Pedro Almodóvar dice addio a Hollywood e torna in Spagna. Scopri i dettagli sul nuovo film Bitter Christmas e i progetti futuri previsti per il 2027.
In un'intervista a El País, il regista decreta la fine dei suoi film in lingua inglese criticando il sistema americano. Nel 2027 il prossimo set.
[di Redazione]
Il cinema di Pedro Almodóvar possiede un legame organico, viscerale e inestricabile con la cultura iberica, un cordone ombelicale che la pur fortunata deviazione hollywoodiana non è riuscita a recidere. In una lunga e rivelatoria intervista concessa al quotidiano spagnolo El País per promuovere la sua imminente fatica, Bitter Christmas, in uscita nelle sale iberiche alla fine di questo mese, il maestro manchego ha tracciato le coordinate definitive del suo futuro artistico, decretando la chiusura della sua parentesi con i film in lingua inglese.
Nel corso di questo decennio, l'autore aveva esplorato il territorio anglofono, prima con i raffinati cortometraggi The Human Voice (2020) e Strange Way of Life (2023), per poi approdare al formato del lungometraggio con The Room Next Door nel 2024. Un'opera impreziosita da Tilda Swinton e Julianne Moore, capace di conquistare il prestigioso Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Eppure, il richiamo della propria zona di comfort formale e linguistica si è rivelato ineludibile. Il regista confessa la totale assenza di desiderio nel replicare l'esperienza oltreoceano, sentenziando con inequivocabile chiarezza: "Sospetto che il resto della mia carriera continuerà a svolgersi in Spagna". L'apparato produttivo statunitense si è dimostrato, ai suoi occhi, eccessivamente barocco e pachidermico. Almodóvar punta il dito contro le enormi troupe richieste dalle dinamiche hollywoodiane, sottolineando come "a volte gli americani si complicano troppo la vita". Il suo universo cinematografico fatica fisiologicamente ad attecchire in un sistema così rigido, per quanto impreziosito dal divismo internazionale.
Il ritorno in patria coincide dunque con Bitter Christmas, un'opera che si preannuncia come un distillato del più classico e inconfondibile stile almodovariano. Torna l'estetica vibrante, trionfa il melodramma, si assottiglia inesorabilmente il confine tra arte e vita, rievocando la densità emotiva di pellicole imprescindibili come Parla con lei, Donne sull'orlo di una crisi di nervi e Tutto su mia madre. Il nuovo lungometraggio schiera un cast composto da Leonardo Sbaraglia, Victoria Luengo e Patrick Criado. Il nucleo narrativo ruota attorno a una donna ossessionata dal lavoro che, in seguito alla perdita della madre, decide di concedersi una vacanza a Lanzarote in compagnia di un'amica. Sull'isola, le loro esistenze iniziano misteriosamente a riflettere la trama scritta da uno sceneggiatore e da un regista cinematografico. Un meccanismo squisitamente metanarrativo che si colloca nel territorio d'elezione dell'autore, il quale ha persino descritto Bitter Christmas come una sorta di film gemello del celebrato Dolor y Gloria, lasciando presagire una nuova e dolente immersione in riflessioni dal sapore autobiografico.
La rassicurazione più luminosa per i cinefili riguarda però l'inesauribile urgenza espressiva del maestro. Alla veneranda età di 76 anni, l'autore non mostra alcun segno di cedimento, confermando l'intenzione di battere il suo prossimo ciak già nel corso del 2027. L'esperimento hollywoodiano giunge così al capolinea, il cineasta ha ancora innumerevoli trame da svelare, orgogliosamente radicato nella sua inimitabile Spagna.
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