Prime reazioni entusiastiche per Disclosure Day di Spielberg, in Italia l'11 giugno. Blunt, O'Connor, Williams. L'approfondimento di Luci sulla Scena.
L'11 giugno arriva nelle sale il nuovo film di Steven Spielberg con Emily Blunt e Josh O'Connor. Le prime proiezioni riservate scatenano reazioni unanimi: "il miglior Spielberg da anni".
[di Alex M. Salgado]
Ci sono registi che possono permettersi di fare aspettare. Steven Spielberg è uno di loro. L'ultimo suo film era stato The Fabelmans nel 2022, un'opera intima, autobiografica, bellissima, ma lontanissima da quella zona in cui Spielberg è più Spielberg di tutti: il cinema di genere come macchina emotiva, il blockbuster come esperienza collettiva, lo schermo grande come l'unico posto in cui certe storie hanno senso di esistere. Oggi, con le prime reazioni su Disclosure Day che cominciano a circolare dopo le proiezioni riservate, è chiaro che quella zona è esattamente dove è tornato.
Il film
Disclosure Day arriva nelle sale italiane e in IMAX l'11 giugno (il 12 negli Stati Uniti) e segna il ritorno di Spielberg alla fantascienza aliena per la prima volta dai tempi di La guerra dei mondi del 2005, vent'anni fa. Il film è scritto da David Koepp, già collaboratore su Jurassic Park e La guerra dei mondi, a partire da un soggetto originale di Spielberg, e fotografato da Janusz Kamiński, suo direttore della fotografia da oltre trent'anni. La colonna sonora è di John Williams, 93 anni, che torna dal ritiro per la sua trentesima collaborazione con Spielberg, un sodalizio che dura da cinquant'anni e che su questo terreno, il terreno degli alieni e dello spazio, ha già scritto alcune delle pagine più memorabili della storia del cinema. La critica che ha già visto il film parla della sua come della miglior partitura degli ultimi anni.
Il cast è Emily Blunt, Josh O'Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo e Wyatt Russell. La trama ufficiale è volutamente avara di dettagli, Spielberg ha dichiarato che il marketing sta nascondendo deliberatamente l'intero terzo atto, ma il nucleo è questo: cosa succederebbe se l'umanità scoprisse, con prove incontrovertibili, di non essere sola nell'universo? E qualcuno cercasse di coprire quella verità? O'Connor interpreta un whistleblower che tenta di portare la notizia al mondo. Blunt è Margaret Fairchild, una ex giornalista riconvertita in presentatrice meteo a Kansas City, che durante una diretta perde la voce ed emette una serie di incomprensibili click alieni. Noah Scanlon, interpretato da Colin Firth, cerca di celare la verità utilizzando una tecnologia avanzata di connessione mentale, temendo al contempo una catastrofe globale qualora venisse svelata. La tagline ufficiale recita: "Se scoprissi che non siamo soli, se qualcuno te lo mostrasse, te lo provasse, avresti paura?"
Emily Blunt ha ottenuto la parte senza audizione. Spielberg le ha semplicemente detto "vogliamo che tu la interpreti." Ha pianto in macchina tornando a casa, dall'emozione di ricevere quella chiamata. A Empire ha anticipato il legame con il film del 1977: "Ci sono sicuramente domande poste da Incontri ravvicinati del terzo tipo a cui Disclosure Day risponde." Josh O'Connor, anche lui scelto senza provino, ha raccontato: "Mi ha detto la storia senza ancora avere la sceneggiatura. Ti sussurra nell'orecchio come un bambino eccitato per un'idea. Ti travolge."
Le prime reazioni
Il film ha cominciato a girare in proiezioni selezionate e le reazioni dei critici, pur non essendo ancora recensioni formali, l'embargo non è stato ancora tolto, sono unanimemente entusiaste. C'è chi parla di "Spielberg di prima fascia, esaltante come I Predatori dell'Arca Perduta ma con la texture emotiva e l'ambizione accresciuta del lavoro post 11 settembre." Chi definisce la sceneggiatura di Koepp "X-Files-incontra-la-Bibbia — un numero acrobatico continuo" e la performance di Blunt "la più compiuta della sua carriera." Chi consiglia di andare a vederlo sapendo il meno possibile. Più di un critico ha già tirato fuori la parola "capolavoro", con la prudenza che si deve alle prime reazioni, ma con la coerenza di chi sembra avere visto davvero qualcosa di straordinario.
Il contesto
Un regista di 79 anni che torna al suo tema più antico nel momento in cui quel tema è diventato oggetto di dibattito politico reale. Il timing non è casuale. E John Williams a 93 anni che esce dal ritiro per accompagnarlo lo rende qualcosa di più di un blockbuster estivo.
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