Palma d'Oro a Fjord di Cristian Mungiu al Festival di Cannes 2026. Il palmarès completo della 79ª edizione
La giuria di Park Chan-wook premia il film che mette lo spettatore nella posizione più scomoda. Grand Prix a Zvyagintsev, doppia regia a Calvo-Ambrossi e Pawlikowski, Caméra d'Or al primo film ruandese della storia del festival.
[di Alex M. Salgado]
Quando Tilda Swinton ha aperto la busta e pronunciato il nome di Cristian Mungiu, qualcosa si è chiuso in modo perfetto. Pochi giorni fa, dal palco del suo Rendez-vous, la stessa Swinton aveva detto che il cinema deve fare storie caotiche e avventurose per sopravvivere all'intelligenza artificiale, storie che mettano lo spettatore in una posizione scomoda, che non lascino via di uscita. Stasera ha consegnato la Palma d'Oro al film che più di ogni altro di questa edizione ha fatto esattamente questo.
Fjord, di cui avevamo già scritto dopo la standing ovation da dieci minuti alla premiere [LINK: lucisullascenamag.it/2026/05/fjord-mungiu-cannes-2026-standing-ovation.html], porta a Cristian Mungiu la seconda Palma d'Oro, quasi vent'anni dopo 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni. Sul palco della cerimonia, il regista rumeno ha ringraziato con una frase sola: "Questo è il momento della verità per ogni film." In conferenza stampa, nei giorni scorsi, aveva definito il tema del film con una formula tanto semplice quanto scomoda: "fondamentalismo di sinistra." La giuria di Park Chan-wook, con Demi Moore, Stellan Skarsgård e Chloé Zhao tra i giurati, ha scelto quel dubbio, e lo ha fatto in modo così netto che Fjord ha raccolto stasera anche il Premio FIPRESCI della critica internazionale, il Premio della Giuria Ecumenica e il Prix François Chalais. Con questa seconda Palma, Mungiu entra nel club ristrettissimo dei registi che l'hanno vinta due volte, con Michael Haneke e Ruben Östlund.
Il palmarès, letto insieme
Il Grand Prix ad Andreï Zvyagintsev per Minotaur premia il ritorno più atteso del festival. Il regista russo in esilio a Parigi, quasi morto per il Covid, tornato dopo quasi un decennio con un ritratto spietato della Russia putiniana, la crisi di un matrimonio e la crisi di un paese che collassano l'una sull'altra, otto minuti di applausi alla premiere. Qualcuno dirà che meritava la Palma. La distinzione tra quello che merita e quello che vince, a Cannes, conta.
La Miglior Regia condivisa tra Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra, venti minuti di applausi, tre generazioni di uomini nella Spagna di Lorca, Penélope Cruz e Glenn Close e Paweł Pawlikowski per Fatherland, Thomas Mann e sua figlia Erika in automobile attraverso la Germania divisa del 1949, ottantadue minuti di austera perfezione, premia due modi opposti di guardare all'Europa: uno esplosivo e corale, l'altro distillato e silenzioso.
La Palma d'Oro onoraria a Barbra Streisand, assente per sua stessa scelta, è stata ritirata da Isabelle Huppert, che le ha dedicato il discorso più bello della serata: "L'eccellenza in te non è un difetto, è un'etica. È anche una forma di coraggio: una Palma d'oro d'onore non è una ricompensa, perché una carriera come la tua, Barbra, si può solo contemplare."
La Caméra d'Or va a Ben'Imana della regista ruandese Marie-Clémentine Dusabejambo, il primo film ruandese nella storia di Cannes, una storia di giustizia e riconciliazione dopo il genocidio del 1994. Anche qui il FIPRESCI nella sezione Un Certain Regard. Un segnale di direzione che vale più di molti altri premi.
Quello che resta
Cannes 2026 non ha avuto il film che si impone con la forza di un pugno. Eppure resterà, per il dibattito sull'intelligenza artificiale che ha attraversato la Croisette senza che nessuno lo pianificasse, per Farhadi che rispondeva in farsi a una domanda su una guerra, per Zvyagintsev che tornava dopo quasi un decennio, per Ben'Imana, primo film ruandese in settantanove edizioni.
E resterà per questa Palma. Non quella che rassicura. Non quella che celebra. Quella che costringe a guardare e a dubitare.
"Il cinema trascende i confini e la politica e afferma il potere dell'immaginazione nel plasmare un mondo più compassionevole", aveva detto Barbra Streisand accettando la Palma onoraria a distanza. Cannes 2026 ha risposto a modo suo: premiando un film che fa del dubbio l'unica forma possibile di onestà.
IL PALMARÈS COMPLETO
Competizione principale
🏆 Palma d'Oro: Fjord, Cristian Mungiu
🥈 Grand Prix: Minotaur, Andreï Zvyagintsev
⚖️ Premio della Giuria: The Dreamed Adventure, Valeska Grisebach
🎬 Miglior Regia ex aequo: Javier Calvo & Javier Ambrossi — La Bola Negra / Paweł Pawlikowski — Fatherland
✍️ Miglior Sceneggiatura: Emmanuel Marre — A Man of His Time
🎭 Miglior Attrice: Virginie Efira e Tao Okamoto — All of a Sudden
🎭 Miglior Attore: Emmanuel Macchia e Valentin Campagne — Coward
🌟 Palma d'Oro onoraria: Barbra Streisand
🎥 Caméra d'Or: Ben'Imana, Marie-Clémentine Dusabejambo
🎞️ Palma d'Oro cortometraggio: The Opponents, Federico Luis
Premi collaterali (selezione)
🏆 FIPRESCI Competizione: Fjord, Cristian Mungiu
🏆 FIPRESCI Un Certain Regard: Ben'Imana, Marie-Clémentine Dusabejambo
✝️ Premio Giuria Ecumenica: Fjord, Cristian Mungiu
📰 Prix François Chalais: Fjord, Cristian Mungiu
🎵 Cannes Soundtrack Award: Evgueni e Sacha Galperine — Minotaur
Un Certain Regard
🏆 Miglior Film: Everytime, Sandra Wollner
⚖️ Premio della Giuria: Elephants in the Fog, Abinash Bikram Shah
🌟 Premio Speciale: Iron Boy, Louis Clichy
🎭 Miglior Attore: Bradley Fiomona Dembeasset — Congo Boy
🎭 Miglior Attrice: Marina de Tavira, Daniela Marín Navarro, Mariangel Villegas — Siempre Soy Tu Animal Materno
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