$type=ticker$count=12$cols=4$cate=0

L'inferno in un timbro: la divina commedia di Ali Asgari e la rivoluzione di una risata

Recensione di Divine Comedy di Ali Asgari. All'Azzurro Scipioni un film su burocrazia e censura a Teheran. Ridere per resistere.

Valutazione: ★★★★☆ (4,0 su 5)

Al cinema il film Divine Comedy di Ali Asgari che trasforma la burocrazia di Teheran in un girone dantesco. Dove ridere è l'unico modo per non morire.

[di Massimo Righetti]

Divine Comedy

Un rumore. Secco. Definitivo.

Il tonfo di un timbro su un foglio di carta.

È il suono burocratico del "No". Il suono di una ghigliottina che cade, ma senza sangue.

Tutto inizia lì, o forse tutto finisce lì. In un ufficio che ha il colore della polvere e l'odore stantio delle attese infinite. C'è un uomo, Bahram. Un regista. E c'è un funzionario senza volto che elenca divieti come fossero la lista della spesa. Il tuo film non va bene. Perché? Perché parli turco. Perché c'è un cane. Perché la tua produttrice ha i capelli blu.

Benvenuti nell'Inferno. Non quello di fiamme e diavoli con il forcone. Quello peggiore. Quello fatto di carta bollata, di mezzemaniche annoiate, di regole che cambiano forma come fumo. L'Inferno della banalità.

Divine Comedy
Al cinema grazie a Teodora Film dal 15 gennaio, e da oggi nel tempio della resistenza romana che è l'Azzurro Scipioni di Roma, Divine Comedy (Komedie Elahi) di Ali Asgari. E mai titolo fu più ironicamente, ferocemente, appropriato.

Perché se Dante scendeva nei gironi per cercare Dio, Asgari ci porta nei gironi di Teheran per cercare un permesso. Un visto censura. Un timbro che attesti che esisti, che la tua arte ha il diritto di respirare.

La trama è un filo sottile, teso sopra l'abisso. Bahram (interpretato da Bahram Ark, che nella vita reale è un regista, un cortocircuito di realtà e finzione che fa girare la testa) e la sua produttrice Sadaf (Sadaf Asgari, meravigliosa furia dai capelli turchini su una Vespa rosa) attraversano la città in una giornata folle. Un'odissea urbana di 24 ore. Cercano qualcuno, chiunque, che abbia il coraggio di proiettare il loro film.

Ti aspetteresti il dramma, il pianto, la denuncia urlata con il pugno chiuso. Invece Asgari sceglie l'arma più pericolosa di tutte.

La risata.

C'è qualcosa di Woody Allen in questo sguardo: la nevrosi metropolitana, l'incapacità grottesca del potere, il giro a vuoto degli intellettuali. Ma se Allen ride delle proprie ossessioni, Asgari ride di un sistema che può ucciderti. Non è umorismo. È legittima difesa.

Ridiamo. Ridiamo di un sistema che vieta i cani in casa perché "impuri" ma tollera droni che consegnano cocaina in diretta a un attore megalomane.

Ridiamo di un sedicente profeta che ruba ciambelle. Ridiamo dell'assurdo. È una risata che gratta la gola, amara, necessaria. Come se Beckett avesse riscritto il Corano.

La burocrazia diventa un teatro dell'assurdo dove l'unica risposta razionale a un sistema irrazionale è l'ironia. La risata come arma di resistenza. Come gesto politico. Come sopravvivenza. Non si ride perché è divertente. Si ride per smontare il potere, per spogliarlo della sua aura sacra e rivelarlo per quello che è: un re nudo, ridicolo nella sua ossessione di controllo.

Ali Asgari
Asgari usa la macchina da presa con staticità rigorosa, quasi geometrica, per inchiodare i personaggi al loro destino, contrapposta al caos fluido e anarchico della vita che scorre fuori.

Come Panahi, come Kiarostami. Asgari non si limita a rappresentare la realtà: la convoca. Usa attori banditi che interpretano sé stessi, registi censurati che mettono in scena la propria censura. Bahram Ark interpreta un regista intransigente. Suo fratello Bahman interpreta un regista commerciale che fa film intitolati Women Are Amazing. La realtà irrompe nella finzione e la sgretola. Non c'è più confine. Il film non racconta la dissidenza. È la dissidenza.

Ma attenzione. Non fatevi ingannare dalla commedia. Sotto la pelle della satira, scorre un fiume di dolore antico. Se la burocrazia è l'Inferno e la vita quotidiana un Purgatorio di compromessi, non c'è Paradiso ad attendere Bahram e Sadaf.

Il film è un atto di resistenza, ostinata, fisica. Ci dice che possono censurare le parole, bruciare le pellicole, vietare i corpi. Ma c'è qualcosa che non sanno fermare: lo sguardo di chi ha deciso di guardare.

Asgari non ha filmato una storia. Ha filmato un miracolo laico: la capacità dell'uomo di danzare sulle proprie catene. Da vedere. Per imparare i passi.

--

DIVINE COMEDY (Komedi-e elāhi)

Paese di produzione Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia

Anno 2025

Durata 98 min

Genere commedia

Regia Ali Asgari

Sceneggiatura Alireza Khatami, Bahman e Bahram Ark, Ali Asgari 

Cast: Bahram Ark, Sadaf Asgari, Bahman Ark,Hossein Soleimani

Fotografia Amin Jafari

Montaggio Ehsan Veseghi

Musiche Hossein Mirzagholi

Scenografia Melika Gholami

Costumi Melika Rostami, Melika Gholami

Produzione Seven Springs Pictures, Taat Films, Kadraj, Zoe Films, Salt for Sugar Films, Studio Zentral

Distribuzione Italia Teodora Film

---

LuciSullaScenaMagazine è anche su Whatsapp

È sufficiente cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornati.

COMMENTS

Loaded All Posts Not found any posts VIEW ALL Readmore Reply Cancel reply Delete By Home PAGES POSTS View All RECOMMENDED FOR YOU LABEL ARCHIVE SEARCH ALL POSTS Not found any post match with your request Back Home Sunday Monday Tuesday Wednesday Thursday Friday Saturday Sun Mon Tue Wed Thu Fri Sat January February March April May June July August September October November December Jan Feb Mar Apr May Jun Jul Aug Sep Oct Nov Dec just now 1 minute ago $$1$$ minutes ago 1 hour ago $$1$$ hours ago Yesterday $$1$$ days ago $$1$$ weeks ago more than 5 weeks ago Followers Follow THIS PREMIUM CONTENT IS LOCKED STEP 1: Share to a social network STEP 2: Click the link on your social network Copy All Code Select All Code All codes were copied to your clipboard Can not copy the codes / texts, please press [CTRL]+[C] (or CMD+C with Mac) to copy Table of Content