Trump rifiuta di scusarsi per il video AI sugli Obama e incolpa lo staff. JD Vance fischiato alle Olimpiadi di Milano. Il caos continua.
Il terzo atto della farsa: Trump nega le scuse, incolpa ancora lo staff e giura di aver visto "solo l'inizio" del video. Nel frattempo, a Milano, JD Vance scopre quanto l'Italia ami la sua amministrazione.
[di Alessandro Massimo]
Ci stiamo prendendo gusto, lo ammettiamo. È una sorta di perversa dipendenza da soap opera politica scadente, di quelle che guardi alle tre di notte chiedendoti dove stia andando a finire la civiltà occidentale. Eravamo rimasti allo "stagista fantasma", ma Donald Trump ha deciso di alzare la posta con la regola aurea: "ammettere nulla, negare tutto".
Dall'alto dei cieli, a bordo dell'Air Force One diretto a Mar-a-Lago, il Presidente ha tuonato ai giornalisti: "No, non ho commesso un errore". Niente scuse agli Obama, niente contrizione per quel video vile generato dall'IA. La sua difesa è un capolavoro di scaricabarile adolescenziale: "Guardo un sacco di cose, migliaia di cose. Ho guardato l'inizio, ed era carino. Così l'ho passato". Capite il livello? Il dito più potente d'America preme "condividi" senza arrivare alla fine del video. È il "re-Truth" compulsivo.
Secondo la sua versione, Trump si è goduto la parte in cui lui appare come un leone e Hillary Clinton come un facocero (sì, c'era anche lei, insieme al sindaco di New York in versione iena). Ma quella scena finale di due secondi, quella con gli Obama trasformati in scimmie che ballano nella giungla? "Non l'ho vista tutta. Immagino che alla fine ci fosse una specie di immagine che alla gente non piace. Non piacerebbe nemmeno a me". È la confessione di un uomo che guida la macchina mediatica bendato: "Non l'ho fatto io, è stato qualcun altro, è stato un re-Truth".
Mentre Tim Scott, il senatore repubblicano che sta pregando ogni divinità conosciuta che tutto questo sia falso, definisce il video "la cosa più razzista uscita da questa Casa Bianca" , la colpa ricade ancora e sempre sul misterioso "membro dello staff di basso livello". Una strategia vecchia di un decennio: prendersi i meriti, esternalizzare le colpe.
Ma la vera poesia di questa giornata grottesca arriva dal contrasto. Mentre Trump si contorce nelle sue non-scuse, gli Obama hanno scelto la strada del silenzio assordante. Hanno ignorato completamente il video spregevole. Barack e Michelle si sono limitati a elogiare gli atleti americani per l'apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali in Italia.
E parlando di Italia, c'è una nota a margine che chiude il cerchio del karma con una precisione chirurgica. Mentre il Team USA veniva acclamato alla cerimonia di apertura, il vice di Trump, JD Vance, se ne stava nella sezione VIP dello stadio di San Siro a Milano. Risultato? È stato sonoramente fischiato e contestato da una folla di 60.000 persone. A quanto pare, il pubblico di San Siro ha meno pazienza per le pagliacciate di quanta ne abbia l'elettorato di Truth Social. La realtà, a volte, colpisce più forte di qualsiasi meme.
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