Gomitoli in platea. Il cinema si fa con le mani

Cinema e uncinetto arriva a Roma al San Timoteo. Ferri, lana e film: la rivoluzione tattile contro la solitudine digitale.

Luci soffuse, ferri che scorrono tra le dita, uno schermo che racconta storie. Il fenomeno «cinema e uncinetto» arriva a Roma, e ancora una donna ha acceso la prima luce.

[di Massimo Righetti]

Cinema & Uncinetto con Lalla al San Timoteo

Immaginate una sala cinematografica con le luci non spente del tutto, giusto un po' soffuse. Niente crepitio distratto dei popcorn o boati del Dolby Sorround.

Voci basse, qualche risata e un ticchettio continuo, Sordo. Ritmico. Minuscolo.

Un filo di lana che scivola sull'uncino. Un sussurro metallico. Il rumore esatto della pazienza che sfida il buio.

Benvenuti nella sala cinematografica del 2026. Un posto dove andare non solo per guardare, ma per fare. Per stare insieme. Per ricordare, forse, che le mani hanno bisogno di muoversi quanto la mente.

La grande solitudine e il rimedio della nonna

Tutto comincia in Olanda, con un nome bellissimo: Breibios. Dal verbo olandese breien, lavorare a maglia, e bioscoop, cinema. Un concetto semplice e rivoluzionario: puoi portare i tuoi ferri in sala, le luci rimangono parzialmente accese, e il film scorre mentre le tue mani creano qualcosa.

L'idea si propaga come un filo che si srotola. In Francia diventa Tricot-ciné, in Germania Knit & Preview, nel Regno Unito Stitch and Screen. A Vienna, quasi duecento persone si ritrovano in sala con uncinetti e gomitoli per guardare Il Diavolo Veste Prada. Le agenzie di stampa internazionali cercano una definizione per questo fenomeno, e trovano quella perfetta: “remède de grand-mère contre la solitude numérique”, il meraviglioso rimedio della nonna contro la solitudine digitale.

E così il cinema diventa un grembo. Un rifugio comunitario. Dove puoi essere solo, perduto nella concentrazione di un film, eppure meravigliosamente insieme agli altri. Intrecciati. Legati. Liberi dalla dittatura del telefono. Riprendendo il controllo della propria presenza attraverso il movimento ripetitivo, ostinato, delle mani. È la riappropriazione degli spazi e il potere di riportarci nel corpo, nella stanza, tra le persone. 

L'Italia si scalda: dall'Uncinemetto di Bologna ai party bergamaschi

L'Italia entra nel fenomeno con la grazia di chi ha sempre saputo fare le cose a mano. Bologna, capitale della cinefilia italiana, inaugura la rassegna Uncinemetto, crasi poetica tra uncinetto e cinema, inserendola tra le matinée domenicali del Circuito Cinema Bologna, insieme ai film per bambini e all'animazione giapponese. Il messaggio è chiaro: il lavoro a maglia è cultura, non hobby.

In Lombardia il fenomeno si moltiplica. A Brescia il Cinema Moretto lancia “L'uncinetto si fa... al cinema”. Nella bergamasca, a Gorlago, la Biblioteca Civica organizza un Uncinetto Party gratuito aperto a tutti, anche ai principianti assoluti. A Barzana, nell'Auditorium locale, genitori e nonni sferruzzano guardando Kung Fu Panda 4 mentre i bambini si divertono in prima fila. La sala cinematografica si trasforma in qualcosa che assomiglia moltissimo a una famiglia allargata.

Roma accende le luci: il Cinema San Timoteo e Laura Fruguglietti

Cinema & Uncinetto con Lalla al Cinema San Timoteo
E poi arriva Roma. O meglio, arriva a Casal Palocco, dove il Cinema Teatro San Timoteo, struttura storica del quartiere, presidio culturale e comunitario, ha aperto le sue porte a qualcosa di nuovo che in realtà è antico quanto cucire insieme.

A rendere possibile tutto questo è Laura Fruguglietti, organizzatrice dell'evento Cinema & Uncinetto con Lalla al San Timoteo. Un progetto che nasce dall'incontro tra la programmazione cinematografica d'essai della sala e il gruppo Uncinetto, quello spazio informale descritto come «un posto per chi vuole trascorrere del tempo insieme dilettandosi con ferri e matassine di filo colorato».

Il cinema, il Biblio.Cafè domenicale, l'associazionismo parrocchiale: al San Timoteo tutto converge verso la stessa idea di comunità. E Cinema & Uncinetto con Lalla ne è, oggi, l'espressione più luminosa nel senso più letterale: le luci in sala rimangono accese, almeno un po'. Perché si possa vedere il film. E le mani di chi lavora accanto a te.

Ma cosa si prova davvero a essere la persona che ha acceso quelle luci al San Timoteo? Lo abbiamo chiesto direttamente a Laura.

INTERVISTA A LAURA FRUGUGLIETTI, Organizzatrice di Cinema & Uncinetto Con Lalla al· Cinema Teatro San Timoteo, Roma

Come nasce l'idea di Cinema & Uncinetto al San Timoteo? C'è stato un momento preciso in cui hai pensato “si può fare”?

“Ho cercato di unire due fili della mia vita: la passione per l'uncinetto, nata quando ero bambina, e il mio lavoro nella distribuzione cinematografica. E dove tessere questa trama, se non nel mio cinema del cuore? Appena ho scoperto che questa magia stava prendendo forma in altre sale italiane, ne ho parlato con Paolo Ferro, l'anima del San Timoteo da tempo immemore. Ha accolto l'idea con un entusiasmo immediato, assoluto.”

Il pubblico della prima edizione ti ha sorpreso? Per composizione, età, numero di partecipanti?

“Ci ha sorpreso la vertigine dell'età, quella convivenza di generazioni diverse. Avevamo in sala una ragazza di diciannove anni seduta accanto a un’altrettanta giovane donna di novanta. E poi quell'empatia sospesa nell'aria... sembrava di conoscersi da sempre, da prima ancora di entrare nel buio.”

Laura Fruguglietti
La grande sfida tecnica di questi eventi è la luce: la sala “a metà” funziona davvero? Come avete trovato l'equilibrio tra la godibilità del film e la visibilità per chi lavora?

“Il San Timoteo ha il dono di poter calibrare le luci. Insieme alle partecipanti abbiamo cercato l'ombra perfetta, quell'equilibrio esatto che non ferisce lo schermo ma accarezza le mani. Abbiamo lasciato che ognuna scegliesse il proprio posto seguendo la cadenza della luce, e il film non ne ha risentito affatto. Abbiamo lavorato in una quiete perfetta, comprese le mie amiche, che all'uncinetto erano del tutto digiune.”

Come avete gestito il “rumore” del lavoro a maglia, ferri, fili, voci sommesse, senza rompere la magia del cinema?

“C'è stato un brusio lieve, certo. Qualche mormorio. Ma era il suono dolce di chi si scambia un segreto, un consiglio su un punto sfuggito. Una colonna sonora impercettibile che non ha spezzato la magia.”

Il San Timoteo è un luogo molto legato alla sua comunità. Chi arriva agli eventi di Cinema & Uncinetto con Lalla: i soliti frequentatori, o nuovi volti attirati dalla novità?

“Sono arrivati volti nuovi, magnetizzati dalla novità. È stato il frutto di un passaparola silenzioso, il tam-tam dei social e delle vecchie locandine di quartiere. Un incrocio di vite, un vero lavoro di squadra.”

C'è spazio, in questo format, per chi non sa ancora tenere un uncinetto in mano? Come viene accolto chi è alle prime armi?

“La vera vittoria è iniziare, anche solo perdendosi nei punti base. Il nostro sogno segreto? Vedere presto in sala anche degli uomini pronti a sferruzzare. Il cinema accoglie tutti, e chi vuole spingersi oltre l'orlo del gomitolo troverà mani esperte pronte a guidarlo e a organizzare corsi.”

Guardando il panorama europeo, dai Breibios olandesi al Knit & Preview berlinese, fino ai cinema italiani, dove vedi questo fenomeno tra cinque anni in Italia?

“Speriamo che il sussurro degli uncinetti copra, un giorno, il freddo bagliore dei cellulari. Una rivoluzione silenziosa. Del resto, siamo umili!”

San Timoteo - Mondial
Una cosa che cambieresti della prima edizione. E una che rifaresti identica.

“Senza presunzione, o forse con quel tanto di presunzione che nasce dalla passione assoluta: è stato perfetto. L'entusiasmo, i sorrisi alla fine del buio, l'eco sui social. E poi la sorpresa dei gadgets donati da Lane Mondial, che ha creduto in noi alla cieca, rendendosi subito disponibile come sponsor. Rifarei ogni cosa, esattamente così. Stiamo già sognando il prossimo appuntamento nella sala grande, sperando in un pubblico sempre più ampio, vivo, diverso. Vi aspettiamo in sala. Muniti di uncinetto. O anche di ferri da calza.”

Dal Kijkhuis di Leiden alle domeniche mattina di Bologna, dall'Auditorium di Barzana alla poltrona del San Timoteo: il filo che attraversa tutto questo non è di lana. È il filo sottile e resistente della voglia di stare insieme, che nessuna piattaforma di streaming, per quanto potente, riuscirà mai a riprodurre in alta definizione. E se il futuro del cinema è una sala semibuia piena di gomitoli colorati, beh, sembra un futuro in cui vale la pena comprare il biglietto.

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