Italiani e cultura, i dati Istat 2026: cinema in declino strutturale, teatro e spettacoli in ripresa

L'Istat pubblica un'analisi storica sui consumi culturali italiani dal 1926 al 2025. Cinema ridimensionato, teatro in crescita, lettura stagnante.

Il rapporto "Storie di dati" dell'Istat traccia un secolo di consumi culturali in Italia: libri, musei, cinema, teatro e media a confronto. 

[di Alessandro Massimo]

Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo

Il 23 aprile 2026 l'Istat ha pubblicato Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo, un documento della serie Storie di dati che raccoglie quasi cento anni di rilevazioni sui consumi culturali degli italiani. Il quadro che emerge non è semplicemente quello di un Paese che consuma più o meno cultura rispetto al passato: è quello di un Paese che ha cambiato il modo in cui la cultura la fruisce, e che lo ha fatto in modo diseguale, tra generazioni, tra territori, tra classi sociali.

Libri e lettura: più titoli, meno lettori adulti

istat libri e lettura
La produzione libraria italiana è cresciuta di oltre tredici volte tra il 1926 e il 2024, passando da circa 6.300 a oltre 83.000 opere. Una crescita alimentata prima dall'allargamento del pubblico dei lettori e poi, più di recente, dalle tecnologie digitali, che hanno reso economicamente accessibile la pubblicazione anche per tirature ridotte. Nel 2025, gli e-book rappresentano l'11,1% del totale e gli audiolibri il 2,5%, ma circa sette lettori su dieci continuano a scegliere il libro cartaceo come modalità esclusiva.

Sul versante dei lettori, il dato è meno confortante. La quota di persone over 11 anni che ha letto almeno un libro nell'arco di un anno è cresciuta dal 16,6% del 1965 fino al 46,5% del 2010, per poi ridiscendere e stabilizzarsi intorno al 40%, con un vantaggio femminile di oltre undici punti percentuali. Il divario geografico è marcato: 46,6% nel Centro-Nord contro 30,6% nel Mezzogiorno. In prospettiva europea, nel 2022 l'Italia si collocava in terzultima posizione tra i Paesi dell'Unione per quota di lettori adulti, appena il 35%, circa venti punti sotto la Spagna e ventisei sotto la Francia. Nei Paesi nordici la lettura coinvolge il 70% della popolazione adulta e non mostra le fratture generazionali che invece caratterizzano i Paesi a bassa intensità di lettura, come il nostro.

Musei e patrimonio culturale: l'eccezione positiva

Le visite a musei e aree archeologiche rappresentano uno dei fenomeni di crescita più netti. Il numero di musei e istituti similari statali è passato da 110 nel 1929 a 453 nel 2024. I visitatori sono cresciuti da 2,8 milioni a quasi 61 milioni nello stesso arco di tempo, con un incremento di oltre 20 milioni solo nell'ultimo decennio, ben al di sopra del semplice recupero dal crollo pandemico del 2020-2021. I turisti stranieri pesano per il 51,5% del totale (dato 2022), ma la crescita riguarda anche gli italiani: la quota di residenti che hanno visitato musei o mostre è salita dal 22,7% del 1993 al 35,8% del 2025.

Cinema e teatro: storie parallele, direzioni opposte

istat cinema e teatri
È probabilmente su cinema e teatro che i dati Istat offrono la lettura più interessante per chi si occupa di cultura dello spettacolo, e la più utile a smontare alcune narrazioni correnti.

Il cinema ha dominato incontrastato la scena dello svago di massa per i primi decenni del dopoguerra: tra il 1936 e la metà degli anni Cinquanta, i biglietti venduti hanno raggiunto oltre 16.000 per ogni mille abitanti. Il teatro, già allora, cedeva terreno: dagli oltre 490 biglietti per mille abitanti degli anni Trenta era sceso a poco più di 300. L'arrivo della televisione negli anni Sessanta ha segnato l'inizio del declino cinematografico, poi accelerato negli anni Ottanta dall'home video e, in epoca recente, dallo streaming e dalla visione on demand. Il 2020-2021 ha rappresentato un crollo verticale per entrambi i comparti, ma le traiettorie di ripresa raccontano storie diverse.

Nel 2024, gli spettacoli teatrali e musicali hanno superato gli 800 biglietti per mille abitanti, un livello che in molti anni precedenti era rimasto sotto quella soglia. Il cinema, invece, ha recuperato solo parzialmente: 1.200-1.300 biglietti per mille abitanti, un valore che si colloca su livelli storicamente molto inferiori rispetto al picco del dopoguerra e che riflette, secondo l'Istat, una trasformazione strutturale dei comportamenti di consumo a favore della visione domestica e a richiesta.

Il confronto è significativo anche su base individuale. Tra il 1993 e il 2025, la quota di italiani con più di sei anni che è andata al cinema almeno una volta nell'anno è cresciuta dal 40,7% al 48,2%. Il cinema resta dunque la forma di fruizione culturale fuori casa più diffusa tra la popolazione. Tuttavia, i frequentatori assidui, quelli che ci vanno quattro o più volte all'anno, sono calati dal 19,8% al 15,2%: meno persone, cioè, hanno un'abitudine consolidata alla sala.

Il teatro segna invece una crescita più pronunciata, pur partendo da quote più basse. Chi è andato a teatro almeno una volta nel 2025 era il 24,3% della popolazione over sei anni, contro il 14,5% del 1993. Crescita analoga per i concerti: quelli di musica classica e opera lirica sono passati dal 7,1% all'11,8% del pubblico, mentre i concerti pop e rock hanno quasi raddoppiato la propria platea, dal 14,4% al 26,3%.

Il confronto europeo, però, ridimensiona l'ottimismo. Nel 2022, l'Italia si collocava al dodicesimo posto nell'Ue per abitudine a recarsi al cinema, e alla ventunesima posizione per la frequentazione di spettacoli dal vivo, teatro e concerti inclusi. Un dato che segnala come la crescita interna, pur reale, parta da una base storicamente bassa.

Media e informazione: il sorpasso di Internet

istat mezzi di informazione
Dagli anni Novanta, il picco dei media tradizionali, con il 96% della popolazione che guardava la televisione e oltre il 64% che leggeva quotidiani, la traiettoria è stata di declino costante per tutti i media analogici. Nel 2025, gli spettatori regolari della TV sono scesi sotto il 70%, quelli della radio sotto il 30%, e i lettori di quotidiani sono arrivati al 26%. Internet, nel frattempo, è passato dal 20% di utenti regolari nel 2001 all'80% nel 2025. Secondo l'Osservatorio AGCOM 2026, Internet ha già superato la televisione come principale canale informativo dal 2023, e per il 40,7% dei giovani tra i 14 e i 24 anni è oggi l'unico canale utilizzato. Le piattaforme di video on demand contavano nel terzo trimestre 2025 quasi 16 milioni di abbonati paganti e circa 38 milioni di utenti sui servizi gratuiti.

Sport: un Paese più attivo, ma non ovunque

La pratica sportiva continuativa è passata dal 2,6% del 1959 al 30,3% del 2025. Includendo i praticanti saltuari si arriva a quasi il 40%, e considerando l'attività fisica in senso più ampio si avvicina al 70%. Il divario di genere si è ridotto nel tempo, ma permane. Quello territoriale è più resistente: circa undici punti tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Il dato socioculturale è però il più eloquente: tra i laureati la quota di praticanti continuativi raggiunge il 42,5%, contro appena il 12% tra le persone con un livello di istruzione più basso.

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