Cent'anni fa nasceva Norma Jeane Mortenson. Il mondo celebra Marilyn, ma chi era davvero?
Oggi, 1° giugno, avrebbe compiuto cent'anni. Il nome sulla carta d'identità era Norma Jeane Mortenson e la sua storia comincia molto prima di Hollywood.
[di Massimo Righetti]
Il rumore secco di un otturatore. Un lampo al magnesio. E poi, il bianco che acceca. Los Angeles. Primo di giugno 1926. Nasce una bambina e la chiamano Norma Jeane. Figlia di una madre spesso internata in manicomio. Padre sconosciuto. Un'infanzia spezzata. Distribuita, come spiccioli, tra case famiglia e un orfanotrofio. Cresciuta senza un centro stabile, senza qualcuno che le dicesse in modo convincente che esisteva. A sedici anni, un matrimonio per uscire dall'orfanotrofio. Poi, la guerra. E un fotografo che la nota in una fabbrica di aerei. Il trucco. Il biondo platino. E la vertigine. Infine, Marilyn. Ma Marilyn viene dopo. Oggi parliamo di Norma Jeane.
L'architettura dell'illusione
C'è una cosa che il mondo celebra oggi senza saperlo del tutto: non il talento di un'attrice, non la bellezza di un'icona, ma la straordinaria impresa creativa di una ragazza povera, senza istruzione, senza protezioni, che ha costruito da zero una delle identità più riconoscibili del Novecento. Norma Jeane Mortenson è diventata Marilyn Monroe e lo ha fatto con la stessa precisione con cui un artista costruisce un'opera. Ha scelto il nome. Ha scelto il colore dei capelli. Ha studiato il modo di camminare, di parlare. di sorridere. E quel modo esatto, millimetrico, di farsi guardare da un obiettivo. Ha lavorato con i fotografi come una co-autrice, una voce nella stanza.
La mostra che la National Portrait Gallery di Londra aprirà il 4 giugno Marilyn Monroe: A Portrait, fino al 6 settembre, ha scelto di costruire il percorso esattamente su questo asse: l'immagine non come prodotto del sistema hollywoodiano, ma come risultato di una volontà. Dalle prime fotografie di Norma Jeane fino alle immagini intime scattate nelle settimane prima della sua morte nel 1962, la mostra si dispiega come una biografia visiva e insieme uno studio sul processo dell'image-making. Accanto ai ritratti di Andy Warhol, Pauline Boty e Richard Avedon, ci sono quelli di Cecil Beaton, Eve Arnold e Inge Morath, fotografi che non la immortalavano, ma ci lavoravano insieme. Stessa angolazione all'Academy Museum di Los Angeles, dove ieri ha aperto Marilyn Monroe: Hollywood Icon: una mostra che la celebra come attrice visionaria e image-maker, esaminando le molteplici facce del modo in cui ha creato e plasmato la propria immagine pubblica nel contesto del sistema degli studios hollywoodiani. Al centro c'è la persona che l'ha progettata. Che sapeva, meglio di chiunque altro, quanto buio ci vuole per costruire tanta luce.
Il BFI Southbank di Londra e la Cinémathèque Française di Parigi le dedicano rassegne cinematografiche per tutta l'estate. Al Castello di Santa Severa apre oggi Happy Birthday to You Marilyn Monroe con trentasei opere dedicate a Marilyn, tante quanti gli anni della sua vita, commissionate dal curatore Paolo Pancaldi a trentasei artisti contemporanei. A New York, Heritage Auctions mette all'asta lettere, acquerelli e oggetti personali mai circolati prima. Non i costumi di scena. Le cose sue.
La ragazza che leggeva
Tra i libri che escono per il centenario c'è Marilyn and Her Books: The Literary Life of Marilyn Monroe, perché Norma Jeane leggeva. Leggeva molto. Dostoyevsky, Joyce, Whitman, Freud. Frequentava l'Actors Studio. Fondò una propria casa di produzione, la Marilyn Monroe Productions, nel 1955, uno dei primissimi esempi di un'attrice che prendeva il controllo dei propri contratti e del proprio lavoro a Hollywood. Studiava, insisteva, pretendeva. Il sistema la chiamava imprevedibile. Lei stava semplicemente cercando di fare bene il suo lavoro.
A un certo punto le parole su di lei non bastano più. Restano quelle per lei.
Cara Norma, oggi il mondo mette all'asta i tuoi acquerelli, espone le tue fotografie, traduce le tue lettere. Riceve molta attenzione anche Marilyn: The Lost Photographs, the Last Interview, le ultime immagini di Allan Grant e una trascrizione inedita della tua ultima conversazione registrata, con Richard Meryman di Life magazine. Un documento di una persona che parla, non di un mito che esiste. Ma tutto questo rumore non colma il tuo silenzio. Hai pagato il biglietto più alto per salire su questa giostra. E la solitudine, quella non te l'ha tolta nessuno. Sei rimasta la ragazza senza padre, affamata d'amore in una stanza piena di sconosciuti.
La distanza tra Norma e Marilyn
Il paradosso di questo centenario è esattamente questo: il mondo celebra Marilyn, ma le mostre più oneste stanno cercando Norma Jeane. Cercano la ragazza cresciuta tra case famiglia che ha deciso, da sola, con gli strumenti che aveva, di inventarsi un'altra vita. Che ha preso la propria immagine e l'ha trasformata in un'opera d'arte. Che ha pagato un prezzo altissimo per quella trasformazione, perché il confine tra la persona e il personaggio, una volta attraversato, non è mai facile da ritrovare.
Morì il 4 agosto 1962 a trentasei anni. Le cause restano ufficialmente dibattute. Quello che non è dibattuto è che Norma Jeane Mortenson non è mai del tutto scomparsa dentro Marilyn Monroe. Continuava ad affiorare, nelle interviste, nelle lettere, nelle scelte di lettura. Nei momenti in cui la macchina dell'icona si inceppava e lasciava intravedere qualcosa di più fragile e più vero.
Cent'anni fa nasceva lei. E adesso, mentre il lampo al magnesio svanisce e l'otturatore si chiude, resta solo il buio. Un buio silenzioso.
Buon compleanno, Norma Jeane.
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