Erri De Luca nel cast di La vie d'une femme di Bourgeois-Tacquet, a Cannes. In un'edizione senza italia, la letteratura è l'unica traccia italiana.
La vie d'une femme di Charline Bourgeois-Tacquet apre il concorso della 79ª edizione. Nel cast, in un cameo, l'autore napoletano. In un'edizione senza registi italiani in gara per la Palma d'Oro, la traccia più visibile dell'Italia arriva da uno scrittore di settantacinque anni che dice di sé: «Sono poco più di una comparsa».
[di Alex M. Salgado]
C'è una casa in montagna. Una casa-eremo di pietra, con le finestre piccole e un tavolo di legno scuro. C'è un uomo che vive lì da solo. Anziano. Ha smesso di scendere a valle. Una mattina arrivano due donne. Stanno insieme da poche settimane, viaggiano, una è una scrittrice e vuole intervistarlo per un suo libro. Si siedono al tavolo. L'intervistatrice fa una domanda. E lui, lo scrittore eremita, risponde così: "Si è davvero vecchi quando ti cominciano a chiedere: 'Ma tu fai ancora quella cosa…'".
L'uomo che pronuncia queste parole, ieri pomeriggio sul Grand Théâtre Lumière, era Erri De Luca. La regista era Charline Bourgeois-Tacquet, francese, al secondo lungometraggio. Il film si chiama La vie d'une femme, è in concorso per la Palma d'Oro, dura 98 minuti ed è strutturato in undici capitoli. Ed è una delle poche tracce italiane della 79ª edizione del Festival di Cannes, un'edizione che, dopo quasi dieci anni, ha riaperto i battenti senza un solo regista italiano in concorso.
Lo scrittore in prestito
De Luca non vuole sentirsela addosso, la parola attore. L'ha detto in ogni intervista, da aprile a oggi: "Non posso attribuirmi il ruolo di attore. Sono uno scrittore in prestito". La parte è piccola, tagliata su misura, esattamente come piace a lui. La regista gli ha mandato le pagine della sceneggiatura, lui le ha lette, ha visto la casa-eremo, la montagna, e ha pensato che si sarebbe trattato di passare qualche giorno da ospite. Ha accettato. Ed è andato.
Sul set ha trovato due attrici forti, Léa Drucker e Mélanie Thierry, e una regista che lui descrive come una persona di calma sorridente. È bastato. La parte è breve, quasi una scena, ma in quella scena De Luca è De Luca. Lo scrittore solitario di Bourgeois-Tacquet rivendica il diritto alla solitudine, ragiona della vita, della vecchiaia, di quella cosa lì, la creatività, la fame di scrivere, che a un certo punto della vita la gente smette di aspettarsi da te. Non sta recitando un personaggio. Sta prestando a un personaggio sé stesso.
Il film attorno
La vie d'une femme è un melodramma di seconda chance. Gabrielle, primaria cinquantenne di un reparto di chirurgia maxillo-facciale a Parigi, ha rinunciato ai figli per il lavoro. La madre ha l'Alzheimer e peggiora. La crisi è doppia, professionale e privata. Nella sua vita entra Frida, una scrittrice che ha chiesto di osservarla in sala operatoria per un romanzo. Le due si avvicinano. Si innamorano. È, come ha scritto qualche critica francese arrivata in anteprima, una variazione sul tema dell'opera prima della regista, Gli amori di Anaïs, presentato alla Semaine de la Critique cinque anni fa, ma con una protagonista matura al posto di una protagonista giovane. La donna che si scopre bisessuale, qui, ha cinquant'anni e un camice da chirurgo.
Nel mezzo di questo melodramma, Bourgeois-Tacquet costruisce il suo itinerario, in undici capitoli. Una delle stazioni è la casa di montagna. È lì che arriva De Luca. È lì che lui dice a una scrittrice di finzione cosa significa, davvero, diventare vecchi.
Una Italia che non c'è e che però c'è
Bisogna fermarsi un secondo, su questo. La 79ª edizione di Cannes è la prima in quasi un decennio senza un film italiano in concorso. È un dato che brucia, per una cinematografia che ha attraversato la storia del festival da Rossellini fino a Sorrentino. E però l'Italia, in Croisette, c'è. Disseminata. C'è Monica Bellucci in Histoires de la nuit di Léa Mysius, c'è Lorenzo Zurzolo nel cast spagnolissimo di La bola negra dei Javis con Penélope Cruz e Glenn Close, c'è Roma Elastica di Bertrand Mandico girato a Cinecittà con Isabella Ferrari, Ornella Muti e Franco Nero, ci sono le coproduzioni Rai Cinema dentro The Unknown di Arthur Harari e Fatherland di Pawel Pawlikowski, c'è Asia Argento alla Quinzaine in Death Has No Master. E nella giuria di Un Certain Regard siede l'italiana Laura Samani. C'è un'Italia diffusa, capillare, che lavora ai bordi del concorso senza essere al centro.
Dentro questa Italia diffusa, la presenza di De Luca ha un significato che le altre non hanno. Perché è una presenza che non viene dal cinema. Viene dalla letteratura, ed è la letteratura italiana che entra in punta di piedi nel concorso più prestigioso del mondo passando per la voce di un settantacinquenne napoletano che parla di vecchiaia, solitudine e silenzio.
L'intruso ben accolto
De Luca a Cannes non è un esordiente. Più di vent'anni fa fu chiamato a far parte della giuria ufficiale. Lo racconta lui, ad ANSA, con la sua solita irriverenza affettuosa: "Fu per me una bella villeggiatura accompagnata da interessanti conversazioni con gli altri membri della giuria. Ero un intruso ben accolto".
Vent'anni dopo è tornato dall'altra parte della cinepresa. Non per giudicare un film, ma per starci dentro. È una traiettoria piccola e privata, ma ha la forma di un cerchio.
E poi, c'è un'ironia silenziosa in tutto questo. Il personaggio di Bourgeois-Tacquet teme di sentirsi chiedere se fa ancora quella cosa. A De Luca, invece, continuano a chiederlo. Il cinema gli sta chiedendo qualcosa di nuovo, in un'età in cui di solito non si chiede più niente. La letteratura continua a chiedergli libri. La vita continua a chiedergli risposte.
Tutto sommato, possiamo dirlo: l'intruso non è ancora abbastanza vecchio.
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