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Matthew McConaughey blinda il suo "Alright" contro gli avvoltoi digitali

Matthew McConaughey ottiene 8 marchi USPTO per proteggere voce e immagine dall'IA. Una mossa legale contro deepfake e abusi digitali a Hollywood.

McConaughey erige un muro legale attorno alla sua voce e alla sua immagine mentre l'industria del cinema combatte le allucinazioni sintetiche dell'Intelligenza Artificiale.

[di Alessandro Massimo]

La vita è un sogno (Dazed and Confused)

Sulle colline di Hollywood si respira un'aria pesante, carica di una tensione che fa vibrare i nervi. Le vecchie paure legate ai botteghini o ai capricci dei produttori sembrano ricordi sbiaditi di un'epoca innocente; oggi il terrore corre lungo i cavi in fibra ottica delle server farm. In questo scenario da frontiera selvaggia, dove l'identità umana rischia di diventare un semplice dataset, Matthew McConaughey ha deciso di piantare i suoi stivali texani nel terreno. L'attore cinquantaseienne ha ottenuto l'approvazione per otto marchi depositati presso l'Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti (USPTO), una mossa preventiva per impedire a chiunque di simulare la sua voce o le sue sembianze senza permesso.

Stiamo parlando di una vera e propria barricata legale eretta con metodo. Tra questi marchi spicca la protezione per quella sua frase iconica, un mantra strascicato diventato leggenda: "Alright, alright, alright", nato dal personaggio di David Wooderson nel cult La vita è un sogno (Dazed and Confused). Secondo i documenti visionati, McConaughey ha depositato la richiesta nel dicembre 2023 e l'approvazione è arrivata due anni dopo, sancendo ufficialmente il possesso della sua essenza verbale.

La questione supera la semplice vanità hollywoodiana; qui si combatte per il consenso nell'era della replicazione infinita. In una mail spedita al Wall Street Journal, McConaughey ha chiarito la sua posizione con estrema lucidità: "Io e il mio team vogliamo sapere che, quando la mia voce o le mie sembianze vengono utilizzate, è perché io ho approvato e firmato. Vogliamo creare un perimetro chiaro attorno alla proprietà, con il consenso e l'attribuzione come norma in un mondo AI".

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Jonathan Pollack, uno degli avvocati dell'attore, ha offerto una visione tattica di questa manovra difensiva. Egli sostiene che, mentre il mondo annaspa cercando di capire come gestire l'abuso dell'IA, loro possiedono ora uno strumento per fermare qualcuno all'istante o trascinarlo in tribunale federale. Sebbene i legali di McConaughey abbiano notato di non essere a conoscenza di manipolazioni attuali della sua immagine, la prudenza diventa un obbligo in un paesaggio mediatico dove altri artisti sono già stati cannibalizzati dai deepfake.

Il pericolo è tangibile e ha il sapore amaro della truffa. Basti pensare al caso straziante avvenuto lo scorso agosto, quando una donna di 66 anni ha dichiarato che dei truffatori hanno utilizzato video falsi generati dall'IA della star di General Hospital, Steve Burton, per sottrarle oltre 80.000 dollari in carte regalo, contanti e bitcoin. È un far west deregolamentato dove la tecnologia in continua evoluzione sta trasformando il panorama dei media, alimentando una crescente apprensione tra attori e creativi.

L'industria è in fermento totale. L'IA è stata un punto cruciale di contesa durante lo sciopero SAG-AFTRA del 2023, focalizzato proprio sull'uso di questa tecnologia per generare e perpetuare le sembianze degli attori , una battaglia continuata l'anno successivo dai membri del sindacato che lavorano nei videogiochi. E mentre i sindacati lottano, emergono aberrazioni come "Tilly Norwood", un'attrice IA che a settembre ha cercato rappresentanza presso le agenzie di Hollywood. La SAG-AFTRA ha condannato fermamente l'uso di questo esecutore sintetico, definendolo un personaggio generato da un programma informatico addestrato sul lavoro di innumerevoli professionisti senza permesso. Il sindacato ha sottolineato come tali entità manchino di esperienza di vita ed emozione, creando il problema reale di usare performance rubate per mettere fuori gioco gli attori umani e svalutare l'arte stessa. In questo delirio sintetico, la mossa di McConaughey risuona come un colpo di fucile nel deserto: un avvertimento chiaro che l'umanità intende difendere il proprio territorio.

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