L'arte si accorda sul clima. Dalla Biennale di Venezia al pragmatismo delle fondazioni USA, il realismo ecologico domina la scena.
Dalle frequenze minori della Biennale curata da Koyo Kouoh ai fondi filantropici americani: l'industria creativa smette di fare rumore e abbraccia il pragmatismo climatico.
[di Mina Jane]
L'orologio del pianeta ticchetta con un groove sincopato d'emergenza e l'arte contemporanea ha finalmente deciso di accordare i propri strumenti su questa precisa frequenza. Se per decenni le kermesse culturali hanno sparato i decibel al massimo per nutrire l'industria dello spettacolo, la 61esima Biennale di Venezia impone un radicale e terapeutico abbassamento di volume. Sotto la guida concettuale della compianta Koyo Kouoh, l'esposizione intitolata In Minor Keys ci chiede di sintonizzarci sulle frequenze minori. Si tratta di un puro esercizio di ascolto profondo orchestrato come un'improvvisazione jazz: fluida, relazionale, totalmente devota all'interplay tra le opere. All'interno di questa complessa partitura visiva, l'ecologia si evolve da distratto ronzio di fondo a potente linea di basso che detta il tempo all'intera industria creativa.
Ascoltando le vibrazioni della laguna troviamo risonanze magnifiche. Il Padiglione del Giappone, ad esempio, suona una straordinaria traduzione del collasso ambientale, con l'artista Ei Arakawa-Nash intento a convertire i gelidi dati del carbon footprint in una sinestesia corporea e spaziale. Al contempo, il mercato ritrova una materialità ruvida, un feedback analogico e distorto che squarcia la patina asettica dell'era digitale. La consacrazione veneziana della novantunenne sudcoreana Kim Yun-Shin, maestra nel plasmare monumentali tronchi di legno armata esclusivamente di motosega, rappresenta un assolo viscerale che riafferma l'urgenza del tocco organico umano. Su un'altra traccia di questo stesso disco, le indagini dell'americano Trevor Paglen continuano a campionare e mappare le infrastrutture invisibili del tecno-capitalismo e dell'intelligenza artificiale, isolando le frequenze tossiche del nostro ecosistema sociopolitico.
Le grandi istituzioni filantropiche internazionali stanno riscrivendo la loro setlist, deviando i fondi dall'estetica da salotto per finanziare un vibrante realismo ecologico. A New York, il Lower Manhattan Cultural Council festeggia il suo cinquantesimo anniversario soffiando forte sulle trombe del pragmatismo. Sulla vulnerabile Governors Island, avamposto costiero esposto alla furia delle maree, la loro Climate Arts Residency fa suonare all'unisono gli scienziati della Stony Brook University e i creativi militanti. Una hit indiscussa di questo approccio è l'opera di Greg Corbino, capace di assemblare mastodontiche marionette a forma di pesce recuperando la plastica rigurgitata dalle correnti del fiume Hudson. Le fondazioni adottano apertamente il severo mantra del "commitment over spectacle", privilegiando l'impegno militante rispetto allo show effimero.
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