RTI e Medusa citano Perplexity AI: è la prima causa in Italia per violazione copyright da parte dell'IA. A rischio il futuro dei contenuti creativi.
Il gruppo MFE trascina Perplexity AI in tribunale. Non è un film, ma il primo storico contenzioso italiano sul copyright nell'era generativa.
[di Alessandro Massimo]
Il 3 dicembre 2025 resterà una data impressa nella storia giuridica e culturale del nostro Paese, segnando il momento esatto in cui l'industria dell'intrattenimento tricolore ha deciso di riscrivere il copione del proprio rapporto con l'intelligenza artificiale. Reti Televisive Italiane (RTI) e Medusa Film, giganti del gruppo MFE-MediaForEurope, hanno depositato presso il Tribunale Civile di Roma un atto di citazione contro la società statunitense Perplexity AI Inc.. Siamo di fronte a un evento senza precedenti: si tratta della prima causa civile in Italia, e di una delle più rilevanti a livello europeo, intentata per l'uso non autorizzato di opere protette nell'addestramento di un modello di Intelligenza Artificiale.
Al centro della scena troviamo Sonar, il modello linguistico proprietario di Perplexity. Secondo l'accusa, questo sofisticato sistema avrebbe "ingerito" massivamente il patrimonio audiovisivo del Biscione. Non parliamo di semplici dati grezzi, ma di opere dell'ingegno che definiscono l'immaginario collettivo italiano: dai campioni d'incasso cinematografici come Tolo Tolo di Checco Zalone, ai programmi televisivi cult come Striscia la Notizia e Le Iene. La tesi dei ricorrenti dipinge un quadro di violazioni sistematiche e gravi dei diritti di proprietà intellettuale, in totale spregio dei principi fondamentali delle leggi europee e nazionali, inclusi gli articoli 1 e 2 della Legge sul Diritto d'Autore.
La narrazione legale si fa avvincente quando si analizza il modus operandi contestato. Perplexity opera come un "Answer Engine", fornendo risposte elaborate che spesso rendono superflua la consultazione della fonte originale. RTI e Medusa sostengono che il modello abbia interiorizzato strutture narrative e dialoghi, restituendoli agli utenti senza licenza. Le perizie tecniche allegate all'atto evidenziano come la piattaforma abbia ignorato i protocolli di esclusione, come il file robots.txt e i disclaimer inseriti nei titoli di coda dei programmi, aggirando di fatto l'esercizio del diritto di "Opt-out" previsto dall'articolo 70-quater della legge sul diritto d'autore.
La posta in gioco economica appare altissima. I ricorrenti denunciano una forma di concorrenza parassitaria: l'IA sfrutta gli investimenti creativi altrui per alimentare un proprio servizio commerciale, spesso a pagamento, sottraendo valore e pubblico alle piattaforme originali. La richiesta al Tribunale di Roma è perentoria: accertamento dell'illiceità, inibitoria immediata per fermare l'uso dei contenuti, risarcimento danni calcolato sul "prezzo del consenso" e restituzione degli utili indebitamente realizzati.
Questo contenzioso rappresenta un banco di prova cruciale per l'intera industria creativa europea. Mentre negli Stati Uniti si dibatte sul Fair Use, l'Italia si pone all'avanguardia nell'affermare che l'addestramento dell'IA richiede un biglietto d'ingresso. Il sipario si è appena alzato su questa battaglia legale, e il finale è tutto da scrivere.
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