Restituzione opere d'arte franchismo: cosa ci insegna la Spagna

La Spagna restituisce le opere confiscate durante il franchismo. Cosa ci insegna il caso Prado sulla memoria storica e i musei del XXI secolo.

A cinquant'anni dalla fine del franchismo, il Museo del Prado e il Ministero della Cultura avviano la più ambiziosa operazione di restituzione del patrimonio sottratto durante la Guerra Civile.

[di Mina Jane]

Cristo davanti a Pilato del Maestro de Lupiana

La Spagna ha impiegato cinquant'anni per fare quello che nessuno aveva voglia di fare: aprire i depositi, accendere la luce, e chiedersi come certi quadri fossero finiti lì dentro.

La risposta, quasi sempre, è scomoda.

I tesori nascosti nei depositi e il ruolo dei musei

Il Ministero della Cultura spagnolo ha identificato oltre seimila oggetti confiscati durante la guerra civile e il franchismo, dipinti, sculture, gioielli, ceramiche, che per decenni hanno abitato le sale e i depositi delle istituzioni pubbliche spagnole nel più completo silenzio istituzionale. Il Museo del Prado ha fatto la sua parte: una ricognizione interna avviata nel 2022 ha individuato 166 pezzi entrati nelle collezioni in circostanze opache tra gli anni Trenta e Quaranta. Ci sono opere di Joaquín Sorolla. Ci sono tavole medievali. Ci sono dipinti religiosi che mancavano da parrocchie rurali di Castiglia da così tanto tempo che le parrocchie avevano smesso di aspettarli.

Il quadro normativo è la Ley de Memoria Democrática, approvata dal governo Sánchez nel 2022: impone di indagare, ma non definisce ancora con chiarezza come restituire. Terreno nuovo, senza precedenti. Come ha osservato l'avvocata Laura Sánchez Gaona, che segue diversi casi in questo ambito, la Spagna non aveva mai sviluppato meccanismi extragiudiziali per restituire opere confiscate dai musei pubblici. Si inventa mentre si cammina.

Le restituzioni storiche: dalla Chiesa ai perseguitati politici

Ad aprile il Prado ha restituito alla parrocchia di Yebes il Cristo ante Pilatos del Maestro de Lupiana, era persino esposto nelle sale gotiche del museo, ben visibile, con tanto di cartellino. Alla parrocchia di Pareja è tornata un'Annunciazione cinquecentesca che in museo non l'avevano mai neanche appesa: stava in deposito, nell'ombra, dal 1938.

Il caso che ha segnato la svolta simbolica riguarda però una famiglia. Pedro Rico López era il sindaco repubblicano di Madrid. Quando Franco vinse, Rico andò in esilio in Francia e il regime confiscò tutto, casa, beni, collezione d'arte. I nipoti Francisca e Pedro Rico Gómez hanno aspettato quasi novant'anni. Il 22 maggio scorso il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha restituito loro sette dipinti dispersi in altrettanti musei pubblici spagnoli: Prado, Museo Nazionale del Romanticismo, Museo Nazionale del Costume, Museo delle Belle Arti delle Asturie, di Valencia, di Malaga. La giustizia storica, quando arriva, arriva distribuita per penisola.

L'arte come strumento politico e l'imperativo della memoria

Vale la pena non schivare il paradosso centrale di questa storia. Molte di queste opere non le aveva confiscate Franco. Le aveva prelevate la Repubblica, attraverso il suo Consejo de Incautación y Protección del Patrimonio Artístico, istituito nel luglio del 1936 per proteggere il patrimonio dai bombardamenti. Un salvataggio, nelle intenzioni. Migliaia di opere spostate in depositi temporanei, catalogate, messe al sicuro. Poi però Franco vinse, e quel "temporaneo" diventò definitivo. Le opere non tornarono. Cambiarono semplicemente padrone, senza che nessuno firmasse niente di ufficiale. È così che funziona, certi anni.

A ricostruire sistematicamente questa storia è stato Arturo Colorado Castellary, professore emerito alla Universidad Complutense di Madrid, che dal 2008 ha identificato oltre 26.000 oggetti confiscati, di cui più di 3.300 ancora dispersi, probabilmente in collezioni private formatesi durante la dittatura. È stato lui a spingere il Prado ad aprire quella ricognizione interna. È stato lui a rintracciare i nipoti di Rico. Senza il suo lavoro, i depositi sarebbero rimasti chiusi e silenziosi come sempre.

E l'Italia?

È la domanda che il processo spagnolo porta con sé, come contrabbando. Anche i nostri depositi museali sono pieni di opere la cui provenienza nessuno ha mai davvero interrogato. Anche noi abbiamo avuto una dittatura, confische, spoliazioni, famiglie disperse. La differenza è che in Spagna qualcuno ha deciso di fare i conti. Da noi, per ora, i conti sono ancora aperti e nessuno sembra avere fretta di chiuderli.

--

LuciSullaScenaMagazine è anche su Whatsapp

È sufficiente cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornati.

COMMENTS

Loaded All Posts Not found any posts VIEW ALL Readmore Reply Cancel reply Delete By Home PAGES POSTS View All RECOMMENDED FOR YOU LABEL ARCHIVE SEARCH ALL POSTS Not found any post match with your request Back Home Sunday Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday Saturday Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat January February March April May June July August September October November December Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec just now 1 minute ago $$1$$ minutes ago 1 hour ago $$1$$ hours ago Yesterday $$1$$ days ago $$1$$ weeks ago more than 5 weeks ago Followers Follow THIS PREMIUM CONTENT IS LOCKED STEP 1: Share to a social network STEP 2: Click the link on your social network Copy All Code Select All Code All codes were copied to your clipboard Can not copy the codes / texts, please press [CTRL]+[C] (or CMD+C with Mac) to copy Table of Content