Il 29 luglio Piazza Vittorio proietta DIAZ di Daniele Vicari, alla XXVI edizione di Notti di Cinema. In sala il regista con Teho Teardo.
Mercoledì 29 luglio l'arena dell'Esquilino ospita il film sul G8 di Genova nel cartellone della XXVI edizione di Notti di Cinema. Alla proiezione sono attesi il regista Daniele Vicari e il compositore delle musiche originali Teho Teardo.
[di Redazione]
Mercoledì 29 luglio l'arena di Notti di Cinema a Piazza Vittorio proietta DIAZ – Don't Clean Up This Blood di Daniele Vicari. Intervengono il regista Daniele Vicari e il compositore Teho Teardo, autore della colonna sonora. La serata è presentata da Massimo Righetti.
Il ritorno di DIAZ nel calendario romano dell'estate
Il film torna sul grande schermo dopo la riedizione Fandango del 15, 16 e 17 giugno 2026, a venticinque anni dai fatti del G8 di Genova. L'appuntamento del 29 luglio prolunga quella riflessione all'aria aperta, dentro la XXVI edizione della rassegna promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, e organizzata da ANEC Lazio.
Vicari e Teardo, un sodalizio di oltre vent'anni
La firma di Teho Teardo accompagna il cinema di Vicari da Velocità massima (2002). Le musiche di DIAZ valsero al compositore una candidatura ai David di Donatello del 2013 per il miglior musicista. Il sodalizio non si è interrotto. Nel 2025, alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, i due autori hanno presentato Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino, di cui Teardo firma nuovamente la partitura. Nel frattempo il compositore ha continuato a muoversi tra cinema, ricerca contemporanea e sperimentazione: nell'ottobre 2025 ha pubblicato Plays Twin Peaks and Other Infinitives, con la partecipazione di Stefano Bollani, Abel Ferrara e Keeley Forsyth; a marzo 2026 è uscita la colonna sonora di Portobello, la serie HBO di Marco Bellocchio sul caso Enzo Tortora presentata fuori concorso a Venezia.
La sua presenza accanto a Vicari a Piazza Vittorio è un'occasione poco frequente per interrogare DIAZ dalla parte del suono. La partitura si muove tra composizione elettronica e suggestioni industriali, in dialogo serrato con la presa diretta. Il tessuto sonoro rifiuta il registro del commento emotivo e lavora sulla soglia acustica dell'aggressione, sulla frizione tra rumore e composizione.
Un'opera che passa dalla cronaca alla storia
Nel 2012 DIAZ arrivava in sala mentre i processi sui fatti della scuola erano ancora aperti, e la sua funzione era anche quella di documento pubblico contro la rimozione. Da allora, sul terreno del diritto, sono maturate due tappe che pesano sul modo in cui l'opera si guarda oggi. La prima è l'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento italiano, arrivata con la legge 110 del 14 luglio 2017: quasi trent'anni dopo la ratifica italiana della Convenzione ONU contro la tortura, adottata a New York nel 1984, che ne imponeva l'inserimento nei codici degli Stati firmatari. La seconda è la sentenza 192 del 2023 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la disciplina del processo in assenza nella parte in cui impediva l'accertamento dei fatti di tortura quando lo Stato di appartenenza dell'imputato rifiuta di cooperare. Sulla base di quella pronuncia è oggi in corso, alla Corte d'Assise di Roma, il procedimento agli agenti egiziani della National Security per il sequestro, la tortura e l'omicidio di Giulio Regeni.
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Il perimetro tracciato dopo Genova torna a farsi sentire ogni volta che il discorso pubblico incontra la parola tortura, dal processo Regeni fino alle questioni sollevate più di recente intorno al dossier Flotilla. Dentro questo perimetro DIAZ si sedimenta come storia, e la sua struttura si rivela nella funzione più profonda: una riflessione sullo stato di eccezione e sui meccanismi che ne autorizzano la normalizzazione dentro un ordinamento democratico. Genova 2001 diventa il caso di scuola sulla soglia oltre la quale la sospensione temporanea dei diritti si stabilizza come pratica. Riproporre il film dentro un cartellone popolare come quello di Piazza Vittorio è un modo per tenere quel discorso dentro la conversazione pubblica, dove il film ha sempre voluto stare. La memoria di quelle giornate ha bisogno di occasioni ricorrenti per non ridursi a materia da anniversari.
DIAZ – Don't Clean Up This Blood. Regia di Daniele Vicari. Con Elio Germano, Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Renato Scarpa. Notti di Cinema a Piazza Vittorio, Piazza Vittorio, Roma. Mercoledì 29 luglio 2026, ore 21:15. Ingresso 3,5 euro (Cinema Revolution).
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