UnArchive Found Footage Fest 2026: tutti i premi. Vince Lana Daher, riconoscimenti a Bill Morrison e Maryam Tafakory.
La giuria presieduta da Adele Tulli, Pietro Marcello e Guillaume Lafleur assegna l'UnArchive Award al film libanese sulla tragedia di Beirut. Premiati anche Morrison e Tafakory.
[di Redazione]
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| Bill Morrison e María Silvia Esteve |
Si è chiusa la quarta edizione di UnArchive Found Footage Fest, il festival internazionale dedicato al riuso creativo delle immagini organizzato dall'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS (AAMOD) e diretto da Marco Bertozzi e Alina Marazzi. Sei giorni di cinema, performance, installazioni, masterclass e incontri professionali hanno attraversato ancora una volta il quartiere di Trastevere, confermando la centralità di questa manifestazione nel panorama europeo del cinema di riuso. L'edizione 2026, intitolata Archivio bene comune, ha proposto oltre 150 opere provenienti da tutto il mondo.
L'UnArchive Award 2026 a Lana Daher per Do You Love Me
La giuria internazionale, composta dai registi Adele Tulli e Pietro Marcello e dal direttore della programmazione della Cinémathèque québécoise Guillaume Lafleur, ha assegnato l'UnArchive Award 2026 a Lana Daher per il film Do You Love Me. Nella motivazione, la giuria scrive: "Per un film che riesce nell'impresa di farci sentire e capire la complessa e tragica vicenda storica e sociale vissuta da una città e un paese per più decenni, usando archivi di natura molto diversi, e la promessa di film a venire".
Il film della regista libanese intreccia materiali provenienti da fonti eterogenee per ricostruire la storia di Beirut attraverso decenni di conflitto, trasformazione urbana e violenza politica. Una scelta che la giuria ha riconosciuto non soltanto per la coerenza formale, ma per la capacità di fare del found footage uno strumento di comprensione storica, qualcosa di più, e di più difficile, della sola evocazione.
Premio miglior lungometraggio: Tomasz Wolski con The Big Chief
Il premio per il miglior lungometraggio è andato a Tomasz Wolski per The Big Chief. Nella motivazione si legge: "È un film dove si evince una grande capacità narrativa ed una regia che non ha modelli, ma metodo, con un montaggio stilisticamente eccellente e con un uso degli archivi — rari — che non lasciano dubbi. The Big Chief rappresenta il giusto equilibrio nell'uso degli archivi attraverso una narrazione precisa e calzante".
Premio miglior cortometraggio ex aequo: Tafakory e Morrison
Il premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato ex aequo a Maryam Tafakory per Daria's Night Flowers e a Bill Morrison per Sawyer Avenue, Sunday Afternoon. Due film radicalmente diversi per contesto geografico ed estetico, ma accomunati da un gesto analogo: sottrarre le immagini al potere che le ha prodotte per restituirle come strumenti di memoria e resistenza.
La motivazione della giuria è esplicita nel leggere entrambe le opere come risposte cinematografiche a due dei conflitti globali più urgenti: "Daria's Night Flowers scava nell'archivio del cinema iraniano post-rivoluzione per sovvertirne le narrazioni dominanti e far emergere voci e desideri delle donne sistematicamente negate dal regime. Sawyer Avenue, Sunday Afternoon utilizza riprese di bodycam e smartphone per denunciare la violenza brutale degli agenti anti-immigrazione nell'America di Trump. Attraverso il montaggio e la risignificazione degli archivi, entrambi i lavori compiono un gesto di resistenza cinematografica verso due epicentri dei conflitti globali odierni, sottraendo gli archivi al potere che li ha prodotti e restituendoceli come strumenti di memoria, denuncia e lotta".
Una formulazione che vale la pena leggere con attenzione, perché chiarisce cosa UnArchive intenda con "riuso creativo": non una pratica stilistica, ma una prassi politica.
Menzione speciale a Mailin di María Silvia Esteve
La giuria ha inoltre attribuito una menzione speciale al film Mailin della regista argentina María Silvia Esteve, "per la determinazione con cui il film rompe il silenzio contro i sistemi che garantiscono impunità alla violenza, e per la capacità di raccontare con profonda empatia il lungo cammino verso la verità e la riparazione".
La Giuria Studenti e il Premio Riuso di Classe
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| Pietro Marcello e Antonietta De Lillo |
Parallelamente alla giuria internazionale, la Giuria Studenti coordinata da Antonietta De Lillo ha assegnato il proprio premio per il miglior cortometraggio a Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison, quello per il miglior lungometraggio a Do You Love Me di Lana Daher e l'UnArchive Student Award a Mailin di María Silvia Esteve, tre scelte che si sovrappongono parzialmente a quelle della giuria internazionale, segnalando una convergenza non scontata.
Si è conclusa anche la seconda edizione di Riuso di Classe, la sezione dedicata alle opere di found footage realizzate da autori under 35 in ambito formativo e laboratoriale. La giuria composta da Maria Iovine, Davide Minotti e Gaia Siria Meloni ha assegnato il premio ex aequo a I Sonnambuli di Yana Fedotova e La stanza delle necessità di Ilaria Giaccio, indicando come filo conduttore "un cinema che scava nelle domande più scomode" e che trasforma la memoria personale in memoria collettiva.
Il debutto di UnArchive Forum e i numeri dell'edizione
Tra le novità più significative di questa quarta edizione figura il debutto di UnArchive Forum – The Image Reuse Ecosystem, l'appuntamento internazionale dedicato all'intera filiera del riuso d'archivio tenutosi all'Orto Botanico di Roma. Come spiega il direttore organizzativo Luca Ricciardi: "La prima edizione di UnArchive Forum ha superato le nostre aspettative, confermando l'esistenza di una comunità internazionale del riuso delle immagini che aveva bisogno di uno spazio comune di incontro e confronto. In tre giornate abbiamo riunito oltre 200 professionisti provenienti da 18 Paesi: autori, artisti, produttori, broadcaster, archive producer, distributori, studiosi e responsabili di alcuni dei più importanti archivi audiovisivi europei e internazionali".
Ricciardi definisce il Forum "il primo passo concreto verso la costruzione di un vero ecosistema del riuso creativo delle immagini, non solo in Italia ma su scala internazionale", sottolineando come dalla tavola rotonda conclusiva, che ha riunito produttori, autori, rappresentanti Rai, associazioni di categoria e i principali archivi nazionali, sia emersa "la volontà condivisa di lavorare alla costruzione di una rete stabile capace di favorire l'accesso ai patrimoni audiovisivi".
Sul piano della visibilità, il festival ha superato le 180.000 visualizzazioni sui social media, registrando un incremento delle attività superiore al 325% rispetto all'edizione precedente. Il pubblico risulta prevalentemente giovane, concentrato nella fascia 25-44 anni, con una presenza significativa in Francia, Spagna e Stati Uniti oltre che nelle principali città italiane. Il dato relativo al pubblico femminile è particolarmente rilevante: oltre il 60% della copertura complessiva e circa il 65% delle interazioni.
L'archivio come bene comune e come atto politico
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| Lana Daher |
A dare il tono complessivo dell'edizione è la riflessione del presidente dell'AAMOD Vincenzo Vita, che torna sul tema scelto come filo conduttore: "L'archivio è un bene comune, nel senso profondo che a questa definizione attribuiva Stefano Rodotà, facendone una categoria politica, economica, giuridica e morale di fondamentale importanza. Definire gli archivi un bene comune significa compiere una precisa scelta di campo. Significa opporsi alle culture proprietarie e chiuse dei nuovi potentissimi Kings del nostro tempo, al Tecnofeudalesimo che tende ad avvolgere e governare le nostre vite e i nostri immaginari. Gli archivi sono un bene comune perché custodiscono e tutelano le memorie collettive, ma anche perché rappresentano una risorsa essenziale per il futuro: sono i contenuti reali che alimentano le intelligenze artificiali e consentono di mantenere un legame concreto con la storia, con i fatti e con la realtà. Difendere gli archivi significa dunque difendere la conoscenza, la democrazia e la libertà culturale".
I direttori artistici Alina Marazzi e Marco Bertozzi chiudono con una nota che è insieme consuntivo e dichiarazione di intenti: "Si chiude UnArchive Found Footage Fest 2026, ma le immagini continuano il loro viaggio. Fotogrammi dimenticati, memorie riemerse, archivi reinventati hanno attraversato schermi, sale e conversazioni, generando nuove connessioni tra passato e presente. L'energia degli incontri, la partecipazione del pubblico e la qualità delle proposte hanno confermato la vitalità di una pratica artistica che interroga profondamente il cinema e la società di oggi".
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