Cannes 2026: Palma d'Oro: Fjord, Cristian Mungiu - tutti i premi della 79ª edizione

Cannes 2026 si chiude stasera: Palma d'Oro, Grand Prix e tutti i premi della 79ª edizione in diretta su Luci sulla Scena. Favorito Hamaguchi.

La giuria di Park Chan-wook chiude la 79ª edizione. Hamaguchi favorito, Palma onoraria a Barbra Streisand. Luci sulla Scena segue la cerimonia in tempo reale.

[di Redazione]

79ª edizione - Cannes Film Festival

Tra poco meno di un'ora, alle 20.15, al Grand Théâtre Lumière di Cannes, la giuria presieduta da Park Chan-wook sale sul palco e trasforma dodici giorni di proiezioni in una lista di nomi. Ventidue film in concorso. Una cerimonia condotta da Eye Haïdara. E la Palma d'Oro onoraria a Barbra Streisand, due volte Oscar, cantante, regista, produttrice, che ha già dichiarato che il cinema trascende i confini e la politica e afferma il potere dell'immaginazione nel plasmare un mondo più compassionevole. Una frase che suona come il manifesto involontario di questa edizione intera.

Chi arriva alla cerimonia senza aver seguito i dodici giorni della Croisette può recuperare il bilancio completo della 79ª edizione, i film più acclamati dalla critica, i favoriti, le polemiche, le sorprese,  nel nostro articolo di ieri [LINK: lucisullascenamag.it/2026/05/cannes-2026-bilancio-del-festival.html].

Luci sulla Scena seguirà la cerimonia in tempo reale: questo articolo sarà aggiornato con i vincitori man mano che verranno annunciati. Puoi seguire gli aggiornamenti anche in diretta sul nostro canale WhatsApp.

La cerimonia comincia tra poco. Restiamo qui.

IL PALMARÈS — aggiornamento in tempo reale

Competizione principale

🏆 Palma d'Oro: Fjord, Cristian Mungiu 

🥈 Grand Prix: Minotaur, Andreï Zvyagintsev 

 ⚖️ Premio della Giuria: The Dreamed Adventure, Valeska Grisebach 

 🎬 Miglior Regia ex aequo: Javier Calvo & Javier Ambrossi — La Bola Negra / Paweł Pawlikowski — Fatherland 

 ✍️ Miglior Sceneggiatura: Emmanuel Marre — A Man of His Time 

 🎭 Miglior Attrice: Virginie Efira e Tao Okamoto — All of a Sudden 

🎭 Miglior Attore: Emmanuel Macchia e Valentin Campagne — Coward 

🎥 Caméra d'Or: Ben'Imana, Marie-Clémentine Dusabejambo 

🎞️ Palma d'Oro cortometraggio: The Opponents, Federico Luis 

Un Certain Regard

🏆 Miglior Film: Everytime, Sanda Wollner

⚖️ Premio della Giuria: Elephants in the Fog, Abinash Bikram Shah (opera prima)

🌟 Premio Speciale della Giuria: Iron Boy, Louis Clichy

🎭 Miglior Attore: Bradley Fiomona Dembeasset — Congo Boy, regia Rafiki Fariala

🎭 Miglior Attrice: Marina de Tavira, Daniela Marín Navarro, Mariangel Villegas — Siempre Soy Tu Animal Materno, regia Valentina Maurel

Aggiornamenti in diretta a partire dalle 20.15

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GGIORNAMENTO — PALMA D'ORO

La Palma d'Oro della 79ª edizione va a Fjord di Cristian Mungiu.

Quasi vent'anni dopo la Palma d'Oro per 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, il regista rumeno Cristian Mungiu torna in cima alla Croisette con il suo primo film in lingua straniera. Fjord racconta la storia della famiglia Gheorghiu — Mihai, ingegnere rumeno, e Lisbet, moglie norvegese — cristiani conservatori che si trasferiscono con i loro cinque figli in un villaggio idilliaco affacciato su un fiordo. Quando un'insegnante scopre dei lividi sul corpo di uno dei bambini, la comunità comincia a interrogarsi sull'educazione tradizionale della famiglia. Il film punta il dito sulla polarizzazione sempre più radicale della società, che ci fa dimenticare l'importanza del dubbio. Con Sebastian Stan e Renate Reinsve nei ruoli principali, Fjord aveva ricevuto alla premiere la standing ovation più lunga dell'intera edizione — dieci minuti — dividendo però la critica tra chi lo considerava un capolavoro e chi lo trovava al di sotto delle aspettative. La giuria di Park Chan-wook ha scelto il dubbio. Ha premiato il film che costringe lo spettatore a stare dalla parte di chi non la pensa come lui. 

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AGGIORNAMENTO — Grand Prix

Il Grand Prix va a Minotaur di Andreï Zvyagintsev — e il cinema russo, anche dall'esilio, trova il modo di parlare alla storia. Accolto alla premiere con otto minuti di standing ovation, il film è un ritratto al vetriolo della Russia putiniana: Gleb, direttore d'azienda di successo, si ritrova assediato contemporaneamente dalle pressioni aziendali, dall'instabilità del mondo fuori — la guerra in Ucraina che entra nelle case come un rumore di fondo — e dalla scoperta del tradimento della moglie. Zvyagintsev traspone la geometria del tradimento coniugale in una favola politica, dove la crisi del matrimonio e la crisi di un paese collassano l'una sull'altra con precisione chirurgica. È il ritorno del regista di Leviathan e Loveless dopo quasi un decennio — un regista che vive in esilio a Parigi, che gira con fondi francesi, lettoni e tedeschi, e che con questa storia di un uomo il cui mondo ordinato precipita verso il caos ha trovato la metafora più esatta per la Russia di oggi. La giuria gli ha dato il secondo premio più importante del festival. Qualcuno dirà che meritava la Palma.

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AGGIORNAMENTO — Miglior Regia (ex aequo)

Premio doppio e inaspettato per la Miglior Regia: la giuria di Park Chan-wook lo assegna congiuntamente a Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra e a Paweł Pawlikowski per Fatherland.

La Bola Negra — accolto alla premiere con venti minuti di applausi, sfiorando il record di Cannes detenuto da Il labirinto del fauno — racconta le storie intrecciate di tre uomini in tre epoche diverse della Spagna: 1932, 1937 e 2017, legate dall'ultima opera incompiuta di Federico García Lorca. Il cuore del film è l'impossibilità della comunicazione: videochiamate mancate, una mano che esita su un citofono, silenzi che durano troppo a lungo. La violenza, dicono i registi, non è sempre in quello che facciamo, ma in quello che non diciamo. Calvo e Ambrossi, icone queer della cultura spagnola già autori di Veneno e La Mesías, dal palco della premiere avevano dichiarato: "A chi pensa che faremo un passo indietro sui diritti LGBTQ+, abbiamo cattive notizie." 

Fatherland di Pawlikowski chiude invece un trittico in bianco e nero sull'Europa centrale — dopo Ida (2013) e Cold War (2018) — seguendo Thomas Mann e sua figlia Erika in un viaggio in automobile attraverso la Germania del 1949, divisa tra l'occupazione americana a Francoforte e quella sovietica a Weimar. Ottantadue minuti di austera precisione, con Sandra Hüller e Hanns Zischler, che affrontano la domanda più dolorosa di un'intera generazione: dove è la patria, quando la patria non esiste più? 

Due film che guardano al passato per capire il presente. Un premio doppio che dice molto sulle tensioni di questa edizione.

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AGGIORNAMENTO — Premio della Giuria

Il Premio della Giuria va a The Dreamed Adventure della regista tedesca Valeska Grisebach — il suo primo film dopo Western del 2017, accolto alla premiere con cinque minuti di applausi. Ambientato in una cittadina di confine nel sud-est della Bulgaria, al crocevia tra Bulgaria, Grecia e Turchia, il film segue Veska, un'archeologa che si ritrova coinvolta in un commercio illegale per aiutare un amico, finendo per confrontarsi con i propri desideri e il proprio passato. Un film con l'architettura di base di un noir, ma senza alcuna pazienza per gli spettatori impazienti: Grisebach costruisce la storia attraverso ritrovi notturni in cortili, vino passato di mano in mano, legami tra persone che rivelano profondità inaspettate, in un equilibrio inquieto con quello che sembra un conflitto tra bande criminali sul punto di esplodere. Un'opera che sceglie la lentezza come forma di resistenza — e che la giuria di Park Chan-wook ha deciso di premiare. 

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AGGIORNAMENTO — Miglior Attrice, Miglior Attore, Miglior Sceneggiatura

Tre premi in rapida successione. La Miglior Attrice va ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto per le loro interpretazioni in All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi — una doppia presenza scenica che la giuria ha evidentemente ritenuto inseparabile. Il Miglior Attore è condiviso tra Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, protagonisti di Coward di Lukas Dhont, dramma ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. Anche qui un riconoscimento doppio, per due performance costruite in simbiosi. La Miglior Sceneggiatura va a Emmanuel Marre per A Man of His Time — un film che esplora le domande di resistenza e collaborazione nella Francia dei primi anni della Seconda Guerra Mondiale. Tre premi che disegnano già un'edizione attenta alle zone grigie della storia e dell'identità.


AGGIORNAMENTO — Caméra d'Or e Palma d'Oro cortometraggio

Si apre con i primi premi della serata. La Caméra d'Or per la migliore opera prima va a Ben'Imana della regista ruandese Marie-Clémentine Dusabejambo — un film storico: è il primo lungometraggio ruandese a essere proiettato al Festival di Cannes. Il film esplora le complessità della giustizia e della riconciliazione in Rwanda a quasi trent'anni dal genocidio del 1994 contro i Tutsi, attraverso l'esperienza di una sopravvissuta. Un esordio che porta sulla Croisette una storia necessaria e troppo a lungo assente dai grandi festival internazionali.

La Palma d'Oro per il miglior cortometraggio va invece a The Opponents del regista messicano Federico Luis — primo premio della serata in assoluto.

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AGGIORNAMENTO ORE 20.15 — La cerimonia è iniziata

La cerimonia è ufficialmente aperta. I premi in palio questa sera sono la Palma d'Oro, il Grand Prix, il Premio della Giuria, la Miglior Regia, la Miglior Sceneggiatura, la Miglior Attrice e il Miglior Attore. A consegnarli: Geena Davis, Xavier Dolan, Pierfrancesco Favino, Gael García Bernal, Nadine Labaki e Zoe Saldaña. La Palma d'Oro sarà presentata da Tilda Swinton — la stessa che pochi giorni fa dal palco del suo Rendez-vous aveva detto che il cinema deve fare storie caotiche e avventurose per battere l'IA. Stasera consegna il premio più importante del cinema mondiale.

I ventidue film in concorso per la Palma d'Oro sono: Bitter Christmas di Pedro Almodóvar, A Woman's Life di Charline Bourgeois-Tacquet, La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi, Coward di Lukas Dhont, Parallel Tales di Asghar Farhadi, Paper Tiger di James Gray, Dreamed Adventure di Valeska Grisebach, All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, The Unknown di Arthur Harari, Another Day di Jeanne Herry, Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda, Hope di Na Hong-jin, Nagi Notes di Koji Fukada, Gentle Monster di Marie Kreutzer, A Man of His Time di Emmanuel Marre, Fjord di Cristian Mungiu, The Birthday Party di Léa Mysius, Moulin di László Nemes, Fatherland di Paweł Pawlikowski, The Man I Love di Ira Sachs, The Beloved di Rodrigo Sorogoyen e Minotaur di Andreï Zvyagintsev.

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