Life of M, Rachel Cusk e Natalie Portman: perché il libro non esce in Italia

Life of M di Rachel Cusk esce in USA e UK. Francia e Italia tacciono. La geografia editoriale svela il nodo giuridico del caso Portman.

Rachel Cusk pubblica un ritratto di Natalie Portman senza mai nominarla. Il libro esce a New York, Londra e Berlino, non a Parigi e Milano. Non è un caso.

[di Redazione]

Natalie Portman in Cigno Nero

Un ritratto senza nome

Domani, 25 agosto, Life of M di Rachel Cusk esce a New York. Il 28 arriva a Londra. La Germania lo assorbirà entro settembre. A Parigi e a Milano il libro non è previsto. Nessuna edizione annunciata, nessuna data di calendario. Questa geografia delle assenze racconta la vicenda con più precisione di quanto sappiano fare le cronache americane che se ne sono impossessate. E italiane: nelle ultime settimane il caso è già arrivato sui giornali del nostro Paese, ma quasi sempre come pettegolezzo letterario, raramente come questione di diritto europeo.

Al centro del romanzo c'è M, attrice diventata famosa da bambina, in una città europea non nominata, con figli, cani da portare a spasso, la carriera di chi è stato guardato prima ancora di poter guardare. La sua filmografia, così come Cusk la ricostruisce, si sovrappone con precisione quasi didascalica a tre film: Léon, Il cigno nero, Vox Lux. Il ritratto è duro. M appare vuota, immatura, poseur intellettuale, artista mancata. Le prime reazioni della stampa britannica sono state feroci, tra chi ha parlato di assassinio letterario e chi ha definito il libro un romanzo che Portman preferirebbe dimenticare. Il lettore riconosce Natalie Portman senza che il nome venga mai pronunciato.

Il colpo di teatro arriva nell'ultima scena. M rimprovera la narratrice per come è stata ritratta. La narratrice si difende: il personaggio è invenzione sua, dunque ogni sua caratteristica parla di lei, non di M. Un dispositivo tanto letterario quanto legale. L'avvocato britannico Mark Stephens, tra i massimi esperti di diffamazione internazionale, lo ha definito un meccanismo brillante di auto-protezione, capace di rendere quasi impossibile un'azione giudiziaria di successo. Natalie Portman, attraverso persone del suo entourage che hanno parlato con la stampa americana, ha smontato la ricostruzione di un'amicizia stretta: si sono incontrate cinque o sei volte in tutto, non ha collaborato al libro, non l'ha nemmeno letto in anteprima. Il romanzo, dice, la infastidisce più di quanto la offenda. Un'aggettivazione che vale una posizione: chi si sente ferito reagisce, chi si sente strumentalizzato prende le distanze. Cusk, dalla sua casa in Francia, ha commentato che l'intera vicenda sta trasformando il romanzo in un'aula di tribunale, in una battaglia di fatti. Si posiziona come autrice fraintesa, vittima di una lettura biografica del proprio testo. Difficile crederle fino in fondo: la trasparenza del ritratto e la sovrapposizione con la filmografia reale di Portman rendono la difesa formalmente ineccepibile e sostanzialmente fragile.

Il diritto all'immagine europeo e il calcolo dei silenzi 

Rachel Cusk vive in Francia da anni ed è pubblicata in Italia da otto anni per Einaudi. Due paesi che la conoscono, la premiano, la traducono. Il silenzio dei loro cataloghi in questo momento specifico non è distrazione, è calcolo giuridico.

La Francia protegge la privacy e l'immagine delle persone con un rigore che il sistema americano non conosce. Nel 2014 un tribunale parigino condannò lo scrittore Grégoire Delacourt a risarcire Scarlett Johansson per il romanzo La première chose qu'on regarde, che descriveva la protagonista come sosia dell'attrice. Il precedente regge. L'Italia segue una tradizione analoga, con le tutele dell'articolo 10 del Codice Civile e la disciplina sulla riservatezza. In quel quadro giuridico, un ritratto tanto trasparente quanto ostile può produrre responsabilità che sull'altra sponda dell'Atlantico non esistono.

Lo stesso Mark Stephens ha ricordato un rischio aggiuntivo per la parte offesa: qualsiasi azione legale amplifica il libro anziché rimuoverlo. Da qui la strategia. Uscire prima nei mercati dove il diritto d'autore prevale sul diritto d'immagine. Aspettare altrove il momento più adatto. Valutare, nel frattempo, il costo del pubblicare oggi e il valore del pubblicare domani.

Truman Capote, Preghiere esaudite e la lezione dell'autofiction

Il paragone che viene in mente immediatamente è con Truman Capote. Nel novembre 1975 la rivista Esquire pubblicò La Côte Basque, 1965, capitolo del romanzo mai completato Preghiere esaudite. In poche pagine Capote tradì i suoi amati cigni, le famose society swans di New York, Babe Paley in testa, rendendo pubblici segreti confidati in anni di amicizia. Il romanzo completo uscì solo postumo, nel 1986, ma bastò quel capitolo per perdere le amiche, i loro salotti, la propria funzione sociale.

Il paragone regge fino a un certo punto. Poi si spezza. Capote nominava e riconosceva. Cusk maschera e nega. Capote scriveva un memoir romanzato dove ci si poteva ferire davvero. Cusk fa autofiction, dove la finzione è già dispositivo protettivo. Capote perse ogni difesa. Cusk incorpora il conflitto dentro il testo, e ne fa la scena finale del proprio libro.

L'autrice conosce già questo territorio. Nel 2009 The Last Supper venne ritirato dalla stampa britannica dopo minacce di querela per violazione della privacy. Nel 2012 Aftermath, memoir sulla propria separazione, fu accusato di aver esposto marito e figlie con crudezza tale da causare alla stessa Cusk quella che lei definì una morte creativa. Con Life of M ha imparato la lezione: un romanzo che descrive un'attrice riconoscibile e nello stesso movimento nega di descriverla.

Resta la sproporzione. Centonovantadue pagine, con dentro una scena finale che è al tempo stesso il proprio testamento legale. Le prossime settimane diranno se la protezione giuridica del testo garantirà anche la sua protezione critica. Cusk ha costruito un dispositivo tecnicamente inattaccabile. Ma tecnicamente inattaccabile non significa artisticamente convincente, e su questo terreno il libro dovrà rispondere da solo.

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