L'abisso sotto la superficie: Mariotti e Jovine svelano i segreti de L'acqua non è mai ferma

Mariotti e Jovine svelano all'Azzurro Scipioni i segreti de L'acqua non è mai ferma: un neo-noir italiano sulla psiche umana.

Un incontro esclusivo con gli autori rivela i retroscena, le influenze nordiche e la lunga gestazione del neo-noir indipendente che indaga le dinamiche del controllo psicologico e la banalità del male.

[di Redazione]

Stefano Fresi

Il prestigioso e storico Cinema Azzurro Scipioni di Roma ha fatto da cornice a un intenso incontro post-proiezione dedicato a L'acqua non è mai ferma, l'apprezzato neo-noir indipendente diretto da Roberto Mariotti e scritto da Ilaria Jovine in questi giorni al cinema grazie a Zoorama Distribuzione. L'evento, moderato da Massimo Righetti, ha offerto al pubblico la rara occasione di esplorare le profonde tematiche psicologiche e le scelte linguistiche della pellicola attraverso le voci dirette dei suoi creatori.

Il Film: Sinossi, Cast e Tematiche

L'acqua non è mai ferma è un denso thriller esistenziale, caratterizzato da un rigoroso e suggestivo bianco e nero. La narrazione si innesca con l'arrivo in un borgo sulle rive del Lago di Bracciano, durante una pioggia incessante, di un misterioso agente commerciale, interpretato da un inedito e sottrattivo Stefano Fresi. L'uomo si presenta per affittare un appartamento dall'anziano e rispettabile Gustavo Gentili (Toni Garrani), ma il suo vero obiettivo è far luce sulla scomparsa della precedente inquilina, Vittoria (Elena Arvigo). L'opera trascende la pura indagine procedurale per trasformarsi in un angosciante dramma da camera che esplora le relazioni tossiche, il conformismo borghese, la prigione invisibile delle convenzioni sociali e la rassicurante quanto spietata banalità del male. L'acqua diventa così metafora suprema della verità che, inesorabilmente, non smette mai di muoversi e riaffiorare.

Il Dibattito in Sala: Le Voci di Mariotti e Jovine

Durante il dibattito, gli autori hanno sviscerato la lunga genesi e il substrato filosofico dell'opera. Soffermandosi sulla natura interrogativa del film e sulla reazione del pubblico, il regista Roberto Mariotti ha esordito spiegando: "Una cosa bella che ha detto Marco Muscarà a Radio Rock è che questo film, dopo che l'hai visto, ti fa venire voglia di parlarne con gli altri, cioè ti pone comunque delle domande. E poi c'è l'elemento che ormai è quasi diventato prassi comune, cioè che uno si dimentica quello che fa, come se niente fosse".

Il cuore della discussione si è rapidamente concentrato sulle dinamiche di dominio psicologico. La sceneggiatrice Ilaria Jovine ha illustrato la genesi della sceneggiatura: "Gli elementi del controllo sottile e subdolo tra esseri umani sono un qualcosa su cui ragiono da tanto. Scrivendo spesso storie femminili, volevo partire dalla dinamica di controllo uomo-donna senza andare sul tracciato battuto del raptus o del possesso sentimentale, ma andando a indagare le altre declinazioni del controllo. Approfondendo, è venuto fuori in modo evidente il controllo finanziario, economico e di classe sociale e l'orrore del quotidiano in cui sembra che la persona ti aiuti, ma invece ti sta schiacciando".

Jovine ha poi ampliato il significato di questa tossica accondiscendenza: "Questa generosità ha mille declinazioni, da quelle anagrafiche tra generazioni passate e giovani, a quelle sociali del benestante proprietario. Questo controllo rappresenta l'ordine contro il disordine, ma qualsiasi persona alla fine sfugge perché vuole vivere a modo suo. Ogni volta che rivedo il film penso ai tempi che viviamo e ai protocolli che abbiamo addosso: si può applicare anche al cinema, perché se esci dal tracciato e non fai certe cose ci sono conseguenze".

Uno dei nodi centrali è stato il ruolo interpretato da Stefano Fresi. Mariotti ha confermato la sua natura puramente allegorica all'interno del racconto: "Essenzialmente lui è la coscienza, è una creatura del protagonista. L'attore stesso ci ha ringraziato spesso di questa cosa e ci fa piacere che abbia potuto sperimentare qualcosa di diverso con questo tipo di cinema".

Toni Garrani
Analizzando il meccanismo di autoinganno del padrone di casa (Garrani), Jovine ha precisato: "È nascondere, dimostra l'incapacità di oggi di fare i conti direttamente col dato di realtà. Lei glielo rinfaccia dicendo: 'non mi hai mai chiesto niente, hai fatto tutto tu'. Questo inventarsi un'altra persona e tutta questa messa in scena derivano dalla sua incapacità di guardare la realtà e di ammettere semplicemente i propri errori. Nasce dalla sua ossessione di dire agli altri che lui è una persona buona e salvifica".

La sceneggiatrice ha affondato ulteriormente il colpo sulla natura dell'antagonista: "Questa è la banalità del male: non avrebbe mai pensato di puntare l'ossessione di salvare questa ragazza che, al contrario, non gli ha chiesto niente e cerca solo l'autodeterminazione. Essendo lei già fuggita una volta nella sua back-story, non vuole ricadere nella stessa dinamica, ma compie un gesto estremo ritrovandosi davanti allo stesso problema. Lui poi occulta tutto perché non può macchiarsi davanti alla comunità a cui appartiene, e questo occultare è una violenza forse ancora più pesante". Una visione disillusa confermata da Mariotti: "Il problema è che questa è una violenza che vediamo ogni giorno".

Per distanziarsi dai cliché della cronaca nera, Jovine ha inoltre sottolineato: "Sì, potevamo scadere nella solita sopraffazione maschile o nel femminicidio, invece si tratta di un tipo di violenza basato sul controllo, che di base è asessuato". A cui il regista ha fatto eco ricordando i resoconti giornalistici standard: "Infatti molte volte nei casi di cronaca al telegiornale si sentono testimonianze che dicono 'era tranquillo, era un bravo ragazzo'".

Locandina ufficiale L'Acqua non è mai Ferma
Infine, l'incontro ha svelato un affascinante e sorprendente retroscena sulla lunga gestazione produttiva. Mariotti ha rivelato al pubblico: "C'è una storia dietro: lo abbiamo girato 10 anni fa in due settimane al Lago di Bracciano, eravamo in 10 elementi. Poi io e Ilaria lo abbiamo montato ma non ci è piaciuto, ed è rimasto nel cassetto per 8 anni prima di tirarlo nuovamente fuori grazie a lei". E riguardo alle loro influenze stilistiche ha specificato: "Prima avevamo fatto principalmente documentari per farci le ossa, ma qui ci sono forti influenze anche del cinema noir degli anni '40 e '50 e del cinema nordico".

Rispondendo a una domanda finale sul materiale girato originariamente e sulle integrazioni recenti, Mariotti e Jovine hanno concluso all'unisono: "Tutto quello che è stato aggiunto è solo il voiceover e le grafiche create per questa versione, e senza questo finale il film avrebbe avuto molto meno senso. Questi 10 anni nel cassetto sono stati necessari per farlo sedimentare".

A chiudere l'intensa serata è stato l'intervento di Carlo Benso, il distributore del film presente in sala, il quale ha ricordato quanto sia complessa e coraggiosa la circuitazione di queste preziose opere indipendenti, invitando i presenti a sostenere la pellicola attraverso lo strumento più potente: il passaparola. Un invito accolto da un caloroso applauso del pubblico dell'Azzurro Scipioni. Questo entusiasmo conferma come L'acqua non è mai ferma sia un'esperienza cinematografica viva, capace di sedimentare a lungo nella coscienza degli spettatori e di generare interrogativi profondi, dimostrando che, nel grande cinema d'autore così come nel reale, la verità non resta mai davvero immobile.

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