Il Bene Comune di Rocco Papaleo dal 12 marzo al cinema. Un viaggio tra i dirupi dell'anima per imparare l'arte di ricostruirsi.
Di passi, di cortecce e di rovine. Dal 12 marzo al cinema "Il Bene Comune" di Rocco Papaleo: un'istruzione per l'uso per ricordarci che siamo tutti cantieri in attesa di restauro.
[di Massimo Righetti]
Giovedì 12 marzo. Il cinema si riprenderà il suo tempo con un colpo di spazzola sul rullante. Esce Il Bene Comune, distribuito da Piper Film. Quinto capitolo, diretto e interpretato da Rocco Papaleo. Un walking movie, anche se a ben guardare, all'inizio sembra solo un ostinato mettere un piede davanti all'altro. Biagio Riccio, ex militare in esilio dalla propria etica, ora guida turistica per vocazione o per difetto insieme al nipote Luciano (Andrea Fuorto) tra i dirupi. Raffaella (Vanessa Scalera) attrice di un successo tiepido ma di un'umanità bruciante. E quattro donne. Detenute a fine pena. In marcia. Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Livia Ferri e Rosanna Sparapano. Un'orchestra di passi spezzati (stonati per lo più). Una band sgangherata in cerca di un accordo.
Poi, come un assolo di tromba che non ha chiesto il permesso, mentre si incamminano per i sentieri, lo schermo smette di essere finzione e si fa geografia interiore. Il Parco Nazionale del Pollino perde i suoi confini topografici. Quel bosco smette di essere un altrove pittoresco per trasformarsi nell'anatomia di ognuno. Radici contorte, sentieri interrotti, dirupi che attendono in silenzio. Ognuno porta dentro la propria selva blues. E qualche ramo che non sa dove buttare.
In mezzo a questa boscaglia, svetta, come fosse un altare laico, il Pino Loricato. Abbarbicato alla roccia nuda, lassù dove l'aria taglia. Sfida il gelo. E l'arsura implacabile. E l'inesorabile implosione del mondo. Indossa la sua corteccia a scaglie grigio-argentee. Una lorica. L'armatura esatta dei legionari di un tempo che insegna a noi, così pronti a sgretolarci al primo accenno di vento, l'alfabeto. Restare fermi. Saldi. Imparare, e non è semplice, non è fatto semplice, la scienza esatta di sopravvivere ai traumi. Fabbricare una corazza con quello che si trova. E crescere ancora. Piegati, forse. Ma ostinatamente intatti. Prima di essere lorica, si è stati seme. E il seme non sa ancora di dover resistere a tutto questo. Eppure resiste.
Ma, per crescere davvero, l'ostinazione botanica non basta. Serve la brutalità del piccone. Papaleo spoglia la sacralità dai suoi mattoni tradizionali e la getta nel fango delle dinamiche umane mescolandola alla polvere e a una risata amara.
C'è un verbo, affilato come un bisturi e beffardo come un SI bemolle sospeso a fil di fiato nella tromba di Chet Baker, che riassume l'intero paradosso della nostra esistenza: scrostare. L'essere umano è un cantiere. Un edificio impalcato. Una chiesa chiusa per un perenne e doloroso restauro. Impalcature che non sorreggono navate di marmo. E psiche che vacillano. Celati sotto un intonaco di finzione, terrorizzati dal giudizio, nascondiamo fondamenta franate sotto il peso di vecchi errori. E macerie. E cedimenti strutturali.
La vera spiritualità, oggi, se ancora ci fidiamo della parola, è l'allestimento di un laborioso cantiere a cielo aperto. Sgomberare le rovine per concedersi il lusso di ricostruirsi. Avere l'insolenza di grattare via la vernice marcia. Far riemergere l'argento vivo sepolto sotto anni di intonaco steso per paura. Perché prima di poter anche solo balbettare di un vago "bene comune", bisogna far i conti col "dolore comune". Sedersi a tavola con le ferite altrui, offrirgli da mangiare. Per guarire, con estrema e dolente ironia, le proprie.
Si torna lì. All'attesa. Giovedì 12 marzo. In attesa di un referto concesso al prezzo di un biglietto. Per farsi incantare dal ritmo jazz di un racconto ironico di redenzione laica. E imparare a starci, nella realtà. Aspettando il momento esatto in cui, ritrovandosi al buio, cullati dalle parole senza intonaco della canzone di Livia Ferri, inizieremo a sentire il rumore sordo dei calcinacci e capiremo che è arrivato il momento di iniziare, finalmente, a scrostarsi. Sorridendo al tempo di una walking bass.
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IL BENE COMUNE
Anno 2026
Durata: 103'
Regia di ROCCO PAPALEO
Soggetto e sceneggiatura VALTER LUPO, ROCCO PAPALEO
Cast CLAUDIA PANDOLFI, ROCCO PAPALEO, TERESA SAPONANGELO, VANESSA SCALERA
ANDREA FUORTO, LIVIA FERRI, ROSANNA SPARAPANO
Montaggio MIRKO PLATANIA
Fotografia DIEGO INDRACCOLO
Scenografia SONIA PENG
Costumi SARA FANELLI
Musiche originali MICHELE BRAGA
Prodotto da ROBERTO SESSA per Picomedia, CARLO PONTESILLI, ROCCO PAPALEO, LUDOVICO CANTISANI per Less Is More Produzioni, da MASSIMILIANO ORFEI, LUISA BORELLA, DAVIDE NOVELLI per PiperFilm
Produzione PICOMEDIA, LESS IS MORE PRODUZIONI e PIPERFILM in collaborazione con NETFLIX
Distribuzione italiana Piper Film
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