagonista sta già raccogliendo consensi unanimi e potrebbe certamente aprire la strada verso candidature nelle categorie principali.
Amy Madigan - Weapons
Come cultori del cinema, non possiamo che compiacercene: meglio assistere al trionfo di sorprese autentiche piuttosto che inchinarci al solito corteo di "soliti sospetti" che la stagione dei premi spesso ci riserva.

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