Cosa resta di una vita dedicata alla poesia? UN POETA arriva a Roma e la domanda brucia ancora

Il film premiato a Cannes 2025 arriva a Roma. Giovedì 26 marzo incontro con il protagonista Ubeimar Rios all'Azzurro Scipioni.

Il film rivelazione di Cannes 2025 approda all'Azzurro Scipioni con un evento speciale: in sala il protagonista Ubeimar Rios.

[di Alex M. Salgado]

Un Poeta - scena del film

Immagina un uomo che ha scommesso tutto su una parola. Non una parola qualsiasi: la parola giusta, quella che avrebbe dovuto cambiare tutto, aprire porte, costruire un nome. Poi immagina quell'uomo a cinquant'anni passati, ancora lì, con la stessa ostinazione e un conto in banca che racconta un'altra storia. Non è un personaggio inventato per fare del cinismo facile. È Oscar Restrepo, il poeta protagonista di Un poeta di Simón Mesa Soto, ed è anche, in qualche misura, il regista stesso.

Questo film colombiano, coprodotto con Germania e Svezia, ha fatto il suo ingresso nel mondo con la discrezione di chi non ha bisogno di alzare la voce: a Cannes 2025 ha conquistato il Premio della Giuria nella Sezione Un Certain Regard, e da allora non ha smesso di circolare tra festival e sale d'essai con quella rarità sempre più preziosa, la capacità di essere insieme popolare e raffinato, ironico e commovente, leggero nella forma e pesante nelle domande che lascia aperte.

Dal 26 marzo si potrà vederlo a Roma, al Cinema Azzurro Scipioni. E giovedì 26 marzo alle ore 19:00, troveremo qualcosa di più di una proiezione.

Un incontro che vale il biglietto (e oltre)

Un Poeta - Locandina ufficiale
Prima della proiezione serale del 26 marzo, l'Azzurro Scipioni ospita un evento che trasforma la visione in dialogo. In sala ci sarà Ubeimar Rios, l'attore colombiano che dà corpo e voce a Oscar Restrepo con una performance che a Cannes ha colpito critica e pubblico per la sua umanità imperfetta e magnetica. Con lui, Paolo Minuto di Cineclub Internazionale Distribuzione, la società che ha creduto nel film e lo porta nelle sale italiane.

È uno di quegli appuntamenti che il cinema d'autore sa offrire quando funziona nel modo giusto: non una semplice conferenza stampa travestita da evento, ma una conversazione vera, in una sala che di storie ne ha viste passare tante. «È un onore per Cineclub Internazionale presentare Un poeta insieme all'attore protagonista Ubeimar Rios all'Azzurro Scipioni» ha dichiarato Paolo Minuto. «Un film importante, premiato all'ultimo Festival di Cannes, dal forte impatto emotivo e popolare, senza trascurare lo stile cinematografico, e dunque all'altezza della nobile storia di questa sala romana.»

La sala, dal canto suo, accoglie l'occasione con lo spirito che la contraddistingue. «L'Azzurro Scipioni ha sempre creduto nel cinema capace di interrogare il presente con sensibilità e intelligenza» afferma Corrado Azzollini, presidente di L'Immagine ETS, l'associazione che gestisce il cinema. «Un poeta è esattamente il tipo di film che vogliamo portare al nostro pubblico: un'opera premiata a Cannes che sa essere al tempo stesso popolare e raffinata, capace di emozionare e far riflettere. Poter accogliere in sala il protagonista Ubeimar Rios rende questo appuntamento ancora più speciale.»

La storia: un fallito, una ragazza, e il mondo dell'arte nel mezzo

Oscar Restrepo è quello che si chiama un bel personaggio, nel senso letterario del termine, quello che implica contraddizione, spessore, resistenza alla semplificazione. Ha dedicato la vita alla poesia, e la poesia non gliene ha restituite molte in cambio. Eccentrico, ironico, sopravvissuto ai margini di un sistema culturale che continua a celebrare l'arte mentre ne tradisce spesso lo spirito più autentico, Oscar galleggia tra il cliché del poeta maledetto e qualcosa di molto più vivo e scomodo.

L'incontro con Yurlady, adolescente dei quartieri poveri di Medellín dotata di un talento grezzo e bruciante per la scrittura, riaccende in lui qualcosa che sembrava spento. Vuole guidarla, sostenerla, introdurla nel mondo della poesia istituzionale. Un gesto che nasce come cura e che si trasforma lentamente in qualcosa di più ambiguo, perché portare qualcuno nell'arte può essere un atto d'amore o una forma sottile di possesso, e il confine tra i due è spesso invisibile fino a quando non è già stato attraversato.

Accanto a questa storia corre un'altra corrente, più intima: il rapporto di Oscar con la figlia Daniela, con cui cerca di restare in contatto nonostante la separazione dalla madre. È in questi momenti, dolenti e dolcissimi, che il film rivela la sua vera temperatura emotiva. La sceneggiatura bilancia le due storie con una precisione rara, e il risultato è un'armonia che tiene insieme commedia e dramma senza che nessuno dei due soffochi l'altro.

Il regista: una domanda intima diventata film

Simón Mesa Soto non è nuovo alla capacità di trasformare il personale in universale. Con Amparo, il suo lungometraggio d'esordio, aveva già dimostrato uno sguardo capace di tenere insieme il sociale e l'emotivo senza ridurre nessuno dei due a illustrazione dell'altro. Con Un poeta va ancora più a fondo, e lo fa partendo da una domanda che definisce profondamente intima: «E se avessi fallito nell'arte?»

«Fare cinema in Colombia è incredibilmente difficile» ha spiegato il regista, «e dopo il mio primo lungometraggio ho seriamente pensato di smettere. Mi sono immaginato a cinquant'anni, a guadagnarmi da vivere come insegnante, cosa che, in effetti, è ancora il modo in cui pago le bollette — e a sopravvivere grazie ai ricordi idealizzati di una vita passata creando arte.» Da quella stanchezza, da quel desiderio dichiarato di fare qualcosa di «libero, sgangherato, con uno spirito quasi punk», è nato un film che paradossalmente funziona con la precisione di un orologio svizzero, pur conservando tutta l'irruenza di chi non ha più niente da perdere.

Perché vederlo e perché farlo adesso

Il cinema attraversa una stagione in cui le domande sull'arte, sul suo valore e sui meccanismi che ne determinano il riconoscimento non sono mai state così urgenti. Un poeta non offre risposte, e questa è la sua forza. Ti mette davanti a un uomo che ha sbagliato i tempi, forse le scelte, sicuramente le aspettative e ti chiede implicitamente dove ti riconosci, anche solo per un momento.

Gli orari delle proiezioni all'Azzurro Scipioni sono disponibili su azzurroscipioni.it. L'evento del 26 marzo alle 19:00 è a ingresso con biglietto ma quello che si potrà portare a casa non ha prezzo.

Alla fine di tutto, rimane quella domanda del regista, sospesa nell'aria come certi versi che non riesci a toglierti dalla testa: e se avessi fallito? Forse la risposta non è importante quanto il coraggio di continuare a farsela.

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