Due prospettive tangenziali sull'identità ebraica: Sette bambine ebree di Caryl Churchill e Carlo Orlando, Ebrei senza saperlo di Lucetta Scaraffia

La pièce di Caryl Churchill al Teatro Duse di Genova e il memoir di Lucetta Scaraffia per Raffaello Cortina. Identità ebraica oggi.

La pièce di Caryl Churchill al Teatro Duse di Genova per la regia di Carlo Orlando e il memoir di Lucetta Scaraffia: due prospettive tangenziali sull'identità ebraica.

[di Ludovico Cantisani]

Caryl Churchill Sette bambine ebree

In un momento in cui hanno ripreso un'inaspettata attualità i dibattiti sull'identità ebraica e sulla legittimità dello Stato di Israele, due diverse riflessioni autoriali, apparse in Italia praticamente in contemporanea su linguaggi differenti, offrono prospettive tangenziali sul tema: da un lato, la pièce teatrale della pluripremiata drammaturga inglese Caryl Churchill Sette bambine ebree, messa in scena al Teatro Duse di Genova dal 27 gennaio al 1° febbraio 2026 per la regia di Carlo Orlando, nella traduzione di Masolino D'Amico e interpretato da Eva Cambiale, Paolo Li Volsi, Carlo Orlando, Caterina Tieghi, Elisa Carucci, Pietro Desimio; dall'altro, il memoir di Lucetta Scaraffia Ebrei senza saperlo. Memorie nascoste, pubblicato da Raffaello Cortina Editore anch'esso a fine gennaio 2026 in occasione della Giornata della Memoria.

Churchill al Teatro Duse: un coro per una bambina che non compare mai

La redazione da parte della Churchill di Sette bambine ebree risale al 2009: la pièce venne concepita e scritta all'indomani dell'operazione militare Piombo Fuso, condotta dall'esercito israeliano a Gaza, che portò alla morte di oltre millequattrocento persone. Con un evidente ritorno di attualità per gli eventi ancora più cruenti che hanno attraversato la striscia di Gaza e in generale il Medio Oriente dal 2023 ad oggi, Sette bambine ebree traccia uno scomodo ma significativo percorso sulla costruzione dell'identità ebraica dal Novecento all'età contemporanea, con sette personaggi senza nome che, in altrettanti quadri, a turno enunciano cosa dire - o non dire - a un'astratta bambina ebrea da indirizzare alla comprensione della storia del suo popolo. "Il testo è il canto di un coro, una famiglia che diventa clan e popolo e che si rivolge a una piccola bambina che non compare mai", ha commentato il regista Carlo Orlando, "un coro che è specchio di una coscienza lacerata, dove voci violente e spietate si alternano a disperate grida d'aiuto. Un coro che è specchio della nostra coscienza, testimone di un orrore che è incapace di arrestare". Con un ottimo accompagnamento musicale opera di Alessandra Ravizza e Claudia Monti, Sette bambine ebree traccia così una lucida cavalcata attraverso un secolo di storia, in cui gli ebrei sono passati dall'essere vittime dello sterminio nazista nell'Europa della Seconda guerra mondiale a una più complessa e negativa posizione, almeno nello Stato di Israele, nel rapporto con il popolo palestinese.

📲 Luci Sulla Scena Magazine è anche su WhatsApp. Vuoi leggere i nostri approfondimenti più comodamente? → Iscriviti al canale!

Le parole del 2009 che sembrano scritte oggi

Lo spettacolo suscitò le reazioni più variegate, dal plauso allo scandalo, al momento del suo debutto alla Royal Court Theatre nel 2009, nell'ambito di un'iniziativa benefica di raccolta di fondi per portare aiuti medici ai palestinesi, e anche nella messinscena di Orlando Sette bambine ebree si presenta come uno spettacolo dirompente, capace di suscitare molti interrogativi. «Ditele che è un gioco / ditele che è una cosa seria / ma non spaventarla / non dirle che la uccideranno / ditele che è importante stare in silenzio / ditele che avrà la torta se si comporta bene / ditele di raggomitolarsi come se fosse a letto / ma di non cantare», sono le parole con cui si apre lo spettacolo, divise tra i sette performer, evocando la persecuzione nazista contro gli ebrei ai tempi dell'Olocausto e della cosiddetta Soluzione finale. «Ditele che non può guardare il telegiornale / ditele che può guardare i cartoni animati / ditele che può stare sveglia fino a tardi e guardare Friends / ditele che stanno attaccando con razzi / non spaventatela / ditele che solo pochi di noi sono stati uccisi / ditele che l'esercito è venuto in nostra difesa / non ditele che suo cugino si è rifiutato di servire nell'esercito / non ditele quanti di loro sono stati uccisi / ditele che i combattenti di Hamas sono stati uccisi / ditele che sono terroristi / ditele che sono spazzatura», sono invece le parole con cui si apre l'ultimo quadro dello spettacolo, quello ambientato nella contemporaneità - ed è rilevante come parole del 2009, con tanto di riferimento ad Hamas, sembrino scritte oggi. Tra questi due punti estremi del testo, Sette bambine ebree racconta anche il trauma della scoperta e dell'elaborazione dell'Olocausto nell'immediato dopoguerra, la migrazione di massa degli ebrei europei superstiti verso Israele, e i difficili primi decenni di vita del neonato Stato ebraico. Sette bambine ebree è uno spettacolo filo-palestinese, ma non necessariamente anti-israeliano, men che meno anti-ebraico: il testo della Churchill, e l'ottima trasposizione portata in scena a Genova da Carlo Orlando, sanno problematizzare con efficacia il dramma storico degli ebrei nell'Europa hitleriana delle leggi razziali e dei campi di concentramento, la difficile condizione di popolo senza stato e la non meno difficile costruzione di un'identità nazionale dopo la fondazione nel 1948 di Israele. Raro esempio di teatro politico che non scade mai nella retorica, nonostante la sua breve durata di appena tre quarti d'ora, nella messinscena di Carlo Orlando a Genova Sette bambine ebree ha rappresentato un'esperienza teatrale potente, martellante e a tratti ipnotica.

Scaraffia e il corpo come archivio: la scoperta ex abrupto dell'ebraicità

Ebrei senza saperlo Lucetta Scaraffia

In Ebrei senza saperlo invece il percorso di costruzione, e prima ancora di scoperta dell'identità ebraica si compie ex abrupto e nel giro di una sola generazione, anzi di una porzione di un unico percorso biografico. Lucetta Scaraffia, storica, professoressa universitaria e giornalista torinese insignita anche della Legion d'onore in Francia una decina di anni fa, ha scritto infatti un saggio che si colloca in quella tradizione di scrittura che intreccia autobiografia, storia culturale e riflessione identitaria. Il titolo riprende un'espressione di Eugenio Montale in una poesia del 1926: "se fosse possibile essere ebrei senza saperlo / questo dovrebbe essere il mio caso: / tanta è la mia possibilità di sofferenza / e il mio senso dell'arca, più che dell'home, / fatta di pochi affetti e ricordi, / che potrebbe seguirmi ovunque, inoffuscata". Già dal rimando a Montale si può infierire l'idea che l'ebraicità possa manifestarsi, più che come scelta consapevole, come latenza, come traccia inscritta nel corpo e nella storia. Questa visione è centrale nel memoir della Scaraffia, che prende avvio da un episodio biografico preciso: dopo la scoperta di una malattia della pelle tipica della popolazione ebraica ashkenazita, l'autrice rivolge le sue competenze di storica sulla sua stessa famiglia, scoprendo che la nonna paterna, che credeva di origine inglese, provenisse in realtà da una famiglia di ebrei convertiti, e avviando un'indagine sulla diffusione del cognome Wildt nell'Europa ottocentesca dai risultati sorprendenti tanto per estensione geografica quanto per implicazioni storiche. La scoperta inaspettata delle proprie origini parzialmente e nascostamente ebraiche agisce come detonatore cognitivo ed emotivo nel percorso dell'autrice, trasformando una conoscenza storica professionalmente ed intellettualmente mediata in una possibilità esistenziale concreta: "scopro in pochi attimi quanto sia diverso leggere notizie sui campi, ascoltare testimonianze, anche rabbrividire per gli orrori sentendosi comunque 'al sicuro', sentendosi, al massimo, oscuramente colpevoli, e poi rendersi conto che quella tragedia avrebbe potuto toccarti da vicino tanto che non saresti nemmeno nato".

Le soglie dell'identità: dal corpo alla Kulturkritik

La scoperta della Scaraffia della propria identità ebraica comprende e sviluppa diverse soglie: la prima, anche sul fronte modale e cronologico, è quella fisica, per cui il corpo diventa inaspettatamente archivio e rivelatore. Che il suo sangue fosse per un quarto di origine ebraico "il mio corpo l'ha rivelato, e l'ha rivelato attraverso una patologia metaforica molto interessante: i piccoli tumori si possono temporaneamente cancellare con un intervento chirurgico, ma ricompariranno sempre. In questo modo il ricordo è uscito dall'oblio". La seconda soglia è quella storico-identitaria, da cui per certi versi deriva la domanda cruciale del libro: "per Hitler, mio padre sarebbe stato considerato ebreo. Ma per gli ebrei? Per loro esiste la possibilità di essere ebrei senza saperlo?", si chiede l'autrice. "La forte persistenza dell'antisemitismo fa sì che scoprire radici ebraiche risulti molto diverso dallo scoprire radici di qualsiasi altra identità. Vuol dire sentire la vertigine fra elezione divina e pericolo, sentirsi collegati all'unico popolo dell'antichità che esiste ancora oggi". La terza soglia è un'espansione e un approfondimento della precedente, e pertiene al campo della storia culturale, se non tout court della Kulturkritik di cui non per nulla gran parte degli esponenti novecenteschi era ebreo di origine: nella lettura della Scaraffia la cultura ebraica in quanto tale è "un misto di cultura e di appartenenza biologica che la rende unica. Bisogna riconoscere che gli ebrei esistono ancora come popolo specifico perché hanno attentamente costruito la loro identità, con una cura e una tenacia che hanno garantito una trasmissione nel tempo molto più efficace di quella messa in atto dagli altri popoli dell'antichità".

Wildt, Chagall e la "tradizione saturnina ebraica"

La consapevolezza che l'ebraicità sfugge tanto alla biologia quanto alla pura adesione culturale, configurandosi come una forma di alterità eccedente, è un'altra delle tesi centrali di Ebrei senza saperlo della Scaraffia, e irradia tutto il resto del libro. La quarta soglia è infatti quella genealogica ed onomastica, che include excursus storici significativi, come quello relativo all'emancipazione degli ebrei dell'Europa centrale: attorno al 1812 infatti grazie a una serie di editti napoleonici gli ebrei dell'Europa centrale furono pressoché equiparati sul piano dei diritti agli altri cittadini dell'Impero, ma dovettero scegliersi un cognome; per i più poveri spesso vennero scelti da impiegati comunali cognomi del tipo Wolf ("lupo"), Kuh ("mucca") o appunto Wildt ("selvaggio" qui nel senso di estraneo al consesso civile). Wildt era appunto il cognome da nubile della nonna dell'autrice, che si scopre qui imparentata con una figura significativa della cultura italiana (latentemente) ebraica tra Otto e Novecento, lo scultore Adolfo Wildt (1868-1931), definito dalla Scaraffia "un convertito che per difendersi deve nascondere le sue origini", in opposizione a Chagall che invece fu "un ebreo che dovette continuare a fingere per sopravvivere": se Wildt attraversò un complesso percorso spirituale che lo portò all'approdo consapevole a un cattolicesimo adulto e dolente, nella lettura della Scaraffia la sua vicenda diventa emblematica di una tensione tra origine e assimilazione, tra esposizione e nascondimento, e la stessa malinconia che fu cifra esistenziale e artistica dello scultore viene ricondotta all'interno della più ampia "tradizione saturnina ebraica" secondo cui gli ebrei sarebbero preda della malinconia per aver perduto l'occasione di riconoscere il Messia.

L'unica forzatura: Scaraffia su antisionismo e antisemitismo

Infine, Scaraffia non rinuncia a un confronto con la storia recente e con le sue ambiguità, rievocando la richiesta del gesuita Venturi al maresciallo Pietro Badoglio, dopo l'abdicazione di Mussolini, di non cancellare le leggi razziali, criticando anche le recenti dichiarazioni di Papa Francesco sul conflitto a Gaza, e ribadendo a più riprese una posizione di forte sostegno allo Stato di Israele, fino ad affermare che l'antisionismo sia una forma mascherata e intellettualmente legittimata di antisemitismo. Questo è l'unico punto in cui l'argomentazione di Lucetta Scaraffia risuona come forzata ed eccessivamente protesa a rivendicare le sue origini ebraiche di recente scoperta: per il resto lungo tutto il libro la Scaraffia sa raccontare bene il suo vissuto personale di donna dichiaratamente cattolica e femminista, che scopre un insospettato retroterra famigliare legato al popolo – e alla religione – più perseguitato della storia occidentale.

Churchill e Scaraffia in dialogo: identità come tensione irrisolta

Se sul piano della vexata quaestio Israele e Palestina Sette bambine ebree di Caryl Churchill ed Ebrei senza saperlo di Lucetta Scaraffia si dimostrano agli antipodi, su un piano identitario più profondo le due opere si possono collocare in un inaspettato dialogo. Più che convergere, Churchill e Scaraffia mostrano l'impossibilità stessa di una definizione univoca dell'identità ebraica: sospesa tra trauma storico, scelta culturale e dato genealogico, essa continua a sottrarsi a ogni tentativo di riduzione – prova della ricchezza di una cultura e di una tradizione che supererà anche le presenti contingenze storiche. Tanto nella pièce della Churchill quanto nel memoir della Scaraffia, l'identità ebraica emerge come un campo di tensione irrisolto tra memoria, narrazione e appartenenza: costruita collettivamente e diacronicamente nel dispositivo corale della Churchill, riemersa individualmente e quasi contro la volontà nella ricerca auto-storiografica della Scaraffia. In questi tempi incerti in cui le categorie binarie del passato perdono la presa è proprio in questa oscillazione, tra ciò che si tramanda e ciò che si scopre, che si misura oggi la persistenza e la problematicità dell'ebraismo come identità.

---

Iscriviti al canale WhatsApp di Luci sulla Scena Magazine per essere sempre aggiornati.

COMMENTS

Loaded All Posts Not found any posts VIEW ALL Readmore Reply Cancel reply Delete By Home PAGES POSTS View All RECOMMENDED FOR YOU LABEL ARCHIVE SEARCH ALL POSTS Not found any post match with your request Back Home Sunday Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday Saturday Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat January February March April May June July August September October November December Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec just now 1 minute ago $$1$$ minutes ago 1 hour ago $$1$$ hours ago Yesterday $$1$$ days ago $$1$$ weeks ago more than 5 weeks ago Followers Follow THIS PREMIUM CONTENT IS LOCKED STEP 1: Share to a social network STEP 2: Click the link on your social network Copy All Code Select All Code All codes were copied to your clipboard Can not copy the codes / texts, please press [CTRL]+[C] (or CMD+C with Mac) to copy Table of Content