My Name Is Orson Welles: la grande mostra al Museo del Cinema di Torino dal 1° aprile 2026. Film, archivi e un romanzo inedito.
Il labirinto di Orson: Torino celebra il genio che sfidò Hollywood
[di Alex M. Salgado]
Affrontare Orson Welles significa immergersi in un labirinto di specchi dove l'uomo e l'artista si confondono fino a diventare un'unica, ingombrante ossessione. Dal 1° aprile al 5 ottobre 2026, il Museo Nazionale del Cinema di Torino accetta la sfida ospitando alla Mole Antonelliana My Name Is Orson Welles, una mostra monumentale concepita dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud. Non aspettatevi la solita celebrazione polverosa: qui si scava nella carne di un artista totale che fu attore, scrittore, mago e, sopra ogni cosa, il più grande sabotatore delle regole costituite.
Il percorso espositivo si articola in cinque aree tematiche cronologiche, 1915–1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L'inizio dei guai; 1947–1968 Una star in Europa; 1969–1985 Un re senza regno, che scandiscono la salita lungo la rampa, accompagnate da grandi pannelli con i volti morfologicamente sempre diversi di uno stesso talento. Ma è già nell'Aula del Tempio che la mostra rivela il suo carattere visionario: tre schermi in tripolina sospesi a 18 metri di altezza esaltano la dimensione ipnotica della sequenza degli specchi da La signora di Shanghai, mentre un'installazione dedicata a Rosabella (Rosebud) immerge il visitatore nell'atmosfera di Quarto potere. Il coup de théâtre iniziale è affidato alla chapelle del Caffè Torino, trasformata nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles, nel 1938, aveva terrorizzato l'America con la sua La guerra dei mondi.
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| Orson Welles e Rita Hayworth ne The Lady from Shanghai |
Un contributo essenziale alla comprensione di questo caos organizzato arriva dalle parole di Carlo Chatrian, direttore del Museo Nazionale del Cinema: «Siamo molto felici di ospitare questa mostra, che è concepita come un viaggio nell'universo di un artista che ha ancora molto da dirci. La libertà e la spregiudicatezza con cui Orson Welles si è mosso tra discipline diverse, attraversando i continenti con quella lucidità di sguardo che solo gli stranieri hanno, lo avvicinano ai giovani nati nel nuovo millennio. Se il cinema per tutto il Novecento ha spinto in direzione del mimetismo del reale, Welles ha percorso la strada opposta, quella dell'illusione, del trucco, della finzione che raggiunge un altro livello di verità». E ancora: «Welles è per tanti versi un Teseo moderno, un esploratore che mette in comunione mondi distanti, un visionario che ha attraversato diversi territori artistici e che ha visto più lontano di molti altri. Per questo i suoi film, i suoi disegni, i suoi scritti ancora oggi ci interpellano».
Proprio Chatrian sarà protagonista di un appuntamento imperdibile l'11 giugno 2026 alle ore 19:00, quando condurrà personalmente una visita guidata speciale alla mostra My Name Is Orson Welles, 90 minuti per soli 25 partecipanti, al costo di 30 euro comprensivi di ingresso e visita, prenotabile su museocinema.it, svelando aneddoti e curiosità sui mille volti del regista americano.
Un'attenzione particolare merita la scelta di allestire la mostra secondo i criteri del Design for All: testi facilitati, pannelli ad alta leggibilità, audio descrizioni e video in Lingua dei Segni Italiana attivabili tramite QR code, oltre a modelli e pannelli visivo-tattili pensati per un'esperienza multisensoriale. Una scelta che trasforma My Name Is Orson Welles in un evento culturale davvero accessibile, coerente con lo spirito di un artista che, dalla radio al cinema, dal teatro alla televisione, ha sempre cercato di moltiplicare i canali attraverso cui far arrivare la propria visione al pubblico più ampio possibile.
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| Citizen Kane_Fotografia_1941 |
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