Warner ha fino a dicembre per il sequel di Barbie: Gerwig, Robbie e Gosling ancora senza contratto. Rischio Mattel.
Gerwig ha una storia ma non la scrive, Gosling chiede venti milioni, Zaslav frena. Il New York Times racconta la trattativa più imbarazzante dell'estate.
[di Alex M. Salgado]
Warner Bros. ha fino alla fine dell'anno per chiudere i contratti con Greta Gerwig, Margot Robbie e Ryan Gosling per Barbie 2. Se non ci riesce, i diritti tornano a Mattel, che dovrà ripartire da zero, senza poter riutilizzare né trama né talent. Cronometro acceso.
Il primo Barbie: un miracolo senza clausole di sequel
Il primo Barbie del 2023 ha incassato 1,45 miliardi di dollari worldwide. Otto nomination Oscar, una statuetta, quella di Billie Eilish per la canzone originale. Il film più redditizio nella storia dello studio. Arriva ora la parte imbarazzata: nei contratti originali non fu inserita nessuna clausola di sequel. Scelta insolita, imposta da Gerwig e dai due protagonisti come condizione per firmare. Letta oggi, era un manifesto: sapevano che sarebbe stato irripetibile.
Perché Barbie funzionò proprio per questo. Non era un franchise. Era un one-shot autoriale camuffato da blockbuster rosa, un film che prendeva in giro il capitalismo Mattel realizzato con i soldi di Mattel. Un miracolo di equilibrio. Un sequel, per definizione, è la fine di quell'equilibrio.
Venti milioni per Ken e il freno di Zaslav
Le cifre. Gosling chiede venti milioni di dollari. Alle star è offerta anche una percentuale sui profitti oltre una certa soglia box office. David Zaslav, amministratore delegato di Warner Bros. Discovery, giudica l'offerta "troppo generosa" e non firma.
La portavoce Warner ribatte scaricando sui rappresentanti dei talent: avrebbero rifiutato l'offerta di maggio senza presentare controproposta. Pam Abdy e Michael De Luca, co-chair del Motion Picture Group, mettono a verbale: "Abbiamo fatto una serie di offerte importanti. Purtroppo non è stato ancora raggiunto un accordo". Non è colpa nostra, tradotto.
Il paradosso è che Zaslav ha firmato assegni peggiori per franchise andati peggio. Supergirl e The Bride - La sposa! hanno lasciato buchi visibili nel bilancio, la fusione con Paramount è impantanata nei ricorsi dei procuratori generali statali. E adesso, mentre la cassa gronda, la Warner rischia di lasciarsi sfuggire l'ultimo asset caldo che ha in mano. Quello che ha già dimostrato di funzionare.
Il ricatto letterario di Gerwig e Baumbach
Gerwig sta portando a termine la post-produzione di Narnia: Il nipote del Mago per Netflix (leggi l'articolo sulla notizia) , in uscita il 12 febbraio 2027. Nel frattempo, secondo il NYT, con il marito e co-sceneggiatore Noah Baumbach avrebbe già una storia per Barbie 2. Non la rivela. Non inizia a scrivere. Aspetta la firma.
Leva negoziale allo stato puro. Il ricatto è letterario: dammi il contratto e ti darò l'idea. Non esistono pagine, non esiste outline. Solo il sospetto, coltivato con cura, che l'idea esista e sia buona.
A chi conviene davvero Barbie 2
Sull'altro lato del tavolo, Mattel. Ynon Kreiz ha in sviluppo sedici film ispirati a giocattoli, Barbie era la prova del concept. Ma la domanda, scomoda, è un'altra: chi lo vuole, questo sequel? Non il pubblico, che ha già visto la scena. Forse nemmeno Gerwig, che pensa a Narnia. Nemmeno Gosling, appena annunciato al San Diego Comic-Con come nuovo Ghost Rider per la Marvel di Shawn Levy. Serve alle voci del bilancio Warner e alla presentazione trimestrale di Mattel. Il resto è coreografia.
Se il deal salta, Mattel dovrà ricominciare da zero: nuovo cast, nuova regia, nessun elemento narrativo del primo film. Sarebbe la seconda cosa più intelligente che potrebbe capitare a Barbie. La prima era non farne mai un secondo.
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