Fjord di Cristian Mungiu: standing ovation a Cannes 2026 per il film con Sebastian Stan e Renate Reinsve

Meta description Fjord di Mungiu debutta a Cannes 2026 con una standing ovation di dieci minuti. Il film e il caso italiano della famiglia del bosco.

Il regista rumeno torna in Concorso con un dramma familiare che tocca il nervo scoperto dei servizi sociali, della religione e del conformismo liberale. Applausi per quasi dieci minuti al Grand Théâtre Lumière.

[di Alex M. Salgado]

Fjord di Cristian Mungiu

Ci sono film che entrano in sala e rimangono lì, confinati nello schermo. Poi ce ne sono altri che escono dallo schermo e si siedono accanto allo spettatore, muti e scomodi, per tutto il tragitto verso casa. Fjord, il nuovo film di Cristian Mungiu presentato in Concorso al Festival di Cannes il 18 maggio 2026, appartiene alla seconda categoria.

Nel Grand Théâtre Lumière, durante la proiezione, il pubblico ha trattenuto il fiato per tutta la durata del film. Poi, all'ultima inquadratura, la sala è esplosa in un'ovazione durata quasi dieci minuti, la più calorosa accolta finora da un film in Concorso in questa edizione del festival. Sul palco, Mungiu ha ringraziato in francese prima di passare all'inglese per Sebastian Stan: "Voglio ringraziarvi perché questo è il momento della verità per ogni film. È quando, tra vent'anni, sapremo se il film è buono." 

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La trama: una famiglia religiosa contro un sistema che non la capisce

I Gheorghiu, coppia rumeno-norvegese molto religiosa, si trasferiscono nel villaggio natale della moglie, all'imbocco di un fiordo, e stringono rapidamente amicizia con i vicini di casa, gli Halberg. I figli delle due famiglie diventano molto uniti, nonostante educazioni profondamente diverse. Quando il corpo insegnante scopre degli ematomi sul corpo di Elia, la figlia maggiore dei Gheorghiu, la comunità si interroga se l'educazione tradizionale impartita dai genitori possa esserne la causa. 

Sebastian Stan interpreta Mihai Gheorghiu, ingegnere informatico rumeno che ha portato la propria famiglia profondamente religiosa da Bucarest alla Norvegia rurale, sperando in una vita migliore nella città natale della moglie Lisbet, interpretata da Renate Reinsve. Con Fjord, Mungiu punta lo sguardo su un paese europeo che si proclama progressista, la Norvegia, costruendo una storia di scontro culturale che oppone una devota famiglia cristiana rumeno-norvegese alle autorità di un paese che consente ai propri servizi di protezione dell'infanzia di entrare nelle abitazioni, osservare le famiglie e sottrarre i figli ai genitori senza alcun ordine del tribunale. 

Mungiu e la guerra culturale: chi ha il diritto di stabilire cosa è bene per un figlio

Ciò che Mungiu scava in profondità è il disagio che le società liberali provano nei confronti di chi non si adatta al modello culturale dominante. Quanto può essere davvero tollerante una società quando si trova faccia a faccia con valori che rifiuta nel profondo? Il film mostra come l'estremismo alimenti l'estremismo: tutti credono di avere ragione, tutti restano prigionieri di ideologia, paura e autocompiacimento morale, nessuno è capace di uscire da sé abbastanza a lungo per ascoltare davvero l'altro. 

Mungiu compie quello che potrebbe essere considerato un atto quasi sovversivo per il pubblico d'autore: rende i cristiani conservatori moralmente inattaccabili rispetto ai liberali sufficientemente oltranzisti nel puntare il dito. La domanda al cuore del film è precisa: è giusto che una famiglia possa essere segnalata ai servizi sociali perché uno dei loro figli ha detto a un compagno di scuola che andrà all'inferno per essere gay? E dove finisce il confine tra la genitorialità tradizionale e il controllo coercitivo? 

Lo stile è quello di sempre: la stessa cadenza lenta, gli stessi piani-sequenza, lo stesso realismo a mano libera, la stessa atmosfera emotivamente soffocante. La fotografia di Tudor Vladimir Panduru avvolge ogni scena in una luce fredda, azzurro-grigia, che trasforma i fiordi norvegesi in paesaggi dell'anima. 

Un film, un caso italiano: la famiglia del bosco in Abruzzo

La storia dei Gheorghiu, stranieri, religiosi, con figli sottratti dallo Stato, ha trovato in sala una risonanza che va oltre la finzione. In Italia, da mesi, un caso analogo tiene banco nel dibattito pubblico.

Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, coppia di origine australiana residente a Palmoli, in provincia di Chieti, vivono in un casolare isolato nel bosco, in Abruzzo, seguendo lo stile di vita del neo-ruralismo, un movimento improntato all'autosufficienza e al ritiro dal contesto sociale. I tre figli non frequentavano la scuola, seguendo invece la pratica dell'unschooling. Il caso ha inizio nel settembre 2024, quando i bambini giungono in ospedale con un'intossicazione alimentare dovuta all'ingestione di funghi velenosi. Con un'ordinanza del 20 novembre, i tre bambini sono stati collocati temporaneamente in una casa-famiglia, dove sono rimasti per un periodo di osservazione insieme alla madre.

Come nel film di Mungiu, anche in questo caso il conflitto non si esaurisce nella tutela dei minori e si allarga in un vero e proprio dibattito politico tra chi difendeva l'operato della magistratura e chi ne contestava le modalità. Il parallelismo con Fjord non è meccanico, i contesti legali, culturali e religiosi sono diversi, ma il nucleo della questione è lo stesso: fino a dove può spingersi lo Stato nel nome del benessere dei minori? Chi decide quando una famiglia è "abbastanza normale"? E chi protegge i bambini dall'interventismo di un sistema che pretende di farlo?

Il cast e la corsa alla Palma d'Oro

Il film è una coproduzione tra Romania, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Francia. Le riprese principali sono iniziate nel marzo 2025 ad Ålesund, in NorvegiaMungiu è stato in concorso a Cannes quattro volte, vincendo la Palma d'Oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, la Miglior sceneggiatura nel 2012 per Oltre le colline e il Premio per la Miglior regia nel 2016 per Un padre, una figlia - Graduation. Con Fjord, ha concrete possibilità di entrare nel ristretto club dei registi con due Palme, con la cerimonia di premiazione fissata per sabato prossimo. 

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