Mama di Or Sinai: un esordio sul costo invisibile dell'emigrazione femminile, in sala all'Azzurro Scipioni e in altre sale italiane.
Esordio alla regia di discreta sensibilità, Mama racconta la maternità come relazione che il tempo può deformare, senza vittime né colpevoli.
[di Ludovico Cantisani]
Frutto di una co-produzione tra Israele, Polonia e Italia e appena arrivato nelle sale italiane distribuito da Intramovies, Mama di Or Sinai è stato presentato a Cannes 2025 (Séances Spéciales), venendo poi selezionato anche al Toronto International Film Festival nella sezione Centrepiece e in svariati altri festival internazionali. Storia di una anzi due maternità sospese tra sacrificio e spaesamento, il film segna l'esordio al lungometraggio della regista israeliana Or Sinai, che aveva già avuto un primo riconoscimento internazionale con il cortometraggio Anna, premiato alla Cinéfondation di Cannes nel 2016. La trama di Anna intreccia il melodramma familiare classico a un racconto migratorio di forte attualità, e a una riflessione sul ruolo di madre come identità fragile e continuamente negoziata, tanto nel rapporto con la figlia quanto nelle interazioni con il duplice spazio sociale in cui la protagonista vive. La storia è incentrata su Mila, interpretata da Evgenia Dodina, Che vive da quindici anni lontana dalla propria famiglia. Trasferitasi all’estero per lavorare come collaboratrice domestica in una villa affacciata sul mare, ha costruito nel tempo un equilibrio ambiguo: una vita di lavoro e relativa autonomia economica, accompagnata da una relazione sentimentale clandestina che sembra offrirle un frammento di libertà personale. Quando però un incidente la obbliga a interrompere improvvisamente quella quotidianità, Mila è costretta a tornare nel villaggio da cui era partita, dove il marito e la figlia sono cresciuti senza di lei. Il ritorno, idealizzato per anni, si trasforma presto in una dolorosa esperienza di estraneità: la casa non è più davvero casa e i legami familiari appaiono incrinati da una distanza che non è soltanto geografica ma emotiva, e Mila deve anche gestire la gravidanza inattesa della figlia, che minaccia di compromettere il suo percorso di studi.
Un'assenza che pesa
Con un buon minimalismo registico e qualche colpo di scena drammaturgia mente ben assestato la Sinai costruisce un racconto sul prezzo invisibile dell’emigrazione femminile, evitando facili sentimentalismi o elementi troppo mélo nel senso deteriore del termine. Il film sembra interrogarsi sulle dinamiche che si innescano quando quella di una madre diventa assenza strutturale, quando il sacrificio economico richiesto per garantire un futuro migliore finisce per compromettere proprio l’intimità affettiva che dovrebbe proteggere. La protagonista Mila non viene raccontata come vittima esemplare né come colpevole: è un corpo stanco, desiderante, contraddittorio, attraversato da sensi di colpa ma anche dal bisogno legittimo di autonomia economica, affettiva e sessuale. La maternità, in Mama, non appare come un’essenza naturale e immutabile, bensì come una relazione che il tempo può logorare, deformare, perfino interrompere.
Il paesaggio come memoria ferita
La regia adotta uno sguardo ravvicinato e fisico, affidandosi ai silenzi, agli spazi domestici e ai dettagli del quotidiano più che all’enfasi drammatica. La campagna di origine della donna, lontana dall’essere semplice sfondo realistico, assume il valore di un paesaggio emotivo, di scenario dove si concretizza la problematizzazione tematica e narrativa alla base del film: un luogo della memoria incapace però di restituire l’ordine perduto e il tempo vissuto altrove, alla ricerca dei soldi con cui sfamare la famiglia.
Il nido che non aspetta
Come dichiarato dalla stessa regista, Mama nasce dall’osservazione di donne migranti costrette a sospendere la propria identità per garantire stabilità economica ai figli, persone che finiscono spesso per non sentirsi più appartenenti né al luogo d’origine né a quello d’approdo. In controluce, Mama mette in scena in un'accezione femminista e sociologica il motif narrativo rappresentato dalla vertigine di tornare dove si è sempre desiderato tornare, scoprendo che il nido domestico, silenziosamente, ha continuato a vivere senza la figura materna. Esordio alla regia di discreto valore e di forte attualità, Mama è in programmazione all'Azzurro Scipioni e in altre sale italiane.
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