Biennale di Venezia 2026: i padiglioni di Lituania, Lettonia ed Estonia sfilano per l'Ucraina. L'arte si unisce contro la guerra.
Lituania, Lettonia ed Estonia uniscono le forze all'Arsenale in una camminata per rivendicare il ruolo della cultura contro l'oppressione e la guerra.
[di Redazione]
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia si apre all'insegna di un forte e ineludibile messaggio civile. Durante la giornata di preview di mercoledì 6 maggio 2026, i padiglioni nazionali di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno dato vita a una camminata in solidarietà con l’Ucraina, il suo popolo, la sua cultura e i suoi artisti. L'iniziativa ha tracciato una linea simbolica di connessione partendo dal Padiglione Lituania, attraversando gli spazi dell'Arsenale che ospitano il Padiglione Lettonia, per concludersi infine al Padiglione Estonia. L'atto collettivo segna un impegno condiviso a restare uniti di fronte all’ingiustizia e sottolinea il ruolo vitale della cultura come spazio di resilienza, memoria e libertà in tempi di crisi.
Un'eco storica di libertà e resilienza
Il gesto compiuto dalle nazioni baltiche assume una particolare e profonda risonanza storica. Lituania, Lettonia ed Estonia hanno riconquistato la propria indipendenza oltre tre decenni fa, affrancandosi da un lungo periodo di occupazione da parte dell’Unione Sovietica. L'azione veneziana richiama alla memoria i cittadini che nel 1989 si unirono nella "Via Baltica", una catena umana lunga 675 chilometri concepita come simbolo pacifico di unità e determinazione contro l’oppressione. Oggi, la processione artistica riecheggia quel gesto coraggioso, riaffermando una continuità di valori fondata sulla solidarietà e sui principi democratici. Il mondo dell'arte rivolge il suo pensiero più profondo agli operatori culturali ucraini che continuano a creare in condizioni di guerra, così come a coloro che hanno perso la vita a causa della violenza in corso. Si esprime, parallelamente, un sostegno totale al patrimonio culturale dell’Ucraina, sistematicamente danneggiato e cancellato, richiamando l’attenzione internazionale urgente sulla sua tutela.
Le voci delle istituzioni baltiche
Le commissarie dei tre padiglioni hanno espresso posizioni nette e incisive. Lolita Jablonskienė, commissaria del Padiglione Lituania, ha ricordato l'urgenza di supportare l'Ucraina "affinché i suoi monumenti distrutti e la sua creatività contemporanea possano rinascere in qualcosa di nuovo". Ha inoltre evidenziato l'obiettivo comune di unire le persone per trasformare questo impegno in un’azione di raccolta fondi essenziale per la causa. Dalla Lettonia, Solvita Krese ha ribadito che nell’attuale realtà geopolitica ci viene ricordato che "la libertà non è mai scontata: deve essere difesa". Ha sollevato interrogativi stringenti sulla responsabilità delle istituzioni culturali, criticando la decisione della Biennale di consentire la partecipazione della Russia. Attraverso l'azione "Death in Venice", un emblema creato dall’artista Kriss Salmanis, Krese ha esortato l'arte a rimanere uno spazio saldo "di pensiero critico, solidarietà e sostegno all’Ucraina". Infine Maria Arusoo, commissaria del Padiglione Estonia, ha definito la processione un severo promemoria del fatto che la guerra persiste in Europa. Arusoo ha condannato duramente le nazioni "che si presentano come nazioni fraterne mentre commettono crimini di guerra". Ha espresso totale solidarietà verso tutti i Paesi indipendenti minacciati da potenti aggressori di natura coloniale. Questa camminata si eleva a gesto modesto ma collettivo per riconoscere, testimoniare e stare al fianco del popolo ucraino e al valore duraturo della cultura in un momento di profonda crisi.
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