Stanza con compositore – recensione: Martone e Musella al Teatro Vascello di Roma

Recensione di Stanza con compositore, lo spettacolo di Mario Martone al Teatro Vascello di Roma. Lino Musella nel testo ispirato a Fabrizia Ramondino.

Valutazione: ★★★★☆ (4.0 su 5)

Al Teatro Vascello di Roma, il nuovo spettacolo di Mario Martone trasforma il testo di Fabrizia Ramondino in un trionfo di cinismo, grande recitazione e riflessione esistenziale, guidato da un magistrale Lino Musella.

[Ludovico Cantisani]

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali

Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo è il nuovo spettacolo teatrale di Mario Martone con la collaborazione di Ippolita di Majo, già andato in scena a Napoli e a Milano, adesso in programma dal 14 al 19 aprile al Teatro Vascello di Roma. Stanza con compositore segna, sia pure virtualmente, la terza collaborazione tra Martone e la scrittrice napoletana Fabrizia Ramondino, scomparsa nel 2008, dopo la collaborazione alla sceneggiatura di Morte di un matematico napoletano, film d’esordio del regista e di Toni Servillo, nel 1991, e la messa in scena della sua drammaturgia Terremoto con madre e figlia nel 1993. Frutto diretto dell'immersione dell'autrice nell'opera teatrale e romanzesca di Thomas Bernhard, Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo colpisce innanzitutto per il grande lavoro scenografico, a firma dello stesso Mario Martone, con un prologo in cui il sipario stesso è piegato ad essere elemento di scena, e il compositore enuncia i principi ispirativi del suo fittizio stile compositivo - libere associazioni musicali alla base della sua prolificità - per poi evolvere in due diversi interni, con un breve cambio scena, che mettono in scena la casa-studio del title character; ma queste scenografie risultano essere in progressivo smantellamento, grazie al personaggio di un astuto rigattiere che via via porta con sé sempre più pezzi di mobilio, mentre il compositore si limita ad esclamare "imparate l'arte della decadere"; in cambio di questi beni domestici e famigliari, il compositore guadagna una serie di riproduzioni di violini d'epoca, in particolare uno Stradivari falso, ma ritenuto autentico sufficientemente tempo da essere considerato, a suo dire, "di buona fattura" - e questi violini sono gli unici elementi stilizzati e antinaturalistici di tutta la scenografia, per il resto - prologo escluso - improntata tutta a una buona fattura materiale e un certo gusto quasi aristocratico d'allestimento.

Lino Musella protagonista assoluto

Stanza con compositore

Nell'allestimento di Martone Stanza con compositore è anche una significativa prova d'attore, anzi di attori: nel cast spiccano in particolare Lino Musella, fresco del successo della serie tv Portobello, che giganteggia da protagonista assoluto della pièce, e una Iaia Forte magnificamente caricaturale nel ruolo della madre del compositore. Con questa il protagonista ha, e date le premesse del testo non può che avere, un rapporto ambivalente, morboso, occasionalmente incestuoso e perennemente contraddittorio, riassunto nella riflessione, di nuda e feroce autenticità, "ho sempre desiderato di essere orfano finché non ho capito che da orfano avrei desiderato di avere una mamma". Se con l'ex-moglie il successivo dialogo è improntato a una glaciale freddezza, il rapporto con la figlia è l'unica dimensione della sua vita affettiva in cui il compositore dimostra un certo margine di umanità, sia pure anch'essa distorta anzitutto dal richiamo a tutti i ragazzi che lei gli fa conoscere, e a cui lui si affeziona salvo poi vederli sparire. Prodotto dal Teatro di Napoli, lo spettacolo vede in scena anche Tania Garribba, Giorgio Pinto, India Santella, Matteo De Luca.

La regia di Mario Martone

Fedele alla sua ispirazione bernhardiana, Stanza con compositore è anche una magnifica cornucopia di battute sferzanti e aforismi disarmanti, che spaziano dal prevedibile ambito tematico della musica - "altri compositori hanno paura dell'immaginazione, che unisce il sé e il non sé" - a più generali considerazioni che testimoniano la singolarissima attitude del protagonista nei confronti della condizione umana in quanto tale, con frequenti apostrofi rivolte al pubblico nella compiaciuta violazione della quarta parete. Del resto è proprio nel rapporto col pubblico che il compositore lascia scorgere un scampolo di apertura umana, con l'esclamazione "sono e suono solo per voi, miei amici" che chiude lo spettacolo; ma fino a quel momento tutto Stanza con compositore pullula di accenti escatologici - "io mi sono trasferito nella fine e là sto di casa" -, esistenziali - "che suono c'è stato quando sono nato?" -, apotropaici à la Carmelo Bene - "di per sé non sono contro le buone maniere, ma contro tutte le maniere di vivere" -, e acutamente misantrope - "non si può andare contro qualcuno senza andargli verso e non si può andare verso qualcuno andandogli contro". Il compositore dichiara di essere "non triste ma tristo... Se basta una vocale a cambiare un significato, figuriamoci uno stato d'animo"; e nel monologo centrale dello spettacolo - "non ho niente da dire in questo secolo! Sono felici e non hanno storia! Io non sono né felice né infelice... Io... sono!" - si rafforza l'impressione che, al netto della fisiologica componente wagneriana, più che uno o più specifici compositori del Novecento il compositore senza nome della pièce della Ramondino abbia come retroterra ispirativo il già citato Carmelo Bene, in uno squarcio nichilista sulla vita creativa e sull'umanità tout court.

Vale la pena vederlo?

Toccando corde che raramente nella cultura italiana - riscontrabili volendo nel Giacomo Leopardi delle Operette morali, in certo Carlo Emilio Gadda, in certo Giorgio Manganelli, in Alberto Moravia solo nelle pagine più cupe e nauseéate, in Guido Ceronetti, e pochi altri - il ritrovato Stanza con compositore, donne, strumenti musicali, ragazzo di Fabrizia Ramondino si presenta al pubblico come un unicum della letteratura non solo teatrale italiana quanto a cupezza drammaturgica e sforzante pessimismo; nelle mani di Mario Martone e del suo cast, diventa uno spettacolo scorrevole, coinvolgente nel suo marcato distacco e catartico, che riconferma il talento recitativo di Musella, del resto già noto da tempo in ambito teatrale prima che nell’ultimo lustro i fratelli D'Innocenzo, Paolo Sorrentino, Marco Bellocchio e Pupi Avati lo chiamassero al cinema e alla televisione. Stanza con compositore della Raondino e di Martone sa essere così al tempo stesso dirompente e classico, tradizionale nella forma e anti-tradizionale nei contenuti, in un crescendo di grandi proclami e frasi caustiche da cui in ultimo si evince l’unica certezza che "solo la musica cura il delirio del mondo".

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