Vincitori Trieste Film Festival 2026: Fantasy di Kukla miglior film. Premiati Welded Together e Ildikó Enyedi. Analisi completa della 37ª edizione.
La 37ª edizione del Trieste Film Festival chiude i battenti premiando l'esordio della slovena Kukla. Un'edizione segnata da 150 ospiti e una riflessione profonda sulle identità in transizione.
[di Redazione]
C'è un confine sottile, quasi invisibile, che separa la realtà dalla sua rappresentazione onirica, ed è proprio su questo crinale che si è mossa la 37ª edizione del Trieste Film Festival. Concludendosi in un Politeama Rossetti gremito, la manifestazione si conferma non solo come il principale osservatorio italiano sul cinema dell'Europa centro-orientale, ma come un laboratorio culturale capace di intercettare le vibrazioni più intime di una società in mutamento.
Il verdetto della giuria internazionale non lascia spazio a dubbi: il Premio Trieste al miglior lungometraggio è andato a Fantasy, l'opera prima della regista slovena Kukla. Girato in parte proprio tra le architetture brutaliste del quartiere triestino di Rozzol Melara, il film è un viaggio viscerale di tre ragazze ribelli che esplorano le complessità del genere e del desiderio. Le motivazioni della giuria, composta da Rebecca De Pas, Reta Guetg e Mariëtte Rissenbeek, ne sottolineano la capacità di intrecciare realtà e fantasia con leggerezza e vivacità, offrendo uno sguardo empatico sulle sfide dell'essere una giovane donna in un contesto profondamente tradizionale.
L'edizione 2026 si è distinta per una partecipazione straordinaria, come ricordano con orgoglio Monica Goti e Nicoletta Romeo, anime del festival: "Si conclude oggi un'altra edizione speciale, dove abbiamo incontrato più di 150 ospiti da 36 Paesi". I numeri, oltre 700 professionisti accreditati per When East Meets West e sale costantemente piene, testimoniano la fame di un cinema che non si accontenta di intrattenere, ma vuole interrogare.
Tra i cortometraggi, il Premio TSFF Corti ha incoronato The Spectacle di Bálint Kenyeres, un "miracolo silenzioso" ambientato in una comunità Rom isolata, che riflette sulla visibilità e sulla fede nell'immagine in un'epoca dominata dalla tecnologia. E non sono mancati riconoscimenti trasversali di grande peso politico e sociale, come il Premio CEI a Electing Ms Santa della moldava Raisa Răzmeriță, un'indagine sull'empowerment femminile, o il Premio Direzione Donna a White Lies di Alba Zari, lodato per aver saputo raccontare legami tra donne dolorosi ma attraversati da tenerezza.
Un plauso particolare va all'Eastern Star Award 2026 assegnato a Ildikó Enyedi, celebrata come una delle voci più originali del cinema contemporaneo ungherese, e al coraggioso Cinema Warrior Award, andato a U Cinemittu, la sala più piccola d'Italia, simbolo di una resistenza culturale ostinata e necessaria.
In un panorama festivaliero spesso omologato, Trieste continua a guardare a Est per spiegarci chi siamo, dimostrando che il cinema, quando è onesto, sa ancora essere un ponte formidabile tra culture e generazioni.
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