Dal 22 settembre 2026 il Petit Trianon celebra i vent'anni di Marie Antoinette di Sofia Coppola: costumi, storyboard, proiezioni.
Al Petit Trianon la mostra del ventennale costruita con la regista: costumi di Milena Canonero, scarpe Manolo Blahnik, storyboard e proiezioni immersive.
[di Massimo Righetti]
Alle sette del mattino, quando la luce di settembre attraverserà gli alberi del giardino anglo-cinese, il Petit Trianon somiglierà più a un set che a un monumento. Del resto lo è sempre stato. Costruito come rifugio, abitato come fuga, scelto da Maria Antonietta per sottrarsi al protocollo di Versailles e da Sofia Coppola per riscriverlo, il piccolo palazzo neoclassico voluto da Ange-Jacques Gabriel non è mai davvero uscito dal territorio della finzione. Dal 22 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 la Reggia di Versailles metterà in dialogo diretto queste due finzioni sovrapposte: negli ambienti stessi in cui il film è stato girato inaugura la mostra che celebra i vent'anni di Marie Antoinette, costruita in dialogo con la regista. Un guardaroba di seta, storyboard, sceneggiature annotate: materiali da set che entrano ufficialmente nell'archivio di uno dei musei più visitati d'Europa.
Il gesto è, in sé, una piccola scossa. Per due secoli la Reggia ha custodito la propria regina più fotografata dentro cornici severe, i ritratti di Vigée Le Brun, gli oggetti personali, gli archivi. Ora affida la celebrazione del ventennale a un'operazione ibrida in cui il patrimonio storico ospita, alla pari, la materia del cinema pop, riconoscendo a un film contestato lo statuto di co-autore dell'immaginario che lo circonda. Che una delle istituzioni più fedeli alla propria austerità francese si sia arresa proprio a un film americano con la colonna sonora dei New Order dice qualcosa dei nostri tempi.
La mostra al Petit Trianon
La curatela di Marie-Antoinette de Sofia Coppola porta la firma di Laurent Salomé, direttore del Musée national du château de Versailles, e di Hélène Delalex, tra le maggiori specialiste della regina, con la "partecipazione eccezionale" della stessa Sofia Coppola all'allestimento.
Dentro le sale del Trianon si troveranno i costumi originali di Milena Canonero, le scarpe realizzate per il film da Manolo Blahnik, accessori di scena, storyboard, sceneggiature con annotazioni originali della regista, fotografie di produzione e bozzetti scenografici. A questi materiali si aggiungono le proiezioni che rimettono le sequenze del film in dialogo con gli ambienti in cui furono girate: la sala da pranzo, la biblioteca, il boudoir. Il visitatore attraverserà spazi in cui la Storia e la sua reinterpretazione cinematografica si sono sovrapposte fino a coincidere: la stessa stanza si offrirà in doppia lettura, documento e inquadratura, archivio e immagine pop.
Il film-culto tra Cannes e l'Oscar
Vent'anni fa il film scelse deliberatamente di non essere quello che ci si aspettava. Presentato in concorso a Cannes nel maggio 2006, fu accolto con fischi e ovazioni nella stessa proiezione, il classico saluto misto che la Croisette riserva ai film che non ha ancora deciso se l'ha capito. Le critiche più severe accusarono Coppola di aver rimpiazzato il rigore storico con una sensibilità da videoclip; le più aperte riconobbero invece un dispositivo formale coerente, privo di pretese didattiche.
La colonna sonora attraversata da New Order, The Cure, Bow Wow Wow e Aphex Twin, l'estetica degli abiti da corte accostata a una palette pastello quasi confettiera e quel paio di Converse che occhieggia da una carrellata di scarpine di seta, piccolo sabotaggio dichiarato, l'unico spoiler che il film si concede sulla propria natura, funzionavano come una presa di posizione. Non ricostruire l'ancien régime, ma osservarne la fine attraverso una sovrana di diciannove anni che a nessuno era mai stato davvero permesso di essere. È stato quel salto di prospettiva, Maria Antonietta come teen malinconica anziché come emblema della corruzione monarchica, ad aprire la strada al cosiddetto "Marie Antoinette style": una cifra visiva che moda, editoria fotografica e piattaforme social continuano a rimasticare, dalle passerelle dei primi Duemila fino all'attuale coquette-core, passando per il rococò-core di TikTok. Un'ondata lunga che ha smesso da tempo di ricordarsi da dove viene, come tutte le mode veramente riuscite.
La firma di Milena Canonero
Quell'ondata ha un'origine artigianale precisa, e porta un nome. L'anno successivo, agli Academy Awards, Milena Canonero salì sul palco a ritirare la statuetta per i migliori costumi. Era il suo terzo Oscar dopo Barry Lyndon e Momenti di gloria (ne sarebbe arrivato un quarto per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson). Piemontese di formazione, londinese di apprendistato, storica collaboratrice di Kubrick, di Coppola, di Anderson, Canonero ha costruito una grammatica in cui il costume non descrive il personaggio ma lo mette in scena: per Marie Antoinette ha fatto realizzare tessuti su misura secondo una palette che scandisce i passaggi emotivi del racconto, dai bianchi lattiginosi dell'arrivo a Versailles agli azzurri e ai rosa cipria della dissolvenza. È drammaturgia visiva prima ancora che ricostruzione filologica, ed è la ragione per cui i costumi in mostra al Trianon non sono un supporto documentario ma il cuore stesso dell'esposizione: osservarli sotto vetro significa vedere il film per ciò che è, un romanzo di formazione scritto con la seta.
Il Petit Trianon, un luogo che era già finzione
Progettato da Ange-Jacques Gabriel per Luigi XV e Madame de Pompadour, che morì nel 1764, prima di vederlo compiuto, il Petit Trianon fu terminato nel 1768 e donato da Luigi XVI alla giovane regina nel 1774. In pochi anni la regina lo trasformò nel proprio regno privato: teatro personale, giardino anglo-cinese contro la geometria di Le Nôtre, e soprattutto l'Hameau, il finto villaggio contadino in cui giocare a essere pastorella, un'operazione di storytelling ambientale con due secoli e mezzo di anticipo sui feed che oggi la citano senza saperlo. Nella lettura più severa fu il simbolo dell'inconsapevolezza di una corte in via di dissoluzione; in quella più curiosa, la prima grande installazione narrativa di uno spazio patrimoniale francese. Coppola vi ambientò gran parte del film, ottenendo dalla Reggia un accesso raro per una produzione cinematografica. La mostra chiude quindi un cerchio: torna nei luoghi che il film aveva scelto per riformulare la loro immagine, e li restituisce a un pubblico che quei luoghi ormai li riconosce anche attraverso Coppola.
Nel Petit Trianon che Maria Antonietta aveva scelto per sfuggire alla corte, e Sofia Coppola per sfuggire al film storico, quest'autunno file di visitatori pagheranno un biglietto per vedere l'una attraverso l'altra. Anche la fuga, ormai, ha un prezzo di listino.
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