Sinners: 16 nomination. Ma la vera vittoria di Ryan Coogler è il copyright. Ecco come la Pantera Nera ha battuto Hollywood.
Sedici nomination per "Sinners". Ma il vero capolavoro non è sullo schermo: è aver costretto Hollywood a restituire le chiavi di casa.
[di Massimo Righetti]
È tutta una questione di firma, alla fine. O meglio, di inchiostro che si asciuga su cifre che la maggior parte degli esseri umani non vedrà mai, nemmeno se vivesse tre vite. I soldi, a Hollywood, non sono valuta: sono un linguaggio. Si parlano tra loro, in stanze asettiche con l'aria condizionata troppo alta, mentre fuori il mondo crede ingenuamente che si stia parlando di arte, di visioni, di sogni. Ryan Coogler lo sa. Ha imparato la grammatica di quel silenzio dorato e l'ha usata per scrivere la frase che nessuno, in quelle stanze, osava pronunciare da decenni.
Sedici nomination per Sinners. Un'orgia di statuette potenziali che farebbe arrossire i fantasmi di Titanic e Eva contro Eva. Tutti applaudono il genio, il ragazzo prodigio di Oakland, il regista che ha avuto l'audacia di portare l'orrore nel sud segregazionista delle leggi Jim Crow. Che meraviglia. Che impegno civile. L'Academy si prepara già a piangere quelle sue lacrime di commozione estetica, quelle che stanno benissimo con lo smoking. Ma mentre i riflettori cercano il luccichio delle paillettes, la vera storia, quella brutale, è accaduta altrove.
È accaduta quando Coogler ha guardato la Warner Bros negli occhi e non ha chiesto solo un budget. Ha chiesto il tempo. Ha preteso una clausola di recesso dei diritti. Significa che tra venticinque anni, il copyright del film tornerà a casa. A lui. Non alla banca, non alla major, non a un fondo d'investimento senza volto. A lui.
Eccola, la Pantera Nera che fa paura davvero. Non il supereroe in tutina che stampa miliardi per la Disney, ma l'uomo d'affari che ha capito il trucco. Hollywood adora la diversità, la venera quasi, finché rimane un poster da appendere in cameretta. La ama quando è docile, quando ringrazia dal palco con la voce rotta, quando si lascia appuntare una medaglia al valore sul petto. Ma quando la diversità presenta il conto e pretende la proprietà intellettuale? Lì l'amore diventa improvvisamente un calcolo renale. Lì il sorriso di porcellana si incrina. Perché l'inclusione è una favola bellissima finché i padroni di casa restano gli stessi.
Coogler ha compiuto un gesto di un'eleganza feroce. In un sistema che ha costruito imperi espropriando le storie degli altri, specialmente se quegli altri avevano la pelle un po' troppo scura per sedere nei consigli di amministrazione, lui ha invertito il flusso della corrente. Ha usato un film su creature che succhiano il sangue per insegnare a un'industria intera a non succhiare più il suo. Ha preso i loro soldi, la loro macchina distributiva, la loro potenza di fuoco, e li ha usati per finanziare la propria indipendenza futura.
È un paradosso delizioso. Mentre noi saremo lì a contare quante volte Michael B. Jordan ringrazierà la mamma in diretta mondiale, un timer invisibile avrà già iniziato il conto alla rovescia nelle casseforti della Warner. Tic, tac. Venticinque anni passano in fretta. E alla fine, quando la polvere si poserà e i dirigenti che hanno firmato quel contratto saranno a giocare a golf in Florida, Sinners svanirà dai loro registri per tornare nelle mani del suo creatore.
Hanno creduto di finanziare un film. Non hanno capito che stavano finanziando un precedente.
Scacco matto.
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